Il pari della timidezza

Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Non è stata una partita memorabile quella tra Milan e Napoli, la seconda del girone di ritorno. Tutto il contrario dell’andata, quando al San Paolo i rossoneri si portarono sul doppio vantaggio per poi subire la rimonta partenopea. Pur schierato a trazione anteriore, con Milik e Mertens in attacco supportati da Insigne, Fabian Ruiz, Zielinski e Callejon, il Napoli non è riuscito a violare la porta di Donnarumma tornando a casa con un solo punto. Che poi tornare a casa fino ad un certo punto, dal momento che martedì gli azzurri saranno di nuovo di scena a San Siro per i quarti di finale di coppa Italia, gara secca. Nonostante l’assenza di Higuain, con Piatek subentrato a ripresa inoltrata, il Milan è apparso equilibrato e organizzato, ma è anche il Napoli a non avergli creato grosse ambasce con una prestazione opaca e a tratti abulica. Con tutta quella qualità dalla cintola in su, ci si aspettava maggiore possesso palla dagli uomini di Ancelotti, invece, c’è stato perfetto equilibrio tra le due squadre dal primo fino all’ultimo minuto. Si può dire che il pari sia il risultato più giusto, le occasioni migliori sono arrivate nella ripresa: gli azzurri hanno impensierito la porta rossonera con un paio di conclusioni di Zielinski (da posizioni molto invitanti) e una di Milik in piena area dopo una azione manovrata e insistita, mentre il Milan ha sfiorato il vantaggio prima con Kessie, dopo una svirgolata sbilenca di Albiol, e poi con Musacchio su cui si è superato Ospina con un grandissimo intervento. Tutto sommato, dunque, il pari ci sta, il Napoli doveva essere più intraprendente con quella formazione quasi spregiudicata, invece, è stato imbrigliato dalla ragnatela rossonera.

La squadra partenopea non ha giocato neanche per mezzo minuto con l’intensità con cui ha tramortito la Lazio una settimana fa nella prima frazione di gioco, due prestazioni totalmente agli antipodi, soprattutto questo genera perplessità per quanto riguarda il Napoli. Come mai sia sceso in campo così guardingo, timido e attendista contro un’avversaria, da prendere sempre con le molle, ma inferiore, come recita anche la classifica. Poche emozioni in un match in cui ha prevalso troppo la paura di scoprirsi rispetto al desiderio di osare. Meglio stendere un velo pietoso sull’arbitraggio di Doveri, obnubilato da non si sa cosa nei minuti finali quando ha estratto il rosso a Fabian Ruiz per un fallo di mani visto solo da lui per poi mandare negli spogliatoi anche Ancelotti, reo di aver detto qualche parolina di troppo. Ma, come dichiarato dal tecnico a fine gara, si è lasciato andare ad una imprecazione non rivolta al direttore di gara, che però aveva ormai deciso di fare il protagonista e ci è riuscito alla grande. Dopo una prova così deludente, martedì servirà un Napoli più propositivo se vorrà guadagnarsi le semifinali di una competizione, come la coppa Italia, che rappresenta un obiettivo cui ambire per rendere l’annata positiva. Si sapeva che il campionato avrebbe avuta una dominatrice assoluta, il Napoli deve cercare di blindare il secondo posto e puntare alle due competizioni, nella fattispecie coppa Italia ed Europa League, per sperare di chiudere la stagione con un trofeo in bacheca. Servirà sicuramente una squadra più determinata e incisiva di quella scialba e fumosa vista contro il Milan. Un punto a San Siro, comunque, non è mai un risultato da buttare, ma la “fase 2” del tour ravvicinato alla Scala del calcio presenta una sfida decisiva in cui bisogna armarsi dell’autorevolezza della grande squadra.

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