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Servizio di Gianni Pagnozzi@riproduzione riservata
L’ennesima bufera giudiziaria si è abbattuta sul calcio italiano, l’ennesimo scandalo che terrà impegnati milioni di tifosi in discussioni il più delle volte poco inerenti alla questione e certamente di difficile comprensione per la maggior parte di essi dal momento che l’ipotesi di reato nell’inchiesta partita dai PM della Procura di Napoli, Danilo De Simone, Stefano Capuano e Vincenzo Ranieri, coordinati dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli, è evasione fiscale e false fatturazioni. Sul piano mediatico l’aspetto singolare della vicenda è data dal fatto che si forniscono i nomi dei soggetti coinvolti, Galliani, De Laurentiis, Lotito, Blanc, e non quello delle società per cui gli stessi hanno operato. Sarebbe stato più giusto e onesto da parte degli organi di informazione, fare i nomi delle società coinvolte dal momento che se si è prodotta un irregolarità in ambito fiscale il soggetto perseguibile nella fattispecie è sempre la società. Forse a qualcuno avrebbe dato fastidio leggere che Milan Juve Napoli e Lazio sono indagate per evasione fiscale e allora meglio fare i nomi di chi nel 2012 ha sottoscritto quei contratti e meglio ancora se oggi non occupa più alcuna carica dirigenziale all’interno del consiglio di amministrazione. Sono piccole sfumature queste, che aiutano a comprendere il livello di coinvolgimento dell’informazione cosiddetta libera ed indipendente (era una battuta) nel riportare vicende che in un modo o nell’altro riscuotono interesse collettivo. Il danno di immagine per il momento dovranno sobbarcarselo i vari Galliani, De Laurentiis, Lotito e il povero per cosi dire Blanc. Certamente nel caso in oggetto l’evasione fiscale è dimostrabile qualora esistano fatture false, e francamente resto perplesso ad immaginarmi uno di questi soggetti che si adoperi a ricevere e pagare una fattura falsa. Piuttosto il nocciolo della vicenda pare essere l’attribuzione del compenso al procuratore del calciatore ritenuto alto dal fisco italiano e quindi ritenuto da quest’ultimo un operazione per far transitare i guadagni del calciatore al procuratore e quindi sottrarli al prelievo fiscale italiano, cosa questa già un tantinello più complicata da dimostrare. Ad ogni buon conto sarebbe auspicabile che questa puntigliosità in materia, il fisco italiano la pretendesse anche quando i soggetti interessati sono delle multinazionali che operano sul nostro territorio e generano proventi miliardari che puntualmente vengono presentati in dichiarazioni dei redditi in contesti extranazionali o addirittura in molti casi nei cosiddetti paradisi fiscali, approfittando di regimi di tassazione con aliquote estremamente più basse di quelle in vigore in Italia. Per quello che mi riguarda preferirei che il fisco si adoperasse in maniera efficace per recuperare quella montagna di soldi che società come Apple, Google, Amazon, Facebook, Twitter, Microsoft eludono ogni anno allo Stato Italiano, piuttosto che correre dietro agli spiccioli dei procuratori di Lavezzi e Paletta, ma senz’altro questa non sarebbe una notizia da prima pagina per il tifoso elettore.

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