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Servizio di Luca Bosio @riproduzione riservata
Raccontare la partita Bate Borisov-Roma è come accostarsi al muro del Pianto. Certamente la metafora è forte, ma esprime lo stupore, la rabbia, la delusione di tanti tifosi illusi da una squadra priva di gioco e di personalità. Parlare della fase difensiva, in questo momento, risulta sconfortante e soprattutto ripetitivo. A questi undici, tra le varie componenti che fanno grande un gruppo, manca un vero leader che, venendo meno le forze del capitano, dovrebbe motivare e spingere la squadra a dare il massimo, e la società a considerare l’acquisto di un vero top player. Qualcuno, come al solito, lo individua in Miralem Pjanić. Chi? Sì, il supponente, lo sfaticato, bravo con i piedi, ma quando il gioco si fa duro scompare praticamente dal campo. Ma veniamo allo scempio che si è consumato in campo, martedì sera. Le tante assenze stanno condizionando il lavoro dei giallorossi praticamente dal ritiro estivo, ma non possono rappresentare un alibi eterno per giustificare prestazioni tanto ignominiose. Di fronte non c’era il Bayern, ma il modesto Bate Borisov, indicato da tutti gli addetti ai lavori come la squadra più debole del girone di ferro in cui è capitata la compagine di Garcia. Il black out della prima mezz’ora di gioco è da campionato di eccellenza, e neanche. Garcia, in conferenza stampa post partita, si è assunto le sue responsabilità. E, a modesto avviso di questa rubrica, ne ha tante. In primo luogo per quanto riguarda la preparazione atletica. I calciatori della Roma, in Italia come in Europa, corrono sempre meno degli altri. Possibile che gente di meno di trent’anni, a fine settembre, accusi già dei cali fisici? Poi, in secondo luogo, e lo ripetiamo ancora, non c’è gioco. Muovendosi poco e con lentezza, l’unica cosa che si riesce a fare è tenere la palla, facendola girare da destra a sinistra, ma senza quei cambi di passo e quelle verticalizzazioni che rendono pericolosa una squadra in fase offensiva. Nel secondo tempo, De Rossi e soci si sono un po’ destati dal torpore. Dai primi minuti, è iniziato l’assalto alla diligenza. Ma recuperare tre gol sarebbe stato molto difficile. Gervinho e Torosidis hanno reso meno amara la sconfitta. Florenzi, con un’altra delle prodezze alle quali ci ha abituato negli ultimi tempi, ha colpito la traversa. Un altro paio di occasioni ancora sono capitate nel finale. Ma non è questo l’approccio giusto per giocare in Champions League. Il prossimo turno, a casa del Bayern Leverkusen, rappresente già l’ultima spiaggia. O la Roma strappa i tre punti, con una grande partita, o è virtualmente già fuori dalla massima competizione europea.

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