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Gli ex del calcio: Antonio Capone

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pisaniIntervista di Michele Pisani @riproduzione riservata


Ricordate quella vecchia canzone napoletana che parla del caffè e dello zucchero in fondo ad una tazza? Ebbene a costo di procuravi il diabete, gireremo fino a quando il dolce di quella tazza potrà, finalmente, alleviare le sofferenze calcistiche di un popolo, quello biancoverde, che da troppo soffre per le vicissitudini della propria squadra del cuore. La nostra avventura vive un altro capitolo, questa volta non siamo andati lontano. Lo abbiamo trovato a pochi chilometri dal capoluogo irpino. E’ nato in una città di mare tra le più belle d’Italia, è un calciatore che può vantare un personalissimo record. La soddisfazione è di quelle che contano e che vanno tramandate ai posteri, magari inserendoci anche una giusta dose di vanagloria. Ha indossato le casacche delle più importanti società calcistiche campane, una dopo l’altra e passando di categoria in categoria. Antonio Capone, professione esterno di attacco è stato, negli anni a cavallo tra i settanta e gli ottanta, un puntero di quelli che hanno mangiato più polvere di tutti ma che alla fine è riuscito a calcare il manto erboso dei più grandi palcoscenici del calcio italiano. Alcuni dei suoi colleghi contattati da ultrà Avellino li abbiamo raggiunti solo telefonicamente ma il “puntero” Capone lo abbiamo trovato, ironia della sorte, su un campo di calcio. Vederlo giocare, una partita amichevole per beneficenza, ha fatto un piacevole effetto e tenuto conto della difficoltà che ha l’attuale attacco non nascondo di aver tentato di “ingaggiarlo”. Classe pura, per nulla scalfita dai capelli oramai bianchi.


DSC_2719Antonio Capone è restato nel campo del pallone, ha un ruolo come responsabile delle giovanili dell’Alba Pratola nell’avellinese oltre al ruolo di opinionista in tivvù in una nota trasmissione dedicata ai tifosi del Napoli. La prima domanda è anche la più importante: Quanto conta aver giocato in una squadra come l’Avellino?” Tantissimo. Giunsi in casacca biancoverde dalla squadra della mia città. Non sempre si è profeti in patria. Venni in Irpinia con gli stimoli giusti, posso dire che proprio in quegli anni ad Avellino si stava per vivere uno dei periodi più importanti in assoluto. Ho giocato un solo anno, quello prima del campionato poi vinto e che portò i lupi in massima serie. Serbo un ricordo indelebile, una esperienza unica grazie alla quale sono potuto arrivare al calcio che conta. Avellino è una grande piazza, un traguardo per molti giocatori, anche se…” Cosa è cambiato da allora? ” Non sento che c’è la giusta armonia tra società e pubblico e soprattutto questi ultimi campionati tra sali e scendi, non rendono il giusto merito ad una città che ha il calcio nel sangue”. Tanti ricordi anche se una sola stagione, tra l’altro condita con ben nove reti e di quei tempi era un bottino davvero dignitoso per una seconda punta. “Vero. Giocammo un campionato pieno di soddisfazioni. Con me c’erano Adriano Lombardi, Mario Facco, Gianfilippo Reali ed Alberto Cavasin. Grandi atleti ed amici che non dimenticherò mai”. Antonio Capone ha dato tante soddisfazioni ma anche un grosso dispiacere, se lo ricorda? “Come potrei dimenticarlo, segnai una doppietta all’Avellino e proprio al Partenio”.


La ricordiamo tutti, come fosse adesso. La compagine biancoverde era al secondo posto in classifica con 25 punti ad 8 di distanza dall’Inter. In pratica la miglior posizione di tutti i tempi per i lupi irpini. Ci fu il momentaneo pari grazie al solito Gil De Ponti, ma alla fine il risultato fu ad appannaggio dei napoletani con il definitivo vantaggio nella ripresa. “Eravamo in una posizione di classifica tutt’altro che rassicurante e giocavamo in casa di una delle compagini che si trovavano ad inseguire la capolista. Ricordo che fu un periodo memorabile per l’Avellino, si parlò addirittura di un posto in Uefa”.Ritorniamo all’anno passato in Irpinia, ha qualche ricordo particolare ? Fu una annata da incorniciare, comunque ci furono delle gare mi rimarranno sempre chiare nella mente. Una fu quella con il Brescia, segnai un gol, un’altra fu quella con il Varese, vincemmo grazie ad una mia doppietta”. Una cosa è certa, non possiamo dirle di passare qualche volta per Avellino, data la modesta distanza che intercorre dalla sua Salerno, ma con l’invito a farci tornare il sorriso con le sue conclusione a rete le rinnoviamo un saluto ad un presto arrivederci. “E’ stato un piacere, un caloroso saluto a tutti i tifosi dell’Avellino”.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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