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Non si vuole perdere più tempo a Salerno. Forse Lotito, non vuole avere più brutte sorprese …da se stesso. Ieri erano voci, ed oggi arriva anche l’ufficialità. “L’U.S. Salernitana 1919 comunica di aver raggiunto l’accordo con il Sig. Giuseppe Sannino e di avergli affidato la guida tecnica della prima squadra. L’allenatore sarà presentato in conferenza stampa il prossimo Giovedì 14 luglio. La Società ringrazia altresì il Sig. Leonardo Menichini per la professionalità profusa e augura al tecnico le migliori fortune professionali“. Con questa nota apparsa sul sito ufficiale, la Salernitana annuncia il suo nuovo allenatore: è Giuseppe Sannino. Contratto annuale con diversi bonus e opzione di rinnovo: cifre in ballo non irrisorie, con un ingaggio che si aggirerebbe intorno ai 200mila euro. Il tecnico classe 1957 è dunque il prescelto dalla rosa dei candidati dopo i proficui incontri di ieri: hanno messo d’accordo tutti la sua esperienza, la voglia di riscatto dopo l’esonero di Carpi e la conoscenza pregressa di alcuni elementi già contrattualizzati con la Salernitana come Terracciano, Odjer, Rossi, Moro e Troianiello, già allenati in passato come pure Bernardini. Idem per Rosina e Munari, obiettivi di mercato dichiarato del club granata. Nativo di Ottaviano ma trasferitosi fin da piccolo al nord Italia, Sannino è fautore del 4-4-2 ma ha spesso mostrato elasticità dal punto di vista tattico: facile immaginare, in ogni caso, che si ripartirà dall’imprescindibile coppia offensiva Coda-Donnarumma, magari con un trequartista alle spalle.Per il dopo Inzaghi, la Salernitana s’affida quindi all’esperienza ed al temperamento di Sannino, giunto sui palcoscenici calcistici che contano in età matura, quando aveva già superato la soglia dei cinquant’anni. In precedenza, tanta gavetta e sudore sui campi ‘nordici’ della terza e quarta serie, passando anche per qualche cimento nei tornei di calcio giovanili.Percorso che lo ha visto vincente a Lecco e alla guida della Pergocrema, con due promozioni dalla ‘C2′ alla ‘C1′. Ma anche protagonista di diversi esoneri (Biellese, Meda, Varese e Cosenza). I due campionati vinti in Lombardia, però, hanno rappresentato per lui un vero e proprio carburante per lanciarsi alla ricerca di nuovi successi professionali. Puntualmente raccolti nel suo triennio varesino. Quando portò la squadra biancorossa, partita dalla Serie C2 , alle soglie della massima serie. Due campionati vinti ed un quarto posto in cadetteria. Risultati che gli valsero la chiamata in serie A da parte del Siena, affascinata dalle sue squadre tenaci ed a tratti quasi furenti dal punto di vista agonistico. Anche in Toscana, nonostante l’esordio in massima serie dopo tanta gavetta, il pelato tecnico partenopeo fece bene, raggiungendo la salvezza e regalando addirittura la semifinale di Coppa Italia alla tifoseria bianconera. Gli ultimi squilli di una carriera che, successivamente, avrebbe collezionato più amarezze che gioie. Tutt’altro che positive, infatti, le stagioni trascorse sulle panchine di Palermo, Chievo Verona, Catania, Watford (Championship, la B inglese) e Carpi. Una somma di risultati negativi che, si spera, consegnerà alla Salernitana un allenatore motivato al punto giusto, voglioso di far parlare ancora di sè nel calcio che conta. Dal punto di vista meramente tattico, i risultati conseguiti in carriera da Sannino sono da ascrivere soprattutto al ‘4-4-2′. Un sistema di gioco calibrato sulla ricerca della compattezza tra i reparti, sul pressing collettivo e coordinato e la tempestività nello scalare le marcature. In questo senso, pertanto, considerando le probabili conferme di Coda e Donnarumma, ai quali si aggiungono gli esterni bassi acquisiti nei giorni scorsi (Laverone e Vitale), la Salernitana mostra di avere le idee sufficientemente chiare. Bisognerà vedere cosa ne pensa l’oste Sannino, il quale, nel frattempo, ha versato di tutto e di più nella sua ampolla calcistica. Accantonando l’integralismo della prima parte della sua carriera, per far posto ad una versatilità tattica piuttosto marcata (4-1-4-1;4-3-3; 5-4-1; 5-3-2; 3-4-1-2; 4-3-1-2). L’abbandono della strada vecchia (4-4-2), per incamminarsi lungo la nuova, non ha prodotto risultati incoraggianti. Anzi. Ed allora, a ben vedere, Salerno potrebbe rappresentare la piazza giusta per riproporre il calcio aggressivo che ha consegnato Sannino alla ribalta pallonara. Sarà così?

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