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Gli ex del calcio: Andrea Carnevale

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Carnevale quando militava nell’Avellino

Altro giro, altra corsa. Il lungo viaggio dei ricordi non conosce soste. Eravamo sulle sue tracce da alcune settimane, abboccamenti e lunghi “appostamenti” telefonici. Alla fine ci siamo risusciti, l’Udinese Calcio ci ha permesso di contattarlo e l’addetto stampa della compagine bianconera non ha potuto dire di no. L’Avellino ed i suoi tifosi lo reclamavano. Andrea Carnevale ha indossato la maglia bianco verde nelle stagioni di maggiore successo, la seconda e la terza in massima serie della glorioso storia del club irpino. Avellino chiama, l’indimenticato bomber risponde. “Eccomi qui, quanti anni sono passati”. Allora Andrea, i tifosi biancoverdi ricordano la tua breve ma intensa parentesi in Irpinia. Hai giocato in grossi club come Napoli e Roma, in nazionale nei mondiali ma ti chiediamo di tornare indietro ed esattamente all’anno dell’esordio in massima serie. “Devi sapere che il commendatore Sibilia è stato come un secondo padre per me, visto che non ne ho mai avuto uno. Una persona speciale, un uomo di calcio come pochi al mondo. E’ stato un precursore, uno che conosceva come pochi il mondo del pallone e che sapeva scegliere la gente giusta. In tanti anni di calcio è stato un vero e proprio scopritore di talenti. Insomma e per farla breve noi dell’Udinese facciamo quello che l’Avellino aveva bene intuito negli anni ottanta”. Fu proprio il grande presidente a volerti in bianco verde. “Ricordo come fosse ora. Mi prese, ancora giovanissimo, dal Latina. Era l’anno 1979-80. Esordio in massima serie, poi l’anno successivo arrivo il mio gol in maglia biancoverde. La settimana prima del mio esordio con l’Ascoli mi chiamò il commenda ed in disparte mi disse che se avessi segnato un gol mi avrebbe regalato un milione. Io segnai all’Ascoli e la sera stessa mi diede i soldi. Mi chiamò e mi disse di andare al cinema. Un milione, una cifra esagerata per un ragazzino della mia età. Furono i miei primi soldi. Come potrei dimenticare un uomo eccezionale come Sibilia”. Ogni tanto ti capita di chiedere del Lupi ? “Seguo con affetto l’Avellino come l’ho seguito nell’anno della D. Come potrei dimenticare una squadra che mi ha aperto la strada al successo. Ho smesso di giocare ma non per questo ho lasciato alle mie spalle tanti ricordi che mi accompagneranno sempre. Ti dico che i lupi meritano altri palcoscenici e che queste categorie vanno strette ad una città ed una tifoseria che vivono di calcio”. Non è più come ai tuoi tempi, il catino di Contrada Zoccolari era un campo ostico per tutti, chiunque veniva a giocarci si riprometteva in primo luogo di non perdere. “Vero. Il Partenio era un campo difficile per tutti. Quando e se vincevano squadre del calibro di Roma, Juventus, Milan od Inter era al massimo per un solo gol di scarto. Da noi non si passava tanto facilmente. Prima della gara, negli spogliatoi, gli avversari erano preoccupati per quello che li avrebbe attesi. Ho visto gente come Beccalossi, Cabrini e Scirea che si preparavano ad affrontare la gara con la giusta determinazione, sul loro volto si leggeva il timore, il rispetto per l’Avellino. Che momenti indimenticabili, e che grossi campioni che aveva l’Avellino in quel periodo”. Una città come tante altre in Italia ma quando si trattava di calcio era come poche. “Posso dirti che Avellino era come Napoli, con le dovute proporzioni. La gente era generosissima e viveva di pane e pallone. Gli incitamenti dei sostenitori erano un ulteriore stimolo a fare bene ma del resto è storia e voi tifosi avete vissuto anni di calcio indimenticabili”. Lavori nell’Udinese, una società che scopre talenti uno dopo l’altro ma se un giorno avessi un proposta di lavoro dalla tua ex società ? “Certo che se mi dovessero chiamare un giorno ad Avellino ci verrei di corsa. Io sono come voi, un uomo del sud che ama il calore della gente. Sarebbe bellissimo per me poter ritornare tra voi, ho ancora un legame forte e dopo trent’anni è tutto sempre come prima. Vi auguro di ritornare a giocare contro la Juventus, La Roma, Il Milan, l’Inter ed il Napoli. Lo meritare” Grazie Andrea, la tua intervista è un ulteriore tassello di un mosaico che prende sempre più forma. La tua emozione al telefono è la conferma che non ci hai mai dimenticato e la nostra telefonata è la riprova che quaggiù, dopo trenta lunghi anni, ancora ti amano. Anche questo capitolo è chiuso, avanti un altro. L’amarcord continuerà, forse, anche l’anno prossimo solo se il DiRettore Ingino farà una promessa ovvero scrivere nel suo editoriale che ultrà non può fare a meno di noi. Caro Marco ti suggeriamo anche le parole: “A ro’ ma avvio co sto giornale se non teng l’amarcord ?”. Aspettiamo un tuo sollecito gesto di…rassegnazione.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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