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Il calcio non è una scienza esatta. Però tutti noi che lo amiamo, siamo concordi nell’affermare che è, e resterà sempre uno splendido gioco, un momento di evasione per gli sportivi e le famiglie, un luogo dove tutti (ad eccezione di qualche sconsiderato che continua a ritenere lo stadio uno sfogatoio sociale), abbandonando per un’ora e mezza preoccupazioni e stress cagionati dalla vita di tutti i giorni, ritrovano il gusto ludico dell’esistenza ed il piacere di condividere collettivamente emozioni. Ma il ‘pallone’, soprattutto per chi lo pratica a livello professionistico, sarà sempre un lavoro, seppur estremamente piacevole e stimolante, basato su una rigorosa conoscenza delle svariate dinamiche che ogni disciplina tecnica e ‘scientifica’ contiene, anche quella apparentemente meno complessa. Una disciplina, nella fattispecie, che si nutre di tempi, spazi, distanze, capacità motorie, adattabilità organica alla resistenza respiratoria e muscolare, abilità del ‘docente’ nel motivare il gruppo di lavoro e nel limare asperità caratteriali in esso presenti. Quindi, volendo estendere i concetti, nel ”gioco” del calcio ci troviamo non poche nozioni di matematica, geometria, anatomia, fisiologia, psicologia ed altro ancora.

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