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Gli ex del calcio: Giuseppe Massa

Lo intervistammo nel 2010. Sono passati sette lunghi anni ma quel momento, quella telefonata, non la dimenticheremo mai. Non ci sembrava vero, Peppe Massa, l’ala di Inter, Lazio, Napoli ed Avellino rispondeva alle nostre domande con una semplicità disarmante. Privilegi di un lavoro che non sempre restituisce soddisfazioni a tanto impegno. Lo abbiamo rivisto qualche anno dopo. Un raduno di ex biancoverdi con i suoi compagni di squadra. Da Di Somma a Cattaneo, Reali, Casale e tanti altri. Peppe Massa era sempre quello in rigoroso silenzio. Parlarne adesso non è facile, soprattutto se si volessero cambiare le carte in tavola. Peppiniello, come era chiamato affettuosamente dai suoi compagni di squadra, non amava il proscenio. Troppe volte ha rifiutato i riflettori, poteva e meritava di trovarsi tra i migliori che hanno indossato la mitica maglia biancoverde e quando, spesso, lo si chiamava, in maniera garbata, declinava l’invito. Il suo estro, la sua classe l’aveva dimostrata nel rettangolo da gioco e forse, diciamo forse, a nulla serviva ricordarglielo. Gli interessava e solo relativamente ricordargli che era un stato un campione. Siamo qui a dirvi che abbiamo auto una fortuna esagerata. Si, proprio così. Lo abbiamo conosciuto, lo abbiamo intervistato e ci teniamo bene strette le poche foto che siamo riusciti a scattare negli spogliatoi del Partenio-Lombardi, in una delle sue ultime apparizioni in pubblico. Un ‘sorriso’ segnato’ dagli anni ma era un sorriso di chi era felice di ritrovarsi tra i suoi amici come adesso che potrà riabbracciare Adriano per continuare a rincorrere un pallone. Sotto pubblichiamo la nostra intervista, sperando di farvi cosa gradita. Quando il gioco si fa duro i duri incominciano a giocare. Abbiamo perso ilconto, oramai, sul numero di giocatori contattati da Ultrà Avellino. Tanti sono oramai i “felici” servizi giornalistici ma non sempre tutto fila liscio. E’ successo anche che alcuni giocatori sono “sfuggiti” nel mentre li avevamo in pugno, in senso metaforico ovviamente. Contattare persone che pur essendo stati personaggi pubblici vivono una vita come tutti, non sempre è facile. Si parte da un indizio, si percorre una strada, si fa qualche telefonata. Un amico in comune, un suo compagno di squadra. Le telefonate non si contano, Dovremmo farlo in quanto un giorno, prima o poi ma è sempre meglio prima, presenteremo un conto, salato, al nostro direttore. Obiettivo? Fargli perdere il suo proverbiale sorriso e verificare se l’appellativo, coniato per l’occasione e che non garantisce la sobrietà letteraria di “arida manus curta” gli confà. Intanto siamo a caccia di qualche complimento ma si sa che anche quando non bisogna pagare ci sono persone che sono avare a prescindere. Poco male, ne faremo a meno.Dopo alcuni “appostamenti” può arrivare il cosiddetto contatto ma non sempre l’esito è felice. Ancora una volta ci siamo, l’ennesimo campione irpino è oggetto delle attenzioni di “amarcord” la rubrica del periodico Ultrà Avellino. Giuseppe Massa è uno di quelli che ha vissuto il calcio con passione, classe, onestà e sacrificio. Peppe Massa appartiene ad un altro calcio, quello fatto di uomini e di promesse, di stimoli e di parole mantenute. L’ex ala destra dei lupi ha iniziato la carriera di calciatore con l’Internapoli, cosi come Wilson e Chinaglia, la seconda squadra della città di Napoli. Dalla serie D passa  direttamente alla Lazio in massima serie. Sei stagioni con i biancocelesti, tre in cadetteria, poi il grande salto, quello nel calcio che conta. L’internazionale di Milano, due stagioni per poi tornare da dove era partito ma questa volta per indossare la maglia azzurra del Napoli. Quattro stagioni e molte soddisfazioni poi l’arrivo in Irpinia. Tre anni con i lupi. “Lo so che può sembrare un luogo comune ma io Avellino ce l’ho nel cuore. Tre anni, tre salvezze. Quante soddisfazioni”. Peppe Massa è un giocatore in un certo senso anche atipico, ama la privacy e non è mai stato invadente, figuriamoci se dice quello che non pensa per far piacere a qualcuno. Ammettiamo che è sorpreso della telefonata ricevuta a casa, il suo cellulare risultava spento. Vive e lavora a Napoli, ama il calcio e gli piace insegnarlo ai