16 Maggio 2026
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Milan: il gioco delle tre carte e il “progetto” che piace a Prandelli

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lauriServizio di Valerio Lauri @RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Equilibri precari. La pausa di campionato induce a riflettere e a meditare su quanto di buono (e di meno buono) si è visto in questo primo scorcio di campionato. Il bilancio della stagione rossonera è finora avaro di soddisfazioni. La classifica racconta di un Milan discontinuo e incapace di restare aggrappato al gruppetto di testa, che deve altresì accontentarsi di ruoli secondari al fianco di sostanziali sorprese come Sassuolo ed Atalanta. In particolare, a saltare all’occhio è la divergenza di vedute tra le tre figure principali alla guida del club di via Aldo Rossi.

UN PRESIDENTE CONFUSO – Finchè il magnate Bee Taechaubol non chiarirà le sue reali intenzioni, ammesso che ve ne siano, a riguardo dell’acquisizione di parte della società rossonera, il presidente e capo in comando della brigata resta sempre lui: Silvio Berlusconi. L’aria che tira lo dà perennemente insoddisfatto di Mihajlovic, anche dopo i cinque risultati utili consecutivi (e 11 punti) rimediati nelle ultime giornate. Ovvio che assistere alla partita di San Siro con l’Atalanta abbia destabilizzato non poco l’opinione del Mr. B italiano, a riguardo delle competenze del tecnico serbo. La prestazione scialba e inconsistente offerta con un’ottima compagine orobica non è però la fedele fotografia della situazione. Prima di lanciarsi in giudizi affrettati, bisognerebbe valutare i tanti piccoli miglioramenti ottenuti nelle ultime giornate. Come, ad esempio, il fatto di aver trasformato una difesa colabrodo in un onesto reparto arretrato. Eppure Berlusconi non appare per niente convinto, nonostante le rassicurazioni di Galliani a Mihajlovic delle ultime ore. Probabilmente presenziare allo stadio raramente ha fatto la sua parte.

GALLIANI PENSIERO – Se miglioramenti dovranno essere, nel mercato di riparazione, le scelte saranno nelle mani del “condor” Galliani. Il buon Adriano, dopo essersi preso le strigliate di giornalisti e tifosi (e non solo) per alcune operazioni di mercato estive quanto meno discutibili, avrà l’ingrato compito di far ricredere gli scettici e mettere qualche toppa a un Milan bisognoso di aggiusti. Prima di comprare, visti gli investimenti onerosi affrontati nell’ultima sessione, urge ricavare un tesoretto dalle cessioni. E allora ecco tornare di gran moda la Premier League per Honda (de gustibus…), innanzitutto. Bisogna poi far fronte a quei giocatori scontenti di uno scarso impiego: il Suso sedotto e abbandonato, l’esperto De Jong accantonato nella piccola rivoluzione tattica dopo il ritorno di Montolivo, il giovanissimo Josè Mauri che ha visto il campo solo dalla panchina e, forse, anche il veterano Diego Lopez, oscurato dall’esplosione del giovane Donnarumma. La quota ricavata dalle cessioni di questi elementi in esubero pare dover andare all’acquisto di alcuni volti più o meno noti alle voci di mercato milaniste. La passione per Witsel dello Zenit non si è mai sopita, ma il costo dell’operazione (30 milioni) è un ostacolo non da poco. Idem per la nuova suggestione Benatia, scarsamente impiegato in Baviera. Pare, invece, fattibile (forse) solo a giugno l’affare Vazquez, con Zamparini che si frega le mani per l’ennesima plusvalenza milionaria. L’unica certezza dovrebbe essere la minestra riscaldata Boateng, comunque oro colato in un centrocampo quanto meno affannato, il che è tutto dire.

IL PROGETTO TECNICO DI MIHA – Non deve essere facile muoversi in un ambiente ostile, ma Sinisa ce la sta mettendo tutta, è innegabile. L’inizio stentato era da mettere in conto, alcune sconfitte inevitabili, ma pare che qualcosa si muova in casa milanista. E il merito è anche del serbo. Nel momento più critico della stagione, quando si è trovato sulla graticola, pronto ad essere lanciato dalla finestra alla prima occasione utile, il tecnico di Vukovar ha tirato fuori le unghie (e non solo). Alcune scelte sono tutta farina del suo sacco. Prima fra tutte, quella coraggiosa di mandare tra i pali un (quasi) 17enne come Donnarumma, lasciando l’ex Real Diego Lopez in panchina. La scelta ha, finora, ripagato, perchè il giovane estremo difensore ha risposto a suon di ottime prestazioni, ultima fra tutte quella eccellente con l’Atalanta. Comincia a prendere sicurezza anche Romagnoli, al centro della difesa. Quando non deve far da balia ad Ely o tappare le falle lasciate da Zapata, “Mister 30 milioni” dimostra di sapere il fatto suo. Fortuna o no, è merito suo anche la consacrazione di Calabria, terzino classe ’96, che ha dato prova di poter essere ben più che il ricambio di Abate. Comunque vadano le cose, va dato atto al tecnico serbo di aver provato ad attuare quella rivoluzione “giovane e italiana” che il presidente tanto si auspicava. Non a caso, è arrivato, a mezzo intervista alla Gazzetta dello Sport, un bell’incoraggiamento da parte di Cesare Prandelli. L’ex c.t. della nazionale italiana ha avuto belle parole per i rossoneri: “Deluso dal Milan? Al contrario, quello dei rossoneri è il progetto tecnico che preferisco, hanno ottime idee improntate sui giovani e per di più quasi tutti italiani. Sinisa Mihajlovic è un buon tecnico, non ha però alle spalle la base vincente lasciata per esempio alla Fiorentina da Montella, alla Juventus da Conte o al Napoli da Benitez. C’è ancora un po’ di confusione e serve pazienza, ma le potenzialità sono davvero belle“.
A questo punto, c’è da sperare che abbia ragione e che non sia solo un occhiolino alla presidenza per una futura candidatura alla panchina rossonera.

Twitter: @Val_CohenLauri

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Nato nella Nola di Giordano Bruno e cresciuto a pane e calcio. Amante della parola scritta, evasione dalle indigestioni di matematica e informatica universitarie. Appassionato di musica a 360 gradi e lettura, nostalgico ma teso alle novità.

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