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Gli ex del calcio: Augusto Ive

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michele pisaniIntervista di Michele Pisani

Altro giro, altra corsa. Oramai ci autodefiniamo, senza alcun pudore, amarcordisti. Ci perdonerete per cotanta presunzione ma anche il Magnifico DiRettore si rivolge a noi e quindi prendiamo coscienza della nostra forza, una nuova qualità che fa coppia con la nostra, immancabile, ironia. Crediamo di aver fatto un buon lavoro, unico ed al momento irripetibile. Una serie, interminabile, di appuntamenti con la storia. Da un parte un semplice latore, dall’altra gli autori di pagine indimenticabili. Di chi parliamo questa volta? Ve lo diciamo subito. Il contatto di questo amarcord è Augusto Ive, nato nel 1944 a Ceccano ha giocato per due stagioni nei lupi. Prima nel 1964 e poi nel 1966, punta centrale si adattava anche a giocare sul versante destro. Un attaccante molto tecnico ed anche veloce, è stato uno dei giocatori piu’ apprezzati dai tifosi irpini. Prima di iniziare Augusto ci chiede una cortesia ovvero di usare un tono amichevole pretendendo che gli diamo del tu. Lo apprezziamo. Partiamo dalla fine ? No. Volevamo solo vedere se eravate attenti. Allora Gustavo come e’ iniziato il tuo amore con la maglia biancoverde ? “Tutto parti’ da Alfio Riti che parlo’ con il presidente Abate. Venni la prima volta in prestito nel 1964 ma dopo quattro giornate mi riscattarono dalla Roma che era la società’ che deteneva il mio cartellino”. Come ando’ la stagione ? “Feci quattro gol ma tantissimi assist per Mujesan. Ero una punta moderna e sapevo adattarmi, mi spostai da centrale ad esterno per favorire nelle marcature Lucio che conoscevo sin dai tempi della Roma avendo giocato assieme nelle giovanili”. Parliamo di amici, quelli veri. Quanti ne hai incontrati nella tua lunga carriera ? “Tanti, davvero in molti ma su tutti non posso dimenticare Alfio Riti, Renzo Fermo, Lucio Mujesan, Bruno Abatini, Claudio Di Pucchio ed Alberto Recchia”. Il calcio degli anni sessanta affascina un po’ tutti e per svariati motivi. Secondo te i piu’ forti che hai incrociato ? “E’ semplice, li ricordo con affetto e te li dico subito: Gigi Riva che ho incontrato quando giocava nel Legnano, Omar Sivori in una amichevole contro il suo Napoli. Un giocatore incredibile, quando aveva la palla tra i piedi non gliela toglievi piu’. Ma voglio ricordare anche Carlo Mupo da compagno di squadra nella Reggina”. Adesso tocca ai piu’ simpatici, dentro e fuori dal campo. “Gino Gasperini nell’Avellino. Araimo nella Reggina e Gennaro Oliviero nella Spal”. Ti ricordi qualche nomignolo ? “Certo, Alberto Recchia lo chiamavamo il grezzo, mentre quando stavo con la Reggina ricordo il topo a Rigotto, mentre Bagagli era il fabbro”. Gli allenatori più’ importanti nella tua carriera ? “Di sicuro Giunchi e Piacentini all’Avellino e Maestrelli”. Parliamo un po’ dei due campionati, come finirono ? “Nel 1964 arrivammo secondi, lo stesso anche nel 1966 in quel caso dietro al Bari, proprio nella gara con i pugliesi ci rubarono una partita con un rigore inesistente”. Tocca ai gol, ne hai fatti tanti, ti ricordi sia il primo che l’ultimo con i Lupi ? “Senza problemi. Il primo l’ho segnato al Taranto, vincemmo tre ad uno. L’ultimo, nel 1966, nel derby con la Casertana che vincemmo per uno a zero”. La migliore partita ? “Posso dire di aver giocato spesso bene ma su tutte ricordo quella contro Il Crotone. Perdevamo due a zero, feci due gol e vincemmo per quattro a due. Contro il Taranto, poi, feci due dei tre gol che servirono per battere i pugliesi e ci fu un bell’attestato di stima dell’allenatore Giunchi che l’anno prima stava con noi ad Avellino. Il mister disse, in sala stampa, che se avesse avuto me come attaccante dei rossoblu avrebbe vinto il campionato”. Nota dolente, la peggiore prestazione nei due anni di permanenza in Irpinia. “Con la Ternana mi infortunai, in pratica stavo fermo sulla fascia, ma rimasi in campo in quanto allora non si potevano fare le sostituzioni. Litigai con il loro terzino e l’arbitro ci butto’ fuori entrambi, cosi ristabilimmo la parità’ in campo”. Il difensore più’ bravo con cui ti sei scontrato ? “A Michè a me non me pigliava nessuno ma Ballotta della Casertana era quello che mi piaceva di più'”. Parliamo, adesso, del pubblico di Avellino. “Era eccezionale, il Piazza D’armi stracolmo di gente che ti sosteneva dal primo all’ultimo minuto. Quando sono tornato e non c’era piu’ mi è venuto un colpo. Pensa che con tutti i palloni che regalavo ai carcerati l’Avellino andava in crisi economica che poi li doveva ricomprare ma i carcerati mi gridavano a Ive buttaci il pallone ed io non resistevo”. Il tuo ritorno ad Avellino, ce ne parli. “Che emozione, indescrivibile. Pensa che stavo in albergo e mi chiamano, mi dicono di scendere che c’è una persona che mi vuole. Era una signora che 50 anni fa, quando ne aveva 8 mi portava tutte le domeniche i fiori, la signora Pina una grande tifosa dell’Avellino. Poi ho rivisto la figlia di del mitico presidente Abate dopo tantissimi anni, mi sono emozionato. Ho anche incontrato il figlio di Sibiive 2lia. L’impressione che ho avuto ? Ho avuto l’impressione che tutto fosse successo solo ieri ma in realtà’ sono passati 50 anni. Ho cambiato 12 squadre ma come ad Avellino non ce ne sono di tifosi eguali come quelli biancoverdi”. Siamo alla fine del nostro viaggio ma prima gli chiediamo dell’Avellino, se lo segue. “Certo che si, bastano tre o quattro punti e si salva, per i play-off francamente ci vuole qualcosina in piu’ che non mi pare di vedere. Se si segnava quel gol con la Ternana forse avremmo assistito ad un’altra gara ma contro il Latina non mi è piaciuto il Lupo, troppo arrendevole. Speriamo di andare meglio contro Il Pescara. Ma Tavano perchè non gioca ? In B farebbe la differenza e Mukulu ? L’unico che fa gol e sta in panchina ? Ha un buon fisico e protegge bene la palla, sarà anche un po’ macchinoso ma fa a sportellate con gli avversari, mi piace”. Caro Ivo è stato un vero piacere parlare con te, sei un simpaticone, disponibile e molto modesto. A presto. Altro giro, altra corsa e non perdeteci di vista. Potreste pentirvene.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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