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17 Dicembre 2018

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Gli ex del calcio: Franco Tanelli e lo spareggio di Milano del 1949

michele pisaniIntervista di Michele Pisani

Altro giro, altra corsa. Questa volta ci siamo superati. Provare per credere. Non ci eravamo mai spinti cosi’ lontano, davvero un bel colpaccio. La macchina del tempo fa un bel passo indietro e ferma il tuo ‘cronografo’ al ventinove Giugno del millenovecentoquarantanove. Una pagina amara per il calcio avellinese, un furto perpetrato ai danni di una città’ e di una tifoseria. Tutti sapete come ando’ a finire ma noi vogliamo ripercorrere, in maniera esaustiva, quella giornata e quanto ne scaturi’. Lo facciamo con un testimone oculare, una persona che era presente in campo, anzi un calciatore che partecipo’, fattivamente, al trionfo calcistico con l’assist per Camillo Fabbri l’autore della rete che permise all’Avellino, sul campo, di battere il Catania. Si, in effetti, l’Avellino la promozione in cadetteria la conquisto’ molto prima dei magnifici ragazzi del settantadue ma una questione legata a degli illeciti sportivi ne nego’ la ratificazione.


Franco tanelli

A raccontarci tutto e’ Franco Tanelli, nato a Lodi il nove Febbraio millenovecentoventicinque, novantunanni portati benissimo. Ha giocato nel Milan, Avellino e Livorno dove ritrova il suo trainer Ricciardi. Mister dieci milioni ha una memoria di ferro, ricorda tutto con una dovizia impressionante. “Vi siete dimenticati di me mentre io porto sempre Avellino nel mio cuore”. L’esordio promette bene. A Tanelli gli chiediamo di iniziare dalla fine, ovvero dalla finale dell’Arena di Milano. “Vincemmo meritatamente grazie ad un mio assist. Il Catania non ne aveva piu’, erano sulle gambe. Al quarantatreesimo del secondo tempo presi palla e inizia a correre, nessuno degli avversari mi veniva appresso. Vidi Fabbri da solo in area e lo servii senza pensarci su due volte. Camillo non si fece pregare e riusci’ a battere il portiere rossoblu'”. Poi cosa successe ? “Tutte falsità’. Ci accusarono di aver comprato delle partite. Non fu cosi anche perché’ noi le gare le vincevamo sul campo e del resto per essere chiari contro il Catania vincemmo tre volte. Al Piazza d’Armi, secondo la ricostruzione del giornalista Carosio (siciliano di Palermo) si tratto’ di un pareggio per uno ad uno, in Sicilia e lo spareggio a Milano, eravamo piu’ forti e lo dimostrammo ampiamente ma a quanto pare non basto’ visto che quelle accuse infamanti presero piede ed alla fine, immeritatamente, ci fecero scivolare al diciottesimo posto.” quanti tifosi avellinesi vennero a Milano per lo spareggio ? “Una marea. Non potevi contarli. Ricordo come fosse allora, un caldo insopportabile ma i tifosi furono eccezionali. Affollarono le gradinate e ci sostennero per tutto il tempo. Roba da brividi”. Quanti anni ha giocato ad Avellino e come giunse in Irpinia ? “Ad Avellino ho giocato per tre stagioni, ottanta presenze e circa sessanta reti. Ero un centravanti ma Antonio Vojak nel millenovecentoquarantasei, l’allora allenatore dell’Avellino, mi cambio’ ruolo e si invento’ il finto centravanti ovvero giocavo con il numero nove ma mi posiziono’ a centrocampo. Ci arrivai perché’ facevo il militare, ero del Milan, quell’anno mi proposero di giocare ad Avellino per una sola stagione ma poi per un errore da parte del segretario rossonero mi ritrovai di proprieta’ della compagine irpina e ci restai sino al trasferimento a Livorno. L’Avellino mi vendette per dieci milioni e a quell’epoca era davvero una bella cifra”. Ho notato che lei non dice biancoverdi, come mai ? “Perché’ allora non era cosi’. La nostra maglia era di colore rosso con i bordi neri, poi passammo ad una casacca a quadroni bianco e blu e solo dopo a quella attuale”. Come si arrivo’ alla fatidica trasformazione ? “Fu tutto merito di Fausto Grimaldi un noto giornalista di quell’epoca. Era la vigilia del derby contro il Benevento. Gia’ a quell’epoca era una gara particolare. C’era sempre un bel numero di poliziotti e carabinieri. Gli stregoni avevano una maglia tutta gialla per via del liquore Strega e a Grimaldi venne in mente di contrapporci ai beneventani con una maglia verde, il colore di un prodotto dei frati irpini. Cosi ci ritrovammo a giocare con una casacca verde a bordi bianchi”. Quante squadre c’erano in un girone ? “Diciotto e trentaquattro gare tra andata e ritorno. Nel primo anno, quello di Vojak per capirci feci circa trenta reti. Non male non trovi ?” Cosa pensa del calcio attuale ? “Che debbo pensare. Oggi dicono che scoprono tutto loro ma noi abbiamo avuto il merito di migliorare il calcio solo che allora non c’era la televisione”. Chi era l’allenatore della promozione ? “Un irpino, giocava praticamente in casa. Il nostro mister era Alfonso Ricciardi, già’ ex calciatore dell’Avellino.” si ricorda qualche aneddoto curioso ? “Certo. Nell’Avellino giocavo io che sono di Todi a Catania due miei concittadini e vale a dire Bruno Zucchelli un difensore e Ottorino Bossi un centrocampista. A Lodi loro frequentavano un bar ed io un altro. Si chiamavano bar Lodi e bar Savini. Per la finale i due ritrovi si divisero ulteriormente, facendo tifo uno per l’Avellino e l’altro per il Catania. Fecero anche delle scommesse con cifre di soldi che per allora erano davvero molti. Insomma e per farla breve dopo quella finale non ci siamo piu’ salutati”. Si ricorda il campo sul quale giocavate ? “Come potrei dimenticarlo, era il Piazza D’armi, stava vicino al penitenziario di Avellino, un campo in terra battuta altro che erba sintetica di adesso. Pensa che sono legato molto a questa citta’, lo sai che io e Grimaldi creammo la Scandone ?”. No ma puo’ raccontarcelo lei. “Eravamo molto legati al basket. Un giorno decidemmo di creare una squadra, la chiamammo Scandone e prendemmo i ragazzi del Liceo Colletta”. Tornando alla gara e guardando con attenzione il filmato con il commento di Nicolò Carosio (leggermente di parte e’ dir poco) si capisce anche perché’ e’ stato facile avere la meglio sull’Avellino e non sul campo ma a forza di carte bollate. Davide che batte Golia ma non abbastanza forte da avere successo anche nella sfida che fu affidata alla giustizia sportiva con un Catania ‘leggermente’ favorito e’ dir poco. E’ passato tanto tempo, anche troppo ma la delusione resta uguale per quei magnifici ragazzi che almeno sul campo, quello che conta, ebbero la meglio sul Catania allenato dall’ungherese József Bánás. Siamo a fine intervista e Franco Tanelli ci chiede di Taccone, della squadra e della possibilità’ di vincere il campionato, poi si congeda con un caloroso arrivederci. “Caro Michele vorrei tanto tornare ad Avellino, mi farebbe piacere rivedere la città’ e magari qualche amico. Sono passati tanti anni ma serbo sempre un ricordo stupendo di Avellino e dei tifosi”. Che bello, dopo tanti anni un amore che non conosce il tempo. Un uomo, un calciatore con sani principi non come qualcuno che dopo aver indossato la maglia biancoverde dopo nemmeno qualche giorno si dimentica di Avellino e degli avellinesi. Altro giro, altra corsa. Siamo soddisfatti e capirete il perché’. Siamo riusciti a dar voce ad un calciatore dell’Avellino del dopo guerra. Chiamatelo anche scoop. Caro DiRettore adesso non hai piu’ scampo, devi sganciare l’obolo senno’ il prossimo amarcord te lo fai da solo. Consentiteci di salutare un amico prezioso, il grande Giancarlo Schilliro’ che oramai fa parte della famiglia di Ultra’ Avellino. Grazie, lui sa bene il perché’.

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About Michele Pisani 2194 Articoli
Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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