16 Maggio 2026
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Salernitana: nessun alibi, ma gli arbitri sono veri protagonisti

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Servizio di Raffaele Cioffi @riproduzione riservata


Torti per tutti, la classe arbitrale (forse) non andrà in Paradiso. Rischiano l’inferno, quello della Lega Pro, anche una serie di squadre che attualmente o comunque nel corso della stagione, hanno avuto di che lamentarsi nei confronti delle decisioni dei direttori di gara. A torto o a ragione. La Salernitana è tra queste. Duro l’affondo del direttore sportivo Fabiani nel post Cagliari, mentre qualche mese fa anche la proprietà non aveva lesinato tirate d’orecchie. Più soft Menichini nei commenti relativi alle giacchette nere, che pure hanno spesso e volentieri decimato, oltre che gli uomini in campo (19 espulsioni stagionali!) anche quelli in panchina, con i ripetuti allontanamenti del team manager Avallone e del suo vice, Bonatti. Anche il collaboratore tecnico Bianchi (in due occasioni) è stato vittima di espulsioni per proteste dalla panchina. Sarebbe tuttavia sbagliato e decisamente troppo semplicistico far ricadere la colpa dell’ennesima dèbacle stagionale – più in generale del deludente campionato condotto – all’ormai cantilenante ritornello relativo ai torti subiti, in una stagione in cui d’altronde la colpa è sempre ricaduta sull’alter e mai sull’ego. Contrassegnata, senz’altro, da errori netti che hanno talvolta inciso ai fini del risultato finale a scapito dei granata ma, tuttavia, caratterizzata da direzioni di gara che rientrano comunque nell’ambito di un livello medio arbitrale piuttosto disomogeneo e sul quale tutte le società della cadetteria – nessuna esclusa – ha di che lamentarsi. La storia si ripete in ogni campionato, in ogni categoria, in ogni città. Torti per tutti. Il Modena, per restare nell’ambito dell’ultima giornata di campionato, è imbufalito per la concessione del terzo gol del Pescara al Braglia per un chiaro tocco di mano di Lapadula: non sono mancate dichiarazioni al vetriolo da parte dei tesserati canarini. E ancora, come dimenticare il durissimo comunicato emesso dal Latina proprio all’indomani della sconfitta di Salerno (“Se qualcuno ha deciso che la Salernitana del patron Claudio Lotito deve salvarsi, allora ce lo dicesse chiaramente perché noi, a quel punto, saremmo pronti a ritirare la squadra”.), lo sfogo di Panucci – all’epoca allenatore del Livorno – a marzo dopo il match dei labronici col Crotone (“Non si può lavorare in questo modo, bisogna darsi una regolata. Sembrano attori di Hollywood”, diceva l’ex calciatore della Roma a proposito del presunto protagonismo dei fischietti nostrani e dello stesso Aldo Spinelli, che si era dimesso a fine gennaio in plateale protesta con l’operato arbitrale. Anche ad Avellino e Cesena, club che navigano in posizioni più tranquille, non sono mancate stoccate contro le giacchette nere. Quando le cose non vanno, insomma, è facile evidenziare maggiormente pur discutibili decisioni della terna e concentrarsi su populistici e inutili dossier, piuttosto che concentrarsi sulle altre motivazioni probabilmente più influenti. Se la Salernitana è terzultima e dovrà sudarsi la salvezza all’ultima giornata, mettendo a serio rischio le coronarie dei propri tifosi, è soprattutto colpa dei tanti errori commessi a tutti i livelli, partendo dalla costruzione della squadra in estate, proseguendo con i tempi e i modi della campagna di rafforzamento invernale, passando per discutibili decisioni tecniche degli allenatori di turno e, ovviamente, anche per gli errori dei calciatori in campo, senza dimenticare – altrettanto onestamente – anche un pizzico di sfortuna. Il contributo della dea bendata, però, va anche meritato.

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