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Servizio di Isidoro Niola @riproduzione riservata
E sono cinque. La Juve cala il pokerissimo di vittorie consecutive in campionato espugnando l’Olimpico di Roma contro la Lazio, battuta 2-0 grazie ad un gol e mezzo del suo giocatore più estroso, vale a dire Paulo Dybala, autore di una prestazione da incorniciare ma soprattutto del secondo gol paragonabile per esecuzione a quelli di un certo Lionel Messi. L’enfant prodige argentino, adesso veramente all’altezza dei 40 milioni pagati dalla Juve a Zamparini, ha prima propiziato l’autogol di Gentiletti che ha sbloccato la partita al settimo minuto del primo tempo e poi l’ha chiusa un quarto d’ora più tardi inventando con una vera e propria magia balistica il gol del raddoppio. Ma sbagliano gli osservatori se considerano questa vittoria come merito esclusivo della Joya perché la Juve all’Olimpico ha giocato da vera squadra, concedendo pochissimo agli avversari e controllando senza rischi una gara chiusa dopo la prima mezz’ora del primo tempo. Nonostante la pesante assenza di Pogba per squalifica e con la ormai lunga defezione di Khedira, Allegri ha dovuto reinventare il centrocampo rispolverando Asamoah nell’antico ruolo di interno a fare reparto con Marchisio e Sturaro, dirottando sulle fasce Lichtsteiner e Alex Sandro. In difesa la solita BBC e cioè la linea a tre Barzagli-Bonucci-Chiellini davanti a Buffon. In avanti Mandzukic e Dybala. Tutti gli interpreti si sono dimostrati all’altezza della situazione, in particolare Asamoah e Alex Sandro, vere spine nel fianco della Lazio, oramai in piena crisi di gioco e di risultati. Eppure per Pioli quella con la Juve doveva essere la partita del riscatto ed invece si è dimostrata l’ennesima disfatta che potrebbe portare il presidente Lotito ad esonerare l’allenatore. I biancocelesti, mai pericolosi, tranne che per conclusioni da lontano ad opera di Parolo, sembrano in crisi d’identità e lontanissimi parenti di quelli ammirati la scorsa stagione quando raggiunsero il terzo posto e la finale di Coppa Italia. Per la Juve invece la vittoria contro la Lazio conferma la fase ascendente e di crescita collettiva, soprattutto atletica e di mentalità, che adesso proietta i bianconeri momentaneamente al quarto posto a pari punti con la Roma. La gara si sblocca al settimo minuto del primo tempo quando un’azione d’attacco sull’asse Alex Sandro-Dybala consente a quest’ultimo di tirare di sinistro di prima intenzione ma il pallone viene deviato in rete da Gentiletti che beffa Marchetti. Ci prova di nuovo l’argentino poco dopo ma il suo sinistro termina a lato. Il raddoppio juventino arriva attorno alla mezz’ora ed è un capolavoro di Paulo Dybala: l’argentino controlla di sinistro il pallone ai venticinque metri, lo fa rimbalzare sulla coscia e poi lascia partire un sinistro velenosissimo che si infila a fil di palo alla sinistra di Marchetti. Una rete degna di Lionel Messi o, per i ricordi dei meno giovani, di Omar Sivori. Nella ripresa Pioli manda in campo Keita e Felipe Anderson al posto di Candreva (acciaccato) e Kishna ma il tema della partita non cambia. Allegri invece sostituisce Asamoah con Evra e, più tardi, Dybala con Cuadrado e Mandzukic con Morata. I biancocelesti si fanno vivi solo con Parolo che su punizione impegna Buffon. Al triplice fischio finale dell’arbitro Banti i bianconeri festeggiano sotto il settore occupato dai supporters juventini che gridano ancora “I campioni dell’Italia siamo noi…”. Appuntamento adesso martedì 8 dicembre quando la Juve sarà di scena a Siviglia per la Champions a difendere il primo posto nel girone.

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