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Gli ex del calcio: Costanzo Celestini

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Intervista di Michele Pisani

Occhio ai numeri. E’ da un bel po’ di tempo che portiamo avanti con rinnovato  ottimismo questa rubrica. Speriamo e crediamo sia sempre gradita. C’è chi la  legge e ci fa anche qualche prezioso complimento, chi, invece, fa finta di  guardare solo le foto. Anche questa volta accontenteremo entrambi. Ultrà è di nuovo in distribuzione, una costante e del tutto preziosa se si calcola anche l’ aria che ultimamente si respira nel campo dell’editoria. Ancora presenti, il magnifico direttore sa bene che mai siamo mancati. Un modo garbato per mettere le mani avanti? Affatto. Siamo riusciti a contattare un altro grande giocatore  che ha indossato la maglia bianco verde, questa volta, per coloro che guardano solo le foto, ci sarà da sorridere ulteriormente in quanto qualche bella immagine, elargita dal diretto interessato, riguardante un calcio che contava sui rullini sviluppati in camera oscura. Tempi andati che, purtroppo, non tornano ma che avevano di certo un fascino indiscusso. Tante domeniche di sano calcio fatto di espulsioni, falli, calcioni e qualche sputo. Oggi? Stendiamo un velo di pietoso silenzio. Diciamo pure lo sport più popolare quanto praticato nel nostro stivale sta prendendo una brutta piega. Una sorta di buco oscuro.  Polemica a parte, rituffiamoci nel vivo della rubrica “amarcord”.C’è chi lascia la propria terra per cercare la fortuna che non gli è stata amica, chi lo fa per amore e chi è spinto da una questione personale. Risultati immagini per costanzo celestini avellinoTutti però sono accomunati dallo stesso desiderio e non vedono l’ora di ritornare.
Otto anni in Liguria non sono molti ma bastano per farsi conoscere, per evitare di restare ai margini. L’indifferenza, il più delle volte anche la diffidenza, non ti consentono di dimostrare tutto il tuo valore. Costanzo Celestini è uno che non molla. Caparbio, sincero, onesto e corretto. Doti queste ultime che proprio non vanno a braccetto con le “qualità” che urgono per poter allenare. Se non sei l’amico dell’amico non vai da nessuna parte e poco importa se capisci o meno di calcio, non puoi allenare. “Io non accetto compromessi e non riesco a propormi con la stessa capacità che hanno alcuni. Credo nel lavoro che alla fine paga. Mi sono trasferito in Liguria e debbo dire che mi trovo bene, mi vogliono bene e la mia integrazione non è stata sofferta.”Otto stagioni passate sulle panchine di Lavagnese, Setri Levante, Virtus Entella, Savona, Caperanese la squadra della città di Chiavari. Esperienze pregne di soddisfazioni anche se l’ex irpino ha il suo sogno nel cassetto. “Inutile nasconderlo, anche se mi trovo bene la mia più grande ambizione resta poter ritornare in Campania ed allenare una quadra della mia regione. In Liguria mi esprimo con tranquillità, il calcio è di certo meno stressante in quanto da noi ogni partita è una battaglia all’ultimo sangue. Sarà tutto quello che vuoi ma non faccio fatica a scegliere il nostro calcio”.
Eppure hai iniziato proprio dalle tue parti, esattamente nella tua bellissima isola per poi avere tra le mani la grande occasione con il Giugliano del presidente Donato Poziello in C2 ma un problema di tesseramento…”Sai bene tutta la vicenda in quanto quell’anno seguivi come inviato per il Roma proprio i tigrotti. Abbiamo passato bei momenti, c’era anche modo di divertirsi. Già allora facevi di tutto per parlare del nostro Avellino anche nelle trasmissioni che parlavano dei gialloblu”.
Che momenti, resteranno custodini gelosamente. Parliamo di calcio giocato ma allunghiamo anche l’occhio al futuro prossimo. Poniamo il caso che arrivasse una chiamata da Avellino, cosa faresti? “Le valigie. Avellino rappresenta ha rappresentato una tappa importante della mia vita calcistica. Quattro anni indimenticabili. Non esiterei un solo istante, verrei di corsa ad allenare i lupi ed in qualsiasi categoria”.Segui il calcio campano e sai cosa è successo in estate ai lupi. “E’ assurdo pensare che l’Avellino possa restare per molto tempo fuori dal calcio che conta.  I lupi rappresentato una parte importante della storia del calcio italiano. Sono fiducioso e credo che ben presto rivedremo l’Avellino nei campionati che contano. Forza ragazzi, faccio il tifo per voi”.Conosci qualcuno dell’attuale rosa? “Alcuni sono atleti che militavano anche in cadetteria, altri sono un lusso per questa categoria come Romano. Ho sentito parlare bene di Marra. Lo ricordo come giocatore ed era un vero professionista”. Sei stato l’angelo custode del giocatore più forte al mondo. Hai giocato per molte domeniche a pochi metri dal pibe de oro, raccontaci qualcosa. “Ho visto fare cose a Maradona che nessuno fino ad adesso riesce a fare. Era un vero campione e le cose belle le faceva anche in allenamento. Sbaglia chi crede che facesse i numeri solo nelle partite, amava la palla e ci giocava continuamente, non smetteva mai. Il primo ad iniziare, l’ultimo a smettere.” Cosa mi sai dire di Sibilia, lo ricordi?“Chi non conosce Sibilia. Non ho avuto come presidente il commendatore, ai miei tempi c’era Marino. Certo che posso dire tanto di don Antonio, lo conoscevo da avversario e so tutto di lui. Un grosso competente, unoche come pochi. Io poi tra Avellino, Ascoli e Pisa sono stato nelle realtà calcistiche più belle e quindi conosco i presidenti sanguigni”.Parlami della tua esperienza ad Avellino. “Venni dal Pisa. Tentammo subito la risalita in massima serie e per poco non ci riuscimmo. Con me giocavano Baldieri, Marulla, Fonte e tanti altri bravi giocatori. Poi arrivarono anche Garella, Ferrario e Bagni.Sai Michele io ho giocato un po’ dappertutto ma ti ho sempre detto che il Napoli e l’Avellino li porto nel mio cuore, rappresentavano il massimo per chiunque in quanto sono le squadre più importanti della mia regione. Io sono
nato a Capri e sai che la mentalità degli isolani, non è provinciale e guarda oltre”.Avellino, centottanta partite non sono certo poche. “Sai che nel calcio conta scendere in campo. Posso dire di essere stato fortunato in quanto ho sempre dato tanto e ricevuto in egual misura. Te lo ripeto ho grande rispetto per le squadre nelle quali ho militato ma l’esperienza avuta ad Avellino ha rappresentava una soddisfazione non comune alle altre. Il Partenio era uno stadio dal fascino unico e che metteva i brividi a chiunque veniva a giocare.
Il pubblico caloroso e competente. Ho delle foto di quel periodo che custodisco gelosamente”.Diciamo ed in chiusura che quando Avellino chiama non è facile resistere. “Mi hai chiamato ed io ho risposto. Lo rifarai e troverai sempre la mia disponibilità”.
Grazie Costanzo, grazie mister. Il tempo di un paio di ore ed appena uscito il giornale il tuo intervento sarà postato su facebook, devi solo pazientare qualche giorno. Sono passati tanti anni ma da queste parti il ricordo di Costanzo il guerriero è intatto. Sono passati tanti anni ed anche Celestini ha sempre un ricordo, indelebile e stupendo di quattro stagioni con la casacca bianco verde. Altro giro, altra corsa. Non perdeteci di vista, potreste pentirvene.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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