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Gli ex del calcio: Paolo Milella

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Intervista di Michele Pisani @riproduzione riservata


Juary: “Il gol? Merito di Milella”. E’ il titolo di un articolo del 4 Gennaio 1982. Quella pagina di giornale è una delle cose più preziose per lui. Iniziamo dalla fine per introdurre un’altra storia. L’ennesima. Ultrà non riposa, non se lo può permettere. Ha un compito, quello di scovare tutti i giocatori che hanno indossato la mitica divisa bianco verde. Anche se per poche partite, anche se si tratta di una sola stagione. Vi risulterà strano, oltremodo emozionante ma chiunque ha giocato con l’Avellino porta quella esperienza nel proprio cuore. Paolo Milella è uno dei tanti. Ognuno con la sua storia, ognuno con le proprie emozioni. Non crediamo che bisognerà solleticare la propria memoria più di tanto. Ai quei tempi i loro nomi erano scolpiti nei cuori dei tanti supporter bianco verdi. Altri tempi, altri uomini. Quell’assist a Como, contro i lariani. Il gol di Juary, la vittoria. Paolo Milella ha scritto una parte, un segmento, della storia irpina in massima serie. Non lo dimentica. E’ la prima cosa che ci ha detto al telefono. Ha bene impressa nella mente quella data, il suo esordio in massima serie con l’Avellino. Due partite, pochi minuti. Una eternità da portare sempre con sé. “Ad essere sinceri ho giocato anche due gare di coppa Italia. Una con la Reggiana ed una con il Modena.” Più di tutto conta la prima presenza in massima serie. Parlami dell’esordio, della gara di Como. “Entrai nel secondo tempo, nei primi minuti, al posto di Mario Piga. La sensazione fu unica. Termina la prima frazione di gioco, il risultato era zero a zero. In panchina c’eravamo io, Di Leo, Pezzella, D’ Ottavio, Ferrante e Venturin. I titolari  andarono negli spogliatoi, noi rimanemmo a parlare in panchina. Dopo qualche minuto venne verso di noi l’ allora allenatore in seconda Claudio Tobia. Disse a me e Ferrante di riscaldarci che saremmo entrati in campo. Pensavo che scherzasse, non potevo crederci. Chiesi a voce sommessa: mister siete sicuro ? Non potevo crederci. Dopo  il riscaldamento andammo negli spogliatoi. Mister Vinicio disse che sarei entrato al posto di Piga. Il mio cuore batteva a mille. Mi ritrovai di fronte Galia, pochi minuti in campo e mi sembrava di sognare. A Como  feci la primavera con Fusi, Invernizzi e proprio Galia che mi marcò nella gara di esordio”.


25441_101411619903080_100001027269066_9702_3341981_nRaccontami dell’assist a Juary. “La palla ce l’aveva il Como, vicino alla nostra panchina. Sbagliò un difensore avversario, io presi la presi e feci tre o quattro passi avanti. Vidi Juary che fece la finta di venirmi incontro per poi scappare in avanti.  Sapevo, dagli allenamenti, che quando faceva cosi in realtà la palla la voleva lunga e gliela passai. Un lancio di trenta metri, Jorge entrò in area. In porta c’era Giuliani che gli uscì incontro, Juary piazzò la palla alla destra del compianto Giuliano”. Tutti ricordiamo del giro attorno alla bandierina di Juary e tu ? “Era un classico che tutti si aspettavano. Faceva tre o quattro giri attorno alla bandierina, lo faceva ai tempi del Brasile. Io, invece, andai ad abbracciare mister Vinicio”. Un momento di pura gloria.  “Pensa che a fine gara dovevamo andare anche alla Domenica Sportiva io e mister Vinicio ma avevamo l’aereo e non potevamo perderlo, dovettimo rinunciare.” Con quale dei tuoi ex compagni ti senti ancora ? “Casale, Piga, Pellegrini, Di Leo, Juary e Favero. Mi farebbe piacere rivedere tutti come successe tre anni fa”. Tuo figlio Marco gioca a calcio. “E’ un 89’ bravo tecnicamente. Ma a quanto pare un ragazzo di venti anni è già vecchio. Il calcio è cambiato, giocano spesso solo i raccomandati”. Marco ha giocato anche contro i lupi ? “Si, una solo volta. Ha giocato contro l’Avellino in casa ma al Partenio non scese in campo per una squalifica. Peccato, ci tenevo che affrontasse la mia vecchia squadra. Sarebbe stato una bella cosa per me e per lui”. Milella, missione compiuta. Altro giro, altra corsa. Ultrà Avellino è alla ricerca di un’altra storia. L’ennesima. Come sempre.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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