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E sono sette. Sette vittorie consecutive per il Napoli da record della prima era Sarri. Travolta anche la Lazio all’Olimpico con un secco 2 a 0. Higuaìn ha un conto sempre aperto con la seconda squadra della capitale. Callejòn ha confermato la ritrovata vena realizzativa. E allora via, a vele spiegate, verso il big match allo Juventus Stadium del 13 febbraio. Il prossimo turno casalingo contro il Carpi, sulla carta, è poco più di una partita d’allenamento per gli azzurri, ma vietato abbassare la guardia. Dopo aver trafitto Inter e Fiorentina, il mitico Kevin Lasagna è sempre pronto a fare altri scherzi alle formazioni di vertice. Ma torniamo alla perfetta serata in salsa romana. In virtù delle assenze di Hysaj e Allan, sono scesi in campo dal primo minuto David Lopez e Christian Maggio. La catena di destra, dal punto di vista della qualità, risultava indebolita. Ma l’organizzazione e gli automatismi tattici sono riusciti, anche questa volta, a nascondere le lacune. Nessuno si è accorto della differenza. Neanche la Lazio, che non è mai riuscita a rendersi pericolosa. Pioli aveva preparato bene la partita, e l’atteggiamento dei suoi undici in campo è stato positivo e propositivo. Squadra corta, che agiva in 30 metri, pressing e passaggi veloci. Con la fondamentale differenza, però, che il Napoli riusciva a allungarsi e a restringersi in base alle necessità, come una fisarmonica, mentre i calciatori della Lazio hanno fallito miseramente. Il tentativo di linea alta guidato dal lento Mauricio ha permesso a Higuaìn prima, e a Callejòn poi, di trovare due comode marcature. Senza fare chissà quale sforzo. Il “Pipita”, ormai, segna in tutti i modi. Ieri ha segnato di petto, dopo che la sua conclusione è stata respinta da Marchetti. A questo punto, gli manca solo il gol di sedere. Callejòn è andato di nuovo a segno con un perfetto inserimento dei suoi, al limite del fuorigioco, imbeccato da un preciso lancio di Insigne. Nella ripresa, nulla di rilevante da segnalare. Per quanto riguarda le azioni in campo. Un certo spettacolo, si fa per dire, è stato offerto dai tifosi della Lazio, che nei secondi quarantacinque minuti hanno intensificato i “buu” razzisti nei confronti del difensore azzurro Kalidou Koulibaly. Il centrale senegalese, in perfetto stile british, ha ignorato i vagiti di parte della tifoseria avversaria e ha continuato a fare la sua partita. Infatti è stato uno dei migliori in campo, a parte un paio di sbavature. L’arbitro Irrati, poi, è entrato di diritto nel cast dei migliori attori. Con una decisione insolita, ma corretta in termini di regolamento, ha sospeso la partita per qualche minuto. Razzisti e ignoranti sono stati richiamati all’ordine. Anche smemorati, tra l’altro. Se la memoria non ci inganna, nella Lazio di ieri hanno giocato Konko, Mauricio, Onazi, Felipe Anderson e Keita. Che non sono frutti della razza ariana. Assomigliano molto a Koulibaly. All’attivo del direttore di gara, sempre a beneficio del Napoli, un mancato fischio in area azzurra per fallo di Callejòn su Keita.
Ripensandoci, però, un fatto importante da segnalare c’è stato. Jorginho ha fatto di tutto per farsi ammonire, e al terzo tentativo ci è riuscito. Diffidato, salterà la prossima gara contro il Carpi. Rientrerà, manco a dirlo, contro la Juventus.


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