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Gli ex del calcio: Gil De Ponti

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michele pisaniIntervista di Michele Pisani

“Se hai bisogno chiama. ci si vede”. Iniziamo dalla fine. Del resto siamo famosi, si fa per dire, nell’essere controcorrente. Siamo al quinto anno. Povero direttore, un plauso al suo grande senso di responsabilità misto ad una pazienza a dir poco unica. Ci sopporta, gliene siamo grati. Torniamo con il nostro amarcord. Altro giro, altra corsa. Una interminabile cavalcata. Consentiteci di essere un attimo presuntuosi. Crediamo di aver fatto un buon lavoro, unico ed al momento irripetibile. Una serie, interminabile, di appuntamenti con la storia. Da un parte un semplice latore, dall’altra gli autori di pagine indimenticabili. Di chi parliamo questa volta? Facile intuirlo. Ricordiamo, come fosse ora, gli interventi radiofonici dal Partenio. “Gol di De Ponti, Avellino in vantaggio”. Cinquantanove presenze, condite da quindici realizzazioni. Tutte importanti, decisive per la salvezza. Con i lupi ha realizzato, in una stagione, il record dei gol in massima serie. Ben otto. Non storcete il naso, a quei tempi non era facile battere le difese avversarie. Non è come oggi, le gare spesso terminavano con un nulla di fatto e la vittoria valeva solo due punti. Una brutta malattia gli ha cambiato la vita ma di certo non la voglia di sorridere e di scherzare. Si è presentato all’incontro del sei giugno scorso fingendosi un giornalista toscano. Ha intortato un pò tutti, prendendo in giro i suoi vecchi compagni. Che personaggio. Ha una forza unica. Complimenti. Gil, come tutti lo chiamavano, lo conoscemmo, per la prima volta a Solofra. Raduno dei lupi nel primo anno di massima serie. Era vicino alla porta. Non si allenava con gli altri ma faceva scherzi a ripetizione. “Erano anni stupendi. I miei primi in massima serie. Eravamo tutti felici di poter giocare contro le grandi squadre. Vedi quello del calciatore è un mestiere unico. Non era un lavoro come altri, tipo operai in fabbrica. Non ci stancavamo mai di bighellonare. Sempre a fare scherzi. I miei complici erano i fratelli Piga e Romano. Stavamo sempre a cercare vittime da colpire. Con loro si organizzava di tutto. Quelli più seri erano reali, di Somma e Lombardi. Veri professionisti. Non dimenticherò mai quei tre anni, l’ambiente, i tifosi che erano unici. Mi ha fatto piacere tornare per la partita tra gli ex, una felice rimpatriata”. Cosa ricorda dei tre anni vissuti ad Avellino. “Tutto, Un periodo importante della mia vita. Ho giocato in massima serie, nella mia carriera, con i lupi. Vi devo tanto”. Anche noi le dobbiamo molto, soprattutto i suoi indimenticabili numeri. “Si, ad essere sinceri qualche gol l’ho fatto. I più importanti restano quelli ai grossi club. Una volta vincemmo con la Juventus, realizzai un rigore decisivo. Anche con il Napoli non ho certo lesinato alcuna energia. Ho fatto gol a Castellini di testa e poi pareggiò Savoldi. Fu il primo derby con i partenopei. Ci fu poi quello perso nell’anno del calcio scommesse. Una mia doppietta ma Capone si superò e ne segnò ben tre anche se vincemmo al San Paolo grazie a Pellegrino Valente. Bella fu anche la vittoria contro il Brescia, l’anno dopo in Lombardia. Riuscimmo a salvarci pur avendo una penalizzazione di cinque punti. Che periodo stupendo e chi se lo scorda più”. Il primo anno iniziaste in sordina. “Si. Tre sconfitte consecutive. Milan, Lazio e Torino. Poi la prima vittoria con il Verona. Terminò due a zero, a segno il sottoscritto e Peppe Massa” Vi salvaste. “Una grande stagione, culminata con il pareggio tre a tre a Torino con la Juventus. Una mia doppietta e poi Massa”. E’ ritornato ai tempi di Sibilia ma come allenatore. “Vero. Mi volle Sibilia e venni ad Avellino l’anno di Papadopulo e la vittoria dalla C1 alla B. Allenavo la primavera, poi come sai e sapete tutti mi capitò il brutto incidente. Ho subito due operazioni alla testa e da quel momento è iniziato il mio calvario. Ho smesso con il calcio, almeno per il momento. Mi piacerebbe tornare a lavorare nel mondo del calcio. Quando sono venuto giù ho chiesto al presidente di tenermi presente per un incarico, ad Avellino ci tornerei volentieri. Sono stato benissimo e non dimentico il vostro affetto”. Lei vive a Firenze e cosa fa nella vita ? “Adesso faccio il tifoso. La domenica seguo sempre l’Avellino. Sono felice quando vince e del resto è fuori discussione che la Lega Pro va stretta ad una grande piazza che ai miei tempi ha sfidato e battuto le grandi con una semplicità disarmante”. Siamo alla fine, ultime battute. “Ragazzi ci vedremo presto, ti lascio anche l’indirizzo di casa e mandami una copia di Ultrà”. Sarà fatto. Amarcord, un’altra puntata. Gil De Ponti. Anche il grande Gianluca fa parte della nostra, grande, famiglia.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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