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Gli ex del calcio: Antonio Logozzo

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Venghino siori e siori, l’amarcord non passa mai di moda ed alla fine ne resterà soltanto uno, anzi li scoveremo tutti. Sono anni che siamo alla ricerca dei calciatori che hanno indossato la mitica casacca biancoverde. Prima o poi faremo una raccolta di tutte le interviste, un libro dei ricordi. Una minaccia più che una promessa. Lo conosciamo da tempo, ci siamo sempre confrontati sull’andamento del suo Avellino che mai e poi mai potrà dimenticare. Antonio Logozzo ha indossato la maglia di Avellino, Ascoli, Verona, Sampdoria, Cagliari, Bologna e Catanzaro. Di professione difensore è nato a Gioiosa Jonica il 26 settembre del 1954. 126 presenze in Serie A, 205 in Serie B. Con i Lupi, a vent’anni, ha giocato una sola stagione (1974-75) quella che lo consacrò al calcio che conta. Dopo la splendida annata in Irpinia Antonio Logozzo fu acquistato dall’Ascoli di Rozzi e giunse così in massima serie.

La stagione in questione fu la seconda in cadetteria dopo la storica promozione del 1972-73. L’Avellino raccolse 34 punti in 38 gare. Riuscì a mantenere la categoria proprio all’ultima giornata

Innanzi tutto colgo questa occasione per fare un saluto a te ed un abbraccio caloroso a tutti i tifosi dell’Avellino. Io credo che la mia esperienza da voi sia stata di quelle importanti in quanto venivo dalla serie C e giocare davanti ad una platea di tutto rispetto come quella irpina, con una tifoseria caldissima e in un campionato importante come quello cadetto, non era cosa da poco. E’ stata una esperienza esaltante che mi ha permesso di fare il grande salto in un campionato importante come la massima serie. Una annata eccezionale con compagni stupendi come Gianni Improta, Giancarlo Schillirò, Gesualdo Albanese, Costantino Fava ed il compianto Antonio Ceccarini poi c’era Gian Filippo Reali ma non voglio dimenticarne nessuno e per questo mi fermo qui”. Caro Antonio tu più volte, anche negli interventi telefonici che facevi nella nostra trasmissione, hai sempre elogiato la tifoseria biancoverde e credo che faccia piacere ai diretti interessati leggere il tuo pensiero al riguardo. “Come ti ho detto in precedenza la tifoseria avellinese era davvero eccezionale, caldissima e soprattutto particolare nel suo genere. Noi dal campo li sentivamo benissimo, sembrava di averli accanto. Quando eravamo in difficoltà non si facevano pregare ed iniziavano ad incitarci sino al punto di trasformarci. Erano davvero mitici”.

Il momento più importante di quella storica stagione? “L’ultima di campionato contro il Genoa, (22 Giugno 1975) il gol di Salpini sancì la nostra permanenza in cadetteria. Un momento della mia vita calcistica che a distanza di tanti anni serbo tra i ricordi più belli di sempre”. Come sempre vi lasciamo con la nostra massima e vale a dire: non perdeteci di vista, potreste pentirvene.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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