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Gli anni 2000 hanno portato enormi cambiamenti nel mondo del calcio. Se agli albori del nuovo millennio il calcio italiano era al top nel panorama europeo, in dieci anni abbiamo ammirato la rinascita della filosofia spagnola (catalana, soprattutto) e, purtroppo, osservato il lento declino del calcio nostrano. In Italia, però, si è assistito anche a una metamorfosi del sistema di gioco. Se il 4-4-2 ha fatto la fortuna della Juventus di Lippi, l’arrivo di Spalletti alla Roma ha stravolto gli equilibri: ecco il 4-2-3-1 e primo accenno di falso nueve (Totti unica punta). Per la prima volta si stava dando più spazio alla fantasia del trequartista, ruolo che è stato poi perfettamente interpretato ed esaltato da Kakà nel Milan di Ancellotti: 4-3-1-2 che consegnò una Champions League ai rossoneri. Proprio due anni dopo la vittoria del 2007 di Atene, a Barcellona si siede in panchina un certo Pep Guardiola. 4-3-3, tiki taka, nessun centravanti, tutti centravanti, Messi numero 9 che sta dappertutto fuorché in area di rigore (tranne quando si tratta di segnare), fantasia al potere. E addio al trequartista. Il 4-3-1-2 è stato abbandonato nel corso del tempo e oggi, almeno in Italia, è quasi scomparso. Nel campionato di Serie A, solo l’Empoli di Giampaolo gioca con il trequartista, il talentuosissimo Saponara, alle spalle di due punte, Maccarone e Pucciarelli. Ci ha provato la Juventus di Allegri, che ha dovuto rinunciare in favore dell’ormai automatico 3-5-2. Ci ha provato il Milan di Mihajlovic, per poi passare subito al 4-3-3 (e in seguito al 4-4-2) visti i pessimi risultati. Giocare con il 4-3-1-2 non è facile, serve avere gli interpreti adatti e una solida struttura di squadra. Ma ancor più difficile è affrontare una squadra che schiera il centrocampo a rombo, proprio a causa dell’imprevedibilità del trequartista che, agendo tra le linee, non dà mai punti di riferimento. E costringe sempre gli avversari a cambiare pelle, proprio per non correre rischi. Il Trapani di Serse Cosmi è l’espressione della filosofia del 4-3-1-2. Dall’alto della sua esperienza, Cosmi ha capito che un giocatore come Coronado le altre squadre non ce l’hanno: agile, veloce, brevilineo, tecnico, intelligente. Ma soprattutto, duttile. Coronado può giocare mezz’ala in un centrocampo a 3, può giocare esterno di centrocampo o di attacco. E, naturalmente, può giocare trequartista, ruolo che interpreta impeccabilmente. E’ la capacità di leggere l’azione alla perfezione l’arma migliore del calciatore brasiliano: a Coronado servono pochi secondi per capire come reagire alla disposizione della difesa avversaria, sa quando allargarsi (preferibilmente sulla destra, essendo il sinistro il suo piede naturale), sa quando inserirsi centralmente (quando le due punte gli fanno spazio lasciando vuota l’area di rigore). Sa quando servire assist, sa quando calciare in porta. Coronado è il nemico pubblico numero uno per la Salernitana sabato prossimo. È per questo che Menichini sta meditando un cambio di modulo. Il 4-4-2 ha prodotto alcune certezze al tecnico di Ponsacco nell’ultimo turno di campionato. Il 4-4-2, però, era anche il modulo che meglio si adattava alle caratteristiche del Crotone. Per fermare il Trapani bisogna cercare di limitare Coronado: ecco che quindi l’ipotesi di un centrocampo a 3 si fa più viva, bloccando un mediano (Pestrin o Moro?) sul brasiliano e lasciando liberi gli altri due.

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