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Servizio di Mariano Messinese FBW Founder @Riproduzione Riservata
E’ tempo di bilanci ad Avellino. L’ ultima giornata è scivolata via con l’ennesima sconfitta interna, in barba alla storica Legge del Partenio, e con il saluto a Tesser, già da tempo con la valigia in mano. Proprio la manifestazione d’affetto dei tifosi irpini al loro (ex)mister è davvero l’unica cosa da ricordare della serata di ieri. Il resto, a partire dal risultato, non passerà certo alla storia.
ANONIMATO- Ma tra qualche anno cosa resterà di questa stagione? Probabilmente solo il retrogusto dell’anonimato. Ancora oggi è un mistero il valore di questa squadra: troppo brutta per essere vera all’inizio e alla fine, troppo bella per durare nel mese di dicembre. E’ la somma che fa il totale e forse la media tra i due momenti opposti della stagione suggerisce quattordicesimo posto. Si sa, la matematica non è un’ opinione. Due più due deve per forza fare quattro. Eppure da sola non basta. Non si può spiegare tutto con la legge dei numeri. Ci sono delle questioni che sfuggono alla regola. Una su tutte: perchè l’Avellino è crollato a metà gennaio?
IL DUBBIO- Già, è questo il grande interrogativo. Troppo semplice addebitare il calo alla cessione di Trotta. Anche perchè l’Avellino ha scoperto Mokulu nelle vesti di cannoniere. I nodi al pettine sono arrivati invece nella campagna acquisti di gennaio: nessuno degli acquisti ha convinto. Paghera dopo un discreto inizio è evaporato, male Pucino, impalpabile Joao Silva, scarso il contributo di Pisano. Completano il quadro il rendimento insufficiente di un senatore come Arini, quelli altalenanti di Bastien e Insigne Jr e Castaldo a mezzo servizio e i tanti infortuni.
GIUDIZIO- Sulla carta le potenzialità c’erano, non da promozione, ma comunque sul campo la squadra ha reso meno del previsto. Tutti hanno la propria parte di responsabilità: società, giocatori e allenatore. Non è una bocciatura. E’ un 6 rosso. Da ex studente di Liceo Classico era un debito formativo da recuperare a settembre. Con la consapevolezza degli errori commessi. La maturità passa anche da questa ammissione e dal sempreverde adagio popolare:sbagliando si impara.
Mariano Messinese
Twitter:@MarianoWeltgeis

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