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Gli ex del calcio: Franco Colomba

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pisaniIntervista di Michele Pisani @riproduzione riservata


Continua il fantastico viaggio negli anni della massima serie, a grande richiesta, non è vero ma a volte le bugie si possono dire, riprende, senza sosta, il giro di interviste ai giocatori che hanno reso possibile la favola calcistica targava Avellino. Alcune precauzioni prima di adoperare Amarcord:  leggete bene le avvertenze e fatelo prima dell’uso in quanto dopo non rispondiamo di eventuali effetti collaterali. Non è un sonnifero anche se lo si utilizza per sognare, non è un medicinale eppure allevia le sofferenze calcistiche dei tanti tifosi irpini sparsi nel mondo. Va detto, a scanso di equivoci, che l’amarcord biancoverde è distribuito con formula interamente gratuita. Dopo Di Somma, Amodio, Vignola e Beruatto è la volta di un altro grande interprete di un kolossal che potrebbe competere finanche con Cabiria di Pastrone o con Intollerance di D.W. Griffith. Abbiamo esagerato? Fateci sognare. Signori si nasce e solo a volte si diventa. Franco Colomba?
Potrebbe risponderci al suo posto il maestoso Totò che ebbe a dire, a chi dubitava del suo rango, la sua oramai celebre frase: Ed io lo nacqui”. Ebbene, ancora una volta il mio cuore andava a cento all’ora, al solo sentir parlare dell’Avellino Mister Colomba ha dimostrato, se ce fosse stato ancora il bisogno, tutta la sua immensa classe. “Fa sempre piacere parlare dell’Avellino e di questi anni fantastici. Ero Stato sempre a Bologna, un solo anno in prestito al Modena, giungere in Irpinia significava fare la prima grande esperienza lontano da casa. Non smetterò mai di ringraziare chi mi volle, aver indossato la maglia biancoverde è per me un motivo di vanto”. Oltre ad averci giocato ad Avellino c’è stata anche una parentesi che l’ha vista allenatore. “Scelsi la società biancoverde senza pensarci su e l’ho fatto con lo spirito di chi, qualche settimana prima mi trovavo a Livorno ed in massima serie, non poteva rifiutare una chiamata da una città ed una maglia che mi è rimasta nel cuore.
Peccato per la retrocessione giunta allo spareggio. Giocammo entrambe le gare con l’Albinoleffe in trasferta, mi mancava un giocatore come Biancolino che assieme a Danilevicius garantivano qualità in attacco. Monticciolo si infortunò e Savoldi si fece male prima di poter tornare utile. Annata sfortunata anche se nel girone di ritorno facemmo una media punti esagerata”. Se la dovessero richiamare ad allenare in Irpinia  ? Verrei senza pensarci, ho un conto in sospeso, quella retrocessione grida ancora vendetta” Tornando a quegli anni, cosa ricorda in particolare della sua esperienza in terra Irpina. “Ho legato tantissimo con Alberto Bergossi,  Carlo Osti e Alessandro Bertoni ma ad essere sincero ci volevamo bene tutti. Consentimi di ricordare anche Tagliaferri. Resterà sempre nel mio cuore, una persona davvero eccezionale. Cinque Anni indimenticabili, ho partecipato e con orgoglio ad una parte della storia calcistica più importante dell’Avellino”. La partita che ricorda con maggiore soddisfazione? “Quella con il Milan vinta per quattro a zero. Una gara perfetta. Segnò due volte Bergossi su miei assist, feci anche un gol”. Quella che vorrebbe dimenticare? “Con l’Inter a San Siro. Passammo in vantaggio con Gazzaneo, eravamo in superiorità numerica ma Anastopulos pensò bene di farsi espellere. Pareggiarono i nerazzurri ma noi avemmo l’occasione per chiudere in vantaggio la gara prima con Bertoni e poi con Grasso. Non fummo fortunati, un anno nel quale retrocedevano solo due squadre, toccò a noi ed all’Empoli” Ci lasciamo con una promessa. Ad un presto rivederci.


 

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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