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VOTO 0 – alla difesa del Parma. Senza se e senza ma, il peggior reparto difensivo della Serie A. Disorganizzato, disattento, privo dell’elemento che l’aveva guidato l’anno scorso (Paletta) riesce nell’impresa di fallire sistematicamente anticipi e contrasti. Donadoni non riesce a trovare contromisure adeguate, il voto è anche per lui. PASSEPARTOUT
VOTO 1 – a German Denis. Più che un carro armato (come suggerisce ‘Tanque’, il suo soprannome) stavolta è un monopattino sgangherato che perde le ruote quando si ritrova davanti Gigione Buffon. Il portierone bianconero gli indica dove gli parerà il rigore e lui obbedisce inconsciamente consegnandogli il pallone tra le falangi. DISARMATO
VOTO 2 – a Yuto Nagatomo. Il giapponesino rende la vita difficile a Mazzarri, nel pomeriggio di San Siro. Zeman invece lo ringrazia con un inchino. Si becca due gialli in pochi minuti con un’incoscienza degna di un 13enne in scooter senza casco con l’assicurazione scaduta e condanna l’Inter a beccarsi quattro pappine a domicilio dal Cagliari. HARAKIRI
VOTO 3 – a Christian Abbiati. L’anno scorso riusciva a compiere parate importanti, spesso fondamentali, per tenere il Milan appena sopra la linea di galleggiamento. Quest’anno, oltre a non essere più quello di prima, si permette anche il lusso di respingere con mani di cartone tiri facili da bloccare. Su uno di questi Succi lo punisce, su un altro, per sua fortuna, l’arbitro fischia un fallo. Non è un caso che Galliani lo abbia oscurato con Diego Lopez. INSICURO
VOTO 4 – all’attacco del Sassuolo. Orfani di Domenico Berardi, ancora squalificato dopo la follia nella goleada rimediata contro l’Inter, gli uomini di Di Francesco non riescono a insaccarla nemmeno contro la (fin qui) fragile difesa del Napoli. I neroverdi restano vittima di un timido Zaza (troppa pressione mediatica?) e di un irriconoscibile Sansone. Un solo gol segnato in 5 partite, per uno che dice di avere come maestro Zeman, ci sembra veramente poco. ABULICI
VOTO 5 – a Torino e Fiorentina. Quello che potrebbe sembrare un buon pari per entrambe, in realtà è un pareggio che non serve a nessuno. Le due compagini senza farsi troppo male (a differenza dei calciatori della Fiorentina, vittime di infortuni sistematici) si dividono la posta in palio e non smuovono la classifica. Altresì restano attardate nel limbo. CALMA PIATTA
VOTO 6 – al Napoli. Finalmente i tre punti e la porta inviolata. Finalmente Higuaìn, decisivo nell’assist a Callejon. Anche se l’argentino resta ancora a secco di gol, per la disperazione di quanti, al fantacalcio, hanno puntato decisi su di lui (il sottoscritto, in primis). Finalmente una prestazione che dà morale e un Benitez che può guardare con ottimismo ai prossimi impegni. BOCCATA D’ARIA
VOTO 7 – alla Lazio e a Filip Djordjevic. I biancocelesti rischiano parecchio col Palermo, sotto i colpi dei terribili Dybala e Vazquez. Ma gli uomini di Iachini non riescono a piazzare la zampata decisiva. E allora ci pensa il serbo Djordjevic a togliere le castagne dal fuoco a Pioli. Il serbo, con una tripletta che sa tanto di schiaffo a Klose, regala il bottino pieno ai suoi con un risultato molto largo rispetto a quanto ha dettato il campo. CINICI
VOTO 8 – ad Albin Ekdal e Zdenek Zeman. Lo svedese, ex primavera Juve, decide di esplodere una tripla incornata alla truppa nerazzurra. Il boemo, a San Siro, si riprende quell’over 3,5 che tanto aveva fatto penare gli scommettitori (e i bookmakers). Domenica da incorniciare per Albin. Lunedì da incorniciare per Zeman, che si rende protagonista di un epico duello con Mughini a ‘Tiki Taka’. FENICI
VOTO 9 – all’Udinese. I friuliani stanno mostrando quanto di buono si crea nei ‘laboratori’ giovanili, frutto di attività intensa di scouting. I bianconeri di Udine, infatti, sono la società italiana che destina la maggiore fetta di bilancio alla scoperta dei nuovi talenti. Stramaccioni è l’alchimista giusto per ottenere degli automatismi importanti, Di Natale lo stregone capace di metterci sempre la zampa. FRIULOMENI
VOTO 10 – a Massimo Ferrero. Il presidente della Sampdoria merita il voto più alto (sorvoliamo sulle solite Juve e Roma) del turno. Vederlo scendere in campo a fine derby ad esultare senza curarsi della camicia sventolante e del ciuffo sbarazzino è uno spot per il calcio. La sua simpatia ai microfoni serve a ricordarci che il calcio è soprattutto uno sport e come tale va vissuto. Le sue avances alla D’Amico sono già sui taccuini degli aspiranti latin lover. SUPERSTAR
Valerio Lauri
Twitter: @Val_CohenLauri

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