16 Maggio 2026
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Il Romanista furioso: “Roma, t’ha sarvato er solito carcio de punizione”.

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bosio angeloServizio di Angelo Bosio @riproduzione riservata


Doveva essere il classico turno facile. La partita dai tre punti già in tasca, con un Empoli inferiore sul piano tecnico e rimaneggiato per le diverse assenze tra i titolari. Lo è stato, ma solo per il punteggio finale. Che comunque è abbastanza bugiardo per quello che si è potuto vedere sul terreno di gioco. La Roma, come sempre, parte con il freno a mano tirato. Per tutto il primo tempo, la squadra è lenta e abbastanza farraginosa nelle manovre. La mancanza di idee, di intesa, tra gli undici in campo con la maglia giallorossa, inizia a diventare preoccupante. Il modesto Empoli, nonostante la sconfitta, mostra un collettivo, un impianto di gioco con interpreti che sanno quello che devono fare (poi magari non ci riescono, per limiti propri o per superiorità altrui). De Rossi e soci, invece, a parte palleggiare da sinistra a destra, si muovono poco e non riescono a sviluppare efficacemente la manovra in verticale. E ci sono alcuni elementi fuori posto, o che almeno potrebbero essere impiegati in maniera diversa. Gervinho come prima punta, per esempio, è il classico pesce fuor d’acqua. Nella prima frazione, come tutti hanno potuto osservare, è stato messo diverse volte in fuorigioco dalla difesa di Giampaolo. Una considerazione su Iago Falque. A Genova giocava sulla fascia destra, con il piede invertito. Lui è un mancino naturale. Nello scacchiere di Garcia, gioca sul lato sinistro. Ricevuta palla, tenta il cross o scarica all’indietro. Forse, giocando sull’altro lato, potrebbe accentrarsi, tentare la conclusione, chiedere uno scambio stretto. La buttiamo lì (consigli non richiesti al sergente Garcia). Anche l’egiziano Salah parte in sordina, ma si riscatta con il gol che chiude definitivamente la contesa. Florenzi accusa forse un po’ di stanchezza dovuta all’impegno in nazionale, e non brilla come nelle ultime uscite. Alla ripresa delle ostilità, il copione scorre lento fino al minuto della svolta. Ancora una volta, ci pensa il calciatore più contestato da questa rubrica: Miralem Pjanic. L’onore della cronaca vuole che lo si elogi per la consueta precisione e freddezza dalla sua zolla preferita. Per il resto? Molto meno di quello che potrebbe offrire per le doti che ha. Danielino De Rossi trova subito il raddoppio alla sua cinquecentesima presenza con la maglia della Roma. Il tempo passa, anche per lui. L’egiziano, come già detto, mette il sigillo all’unica, vera, apprezzabile, azione della Roma dal punto di vista del collettivo. Pur vero è che certe giornate sembrano fatte apposta per avallare la teoria che si può vincere anche giocando male. L’impressione che si ha è che la Roma attuale non sia destinata a grandi traguardi. Le tante lacune tecnico-tattiche, la lentezza del gioco, non lasciano campo a facili entusiasmi. Almeno a chi ha gli occhi sgombri dalle bende del tifo. Si profila una partita di grande sofferenza, martedì a Leverkusen. Ci può stare di perdere, ma mettendo gli attributi.


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