giovani. Spesso ci capita di vederlo in televisione, autori di commenti dal contenuto condivisibile ma con l’aggiunta della pacatezza. La prima impressione non sempre è quella giusta. L’effetto è di quelli che ti  condizionano. Il suo autografo al Gallucci di Solofra nel 1979 fu una delle cose più belle che mi capitò in quella magnifica stagione. Non fu facile avvicinarlo, incuteva un silenzioso rispetto, sembrava un gigante pur essendo di corporatura minuta. Al telefono gli parlo dell’incontro e che ricordo, a distanza di tanti anni, l’inizio della targa della sua Mercedes nera. Sorride e ci risponde. “Ricordi anche la targa? Io non ci sarei riuscito ma confermo che la macchina era di colore nera. Mi sorprende sapere che ricordi ed a distanza  di tantissimi anni quell’incontro”. Mister, nella vita di ognuno si cancellano  o si tenta, le delusioni ma i momenti belli restano scolpiti.  Torniamo a domandargli qualcosa, il suo imbarazzo o meglio quello iniziale,  misto anche ad una sensazione di piacevole sorpresa scema con il passare dei  minuti. Mister seppure sono passati trent’anni ci racconta qualcosa di quel periodo ? “Arrivai ad Avellino nel primo anno di massima serie. Una squadra  bene assortita, direi muscolare con giocatori tosti come Reali e Cattaneo. In molti ci guardavano con simpatia, ci vedevano come una lieta sorpresa ma non si aspettavano che i lupi sarebbero rimasti per dieci anni di fila. Io ho giocato solo tre stagione, venni ceduto da Sibilia al Campania in serie C1 e quell’anno  sfiorammo anche la promozione in cadetteria”. Il patron Sibilia, un presidente unico e particolare. Che ricorda ha di don Antonio? “Piacevole. Don Antonio era un grande, un vero presidente. Una delle cose che non puoi dimenticare di questo mondo sono proprio i presidenti e quello dell’Avellino era inimitabile sotto tutti i punti di vista. Basti pensare che per noi era un punto di riferimento, quello che diceva era legge. Uomini come lui mancano al calcio che non è più quello di una volta”. A proposito di calcio e di vecchie abitudini, sa dove gioca l’Avellino? “Certo. In Serie D e domenica giocate in casa contro il Milazzo. Se vincete vi candidate alla vittoria finale. Dopo una partenza a fasi alterne avete inanellato un numero sostanzioso di vittorie. Avanti cosi. Non posso pensare che una città come Avellino ed una tifoseria come quella bianco verde debbano penare tra i dilettanti”. La tecnologia ci mette davanti ad un fatto compiuto. Se non sai usare un pc sei fuori dal mondo ma attenzione a fidarsi troppo. Giuseppe Massa è ricordato come un centrocampista, fidarsi e bene ma noi preferiamo affidarci ad una nostra conoscenza diretta. Peppe Massa era un esterno. Una ala destra, come si chiamava una volta, di quelli che saltavano l’uomo per poi crossare al centro. Tanti gli assist per i propri compagni. “Giocavamo in attacco io, De Ponti e Tosetto con Piga che si alternava. Una bella squadra con Adriano e Pasquale a centrocampo. Lombardi non lo dimenticherò mai, un uomo eccezionale, come lui ne ho incontrati pochi nella vita”. La prima volta che vedemmo in tivvù Peppe Massa fu con la maglia dell’inter, le sue folate sulla fascia ci colpirono. Un ragazzino di appena nove anni che guardava un furetto saltare i suoi avversari per poi calciare in porta. Adesso mister Massa ha sessantadue anni, compiuti il 26 di Aprile, una vita spesa appresso ad un pallone. Non sempre la gratitudine compensa i sacrifici fatti ma almeno i ricordi resteranno sempre un prezioso patrimonio per noi tutti. “Ho avuto una carriera piena di soddisfazioni. Tanti grossi club ed il piacere di giocare per quattro squadre della mia regione. La tua telefonata mi ha fatto piacere e sapere che non vi siete dimenticati di me è un regalo, una inaspettata sorpresa”. Mister, la copia del giornale gliela porto personalmente. Sarà un piacere stringerle la mano dopo tanti anni. “Ne sarò felice, spero di tutto cuore di rivedere presto l’Avellino nel calcio che conta”. Vero, difficile dimenticare e noi di Ultrà Avellino non ci riusciamo, forse è  per questo che tutte le volte siamo presenti.

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About Michele Pisani 1968 Articoli
Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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