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25 settembre 2018

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Amarcord, Beniamino Vignola e i suoi tre anni ad Avellino

pisaniIntervista di Michele Pisani

Altro giro, altra corsa. Continua e senza alcuna sosta il “fantastico” viaggio attraverso i ricordi degli anni più belli della gloriosa storia del sodalizio biancoverde. Battezzato e melanconicamente “amarcord”, per le interviste ai protagonisti del decennio della massima serie, allorquando si viveva, senza dubbio alcuno, il lungo è favoloso periodo che regalò a tutti gli sportivi una favola, quella della provinciale che seppe conquistare l’Italia tutta. C’era una volta e nemmeno tanto tempo fa una squadra che lottava alla pari delle grandi. C’era una volta e nemmeno tanto tempo fa un tifo stupendo, colorato, unico ed inimitabile. C’era una volta e nemmeno tanto tempo fa un supporter orgoglioso di essere irpino.In attesa di tempi migliori e nel tentativo di scorgere un futuro radioso da un presente che comunque promette bene ci rituffiamo e magari impunemente in un passato glorioso. Questa settimana siamo diretti al nord, nel laborioso veneto e precisamente nella città di Giulietta e Romeo. Oltre ad ispirare la casa automobilistica del biscione e dare vita alla storia d’amore più triste in assoluto la città di Verona sale alla ribalta, almeno per noi irpini, per aver dato i natali all’indimenticato Beniamino, quello con la lettera maiuscola, di tutti i tifosi avellinesi. Cinquantacinque anni, affermato imprenditore nel ramo degli accessori auto, l’ex calciatore di Verona, Juventus ed Avellino. Tre anni in Irpinia, dal 1980 al 1983. ottantotto presenze e ben sedici reti. Un metro e settantadue per sessantaquattro chili. Fisico agile ma dotato di un tiro al fulmicotone. Beniamino Vignola appena ci sente parlare della città irpina e della squadra biancoverde ferma letteralmente il tempo e contravvenendo ad una delle regole fondamentali del bravo imprenditore si concede una pausa fuori dal previsto, in barba al ministro Brunetta. Non è una semplice pausa caffè ma è la storia di una scelta di vita. E’ la storia di due innamorati e di un amore eterno è non quella celebre e romanzata di origine veronese. E’ la storia che ha commosso il popolo irpino. Da una parte un giovane di appena diciannove anni, fisico gracile e faccia da bravo ragazzo e dall’altra una intera tifoseria. Da Baiano ad Ariano passando per Solofra, tutti matti per il lupo. “Mi avete riportato di nuovo ad Avellino, almeno con il cuore sono li con voi”. Il suo esordio al telefono è una emozione indescrivibile. Faccio a cazzotti con la paura di rimanere bloccato e non riuscire a parlare, a stento riesco a trattenere le lacrime che lui di rimando. “Ancora vi ricordate di me?”. Caro Vignola noi non ci siamo mai dimenticati di lei e la cosa se permette è diversa.
“Ho passato tre anni stupendi, i più importanti della mia vita. La prima volta che lasciavo casa per venire al Sud. Solo l’incoscienza dell’età poteva permetterlo ma a distanza di tanti anni vi dico una cosa. Lo rifarei altre mille volte. Siete nel mio cuore, non vi dimenticherò mai”. Ci racconti qualche aneddoto, qualche curiosità. “La sensazione più bella era salire le scale che portavano al campo. Vedere tanta gente innamorata e perdutamente di una squadra mi dava una carica che non ho mai provato in vita mia. Ricordo che il campo era sempre pesante. Io che fisicamente non ero un granatiere dovetti imparare a conviverci ma le altre squadre ne soffrivano e noi giù a legnarle tutte. Erano i tempi della legge del Partenio, le squadre avversarie lo sapevano che non avevano scampo ed al massimo qualche grande poteva pareggiare ma era un lusso concesso solo a Juventus ed Internazionale”. Tutte cose belle ma possibile che non ricorda nulla di “cattivo” dei tifosi irpini? “Quando si vinceva era un piacere stare per strada, non si passava inosservati e si respirava un’aria tipica della grande famiglia….” Basta cosi ? quando si perdeva ? “Era meglio restare a casa…”
Chi ricorda con maggiore affetto di quel periodo? “Tutti. Dal primo all’ultimo ma permettetemi di citare su tutti Don Antonio Sibilia. Per me è stato come un padre. Come sta? Me lo salutate? Anche Di Somma è stato come un fratello maggiore, un vero leader e sempre pronto ad aiutarci, dentro e fuori dal campo”. Una domanda gliela pongo a titolo personale. Come faceva a tirare quelle bombe ? “E’ una questione di precisione. L'immagine può contenere: 4 persone, persone in piedi e spazio al chiuso
Cercavo di metterla nel punto più lontano, la velocità e la forza erano naturali conseguenze”. In attesa che tornino i tempi migliori ci limitiamo a ricordare quelli che furono. Che ne dice se riportiamo i grandi campioni di una volta e tutti assieme in una partita al Partenio? “Contate su di me. Lo ripeto e con piacere; Avellino è una parte importantissima della mia vita e sapere che ancora adesso vi ricordiate di me mi rende felicissimo. Chiudo abbracciandovi forte tutti, mi mancate e non vi dimenticherò mai. Forza lupi, viva Avellino e speriamo che presto possiate giocare nella categoria che vi compete ossia la serie A”. Un uomo umile e disponibile. Un campione dentro e fuori dal campo, i giocatori di oggi saranno anche dei campioni ma tra vent’anni saranno come Beniamino Vignola ? Altro giro, altra corsa. Non perdeteci di vista, potreste pentirvene.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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