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Con piccoli passi proviamo a raggiungere grandi traguardi. Un tassello alla volta per crescere e far crescere chi ci accompagna e chi vuole essere ancora al nostro fianco. Con l’arrivo dell’estate 2015 decidemmo di dare vita alla squadra juniores, perché siamo convinti che siano sempre prima i giovani a dover essere formati rispetto ai valori che da sempre portiamo avanti e perché, per la nostra progettualità, siamo sempre convinti che una grande squadra è quella che investe nel settore giovanile e sulle sue potenzialità. Una squadra creata dal nulla, nuove leve di giovani, napoletani, srilankesi, ecuadoregni e chi più ne ha più ne metta. Giovanissimi pronti a vestire quella maglia e a credere in un sogno. Oggi, dopo quest’ultima scommessa vinta, abbiamo voglia di rilanciare alla grande la nostra voglia di integrazione attraverso il gioco del calcio. Abbiamo voglia di incrociare e farci attraversare da quel mondo così diseguale ma molto vicino, quello dei migranti, che oggi lotta contro le tematiche dell’austerity. Un universo che lotta contro il razzismo, contro le narcomafie che li vogliono come manodopera criminale, contro i padroni che li vogliono schiavi del ricatto lavorativo. La nostra realtà non è la soluzione: quella sarebbe rovesciare un modello, culturale e politico, che vede il migrante come capro espiatorio dei problemi del mondo, un migrante ultima ruota di un carro condotto dai vari Le Pen e Salvini. Noi siamo una squadra di calcio e, nelle nostre possibilità, proviamo ad essere un paleativo rispetto al disastro che le destre europee, nazionali e locali, vogliono proporci. Per questo tra pochi giorni apriremo lo stadio Alberto Vallefuoco a tutti i migranti, giovani e meno giovani, che hanno voglia di tirare un calcio ad un pallone in nome di un riscatto sociale, in nome della loro esistenza e per una presa di coscienza netta e precisa riguardo le leggi che gravano sulla loro pelle. In un mondo dove la guerra tra poveri e il concetto “dividi et impera” sembra farla da padrone, noi abbiamo voglia di restare “United” perché sappiamo che solo così potremmo sconfiggere la pochezza istituzionale e l’odio razziale che in questo momento ci circonda.


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