Juventus: perché prima delle individualità c’è sempre un’idea di gioco

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Di fronte a partite come Atalanta-Juventus ci sono considerazioni piuttosto importanti da fare. Innanzitutto la bestia nera della Juventus, Duvan Zapata spegne il sogno triplete della famiglia Agnelli, quel traguardo tanto voluto e desiderato che manca dal 2010, dalla spettacolare quanto irripetibile Inter di Mourinho e di Moratti. L’estate scorsa la società bianconera ha investito come sempre capitali economici, che altre squadre non possono permettersi, per avere dalla propria parte Cristiano Ronaldo, indubbiamente calciatore più forte al mondo (se si vuole, insieme a Messi). E per puntare, dunque, al vincere il più possibile. Spesso, però, capita che ci si dimentica che nel calcio la differenza viene fatta anche da chi è seduto in panchina. E la sensazione che si ha e che, il più delle volte in certe partite importanti, non basta avere un calciatore milionario capace di risolverti ogni partita se di fronte hai una squadra che gioca un buon (ma anche più che buono) calcio. Con pressing, aggressività, ottimo giro palla e con la capacità di mandare al gol il più prolifico della squadra, l’Atalanta di Gasperini ha battuto la Juventus di Allegri. L’ha fatto senza l’aiuto di grandi campioni, senza avere in squadra calciatori come Dybala, Douglas Costa, Bernardeschi e Ronaldo, utilizzati anche tutti insieme per cercare di riacciuffare un pari che sarebbe stato immeritato. Ma nulla può una squadra con poche idee di fronte ad una che, invece, sa bene ciò che vuole. Gli undici sono i 3 centrali difensivi supportati da calciatori come Castagne e Hateboer pronti a calcare il terreno di tutte e due le fasce. Ritrovarsi a centrocampo con De Roon, più aggressivo che mai e Freuler. A collegare Zapata, che fa reparto da solo, con il centrocampo sono poi Ilicic e Gomez, con quest’ultimo che agisce quasi come un jolly cercando di dare sempre pochi punti di riferimento. Un 3-4-2-1 la cui tattica è stata capace di causare la prima sconfitta in Italia della Juventus a inizio stagione. Le parole di Gasperini dicono tutto: L’Atalanta non corre solo, esprimiamo anche qualità. E le qualità di questa Atalanta sono emerse tutte, non contro una Juve B, né contro una Juve C, ma contro una Juve schierata al massimo per poter vincere anche questa gara di Coppa Italia. Allegri paga la presunzione di chi si adagia sugli allori, di chi pensa che basti avere dei giocatori superiori per vincere una partita. Ma quando non si è fortunati, come contro la Lazio dove solo un rigore di Ronaldo ha permesso l’ennesimo allungo su Napoli e Inter, o quando non si hanno piccoli aiuti arbitrali, o chiamiamoli anche distrazioni del Var, non puoi che contare sulle tue forze e sul tuo gioco. Quando quello manca, allora la sconfitta si fa sentire, Ronaldo o non Ronaldo che sia. Questo è il motivo per cui anche la Champions tanto ambita costituisce un pericolo per la Juventus, per l’incapacità di esprimere gioco. Questa stagione mai dovrebbe rappresentare un fallimento per gli sforzi (o forse no) economici della famiglia Agnelli per competere, per il passo da gigante fatto per passare da Higuaìn a Ronaldo. Ora la Juve sente il peso di non poche responsabilità. Basta guardare il 6° gol del Barcellona per capire quanto ci siano squadre che, proprio sotto il profilo tattico, possono far più male perché in grado non solo di puntare su individualità forti, ma anche di esprimere un gioco straordinario. La Juventus, invece, è sempre stata la squadra del cinismo, quella capace di giocare male e vincere. Ma certe volte non si può sempre perseguire un ideale soltanto. A volte c’è bisogno che anche i più grandi campioni siano assemblati in un sistema comune dove nessuno debba rinunciare alle proprie caratteristiche, ma semplicemente metterle al servizio dei compagni di squadra. Per questo, in conclusione, si devono ricordare le parole dell’inventore del calcio totale, non tanto in riferimento alla sua filosofia calcistica, ma quanto ad una semplice considerazione: il calcio si gioca prima con la testa e solo poi con i piedi. Forse è questo il passo avanti che manca alla Juventus per ambire al così detto triplete..

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Giornalista pubblicista di Footballweb

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