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Gli ex del calcio: Pasquale Luiso

Intervista di Michele Pisani @riproduzione riservata

Siamo soddisfatti. Avevamo promesso di trovarli tutti, uno ad uno. A distanza di otto anni facciamo un resoconto: manca poco, l’elenco era lungo ma ci siamo rimboccati le maniche e portato a termine l’obiettivo. Ci ricorderete, magari non per la bravura, ma almeno per la costanza con la quale abbiamo messo a segni dei veri e propri ‘colpi’ con tanti quanto avvincenti amarcord. Abbiamo un altro obiettivo, sicuramente, come anticipato la volta scorsa, tale sforzo merita un premio per i tantissimi lettori. Una raccolta che possa diventare un libro, un sogno che si avvera. Noi ci crediamo. Avanti un altro e sullo sgabello (immaginario) si siede Pasquale Luiso e di fronte al toro di Sora non c’è il più bravo dei presentatori italiani (Paolo Bonolis) ma uno che c’ha messo il cuore. Sicuramente. Quindi è d’uopo: Altro giro, altra corsa. Pasquale Luiso è impegnato a salvare il Racing Fondi (serie C), subentrato solo due settimane orsono, lo aspetta un finale senza respiro. Ci concede il suo tempo e lo fa alla vigilia di un match importante. “Caro Michele mai rifiuterei di parlare del mio passato ad Avellino. Ci tengo molto, vado fiero di aver indossato la mitica maglia bianco e verde”.

Poter allenare un giorno l’Avellino sarebbe un sogno che si realizza

L’indimenticato bomber ha iniziato alla grande, ha ‘trovato’ la chiave per aprire il nostro cuore. Ma non avevamo dubbi in proposito. Anzi, per rendere oltremodo stimolante la discussione, lo portiamo su un terreno minato. Fingiamo di non ricordare il suo personale ‘score’ e gli facciamo presente che Musiello è ancora il giocatore ad aver realizzato più reti in cadetteria (in una sola stagione) ma lui non ci casca. “Io di reti ne feci diciannove, uno in più di Musiello. Mi chiamarono per dirmi che Danilevičius avrebbe potuto superarmi ed io risposi che i record sono fatti per essere battuti. Ma come ben sai, a distanza di vent’anni, resisto ancora alla grande”. Caro Pasquale abbiamo tante cose da dirci e poco tempo a disposizione (chiuderemo l’intervista giusto in tempo per mandare il giornale in stampa). Raccontaci del tuo arrivo ad Avellino. “Se ci ripenso mi viene ancora da sorridere. Avevo un contratto triennale con il Torino che l’anno prima mi aveva mandato a Pescara in serie B con la formula del prestito. Passai al Chievo (serie A) ma mi si prospettò l’ipotesi di giocare ad Avellino ed io non rifiutai una opportunità che ritenevo favorevole per la mia carriera. Risultati immagini per pasquale luiso con l'avellinoEravamo in macchina io ed il mio procuratore, quest’ultimo fu chiamato da Lele Oriali che lavorava con il Bologna. L’ex campione del mondo mi voleva a tutti in costi in rossoblù ma noi eravamo quasi giunti ad Avellino e non sapevamo come fare. Andammo all’appuntamento con il commendatore Sibilia consci di avere anche la carta Bologna da poterci giocare. L’allora presidente dei Lupi era un personaggio come pochi, uno scaltro che non si faceva mettere nel sacco. Come andò a finire? Mi disse che ad Avellino una volta arrivato non potevo andarmene. Mi accontentò con un contratto che a quei tempi era il doppio di quando percepivo con i granata. Ricordo ancora le parole. “Fuori ci sono quelli della Rai, che figura ci faccio se non ci accordiamo?”. Poi, una volta firmato mi abbracciò e uscendo fuori disse a tutti: “Luiso è nostro, lo abbiamo preso noi…”.


Ogni riferimento al Bologna è puramente casuale. Un anno eccezione a titolo personale ma ci fu una amara retrocessione. “Una stagione balorda. Tre allenatori, prima Boniek poi Orrico ed infine Pace. Eravamo ad un passo dalla salvezza ed invece”. Cosa successe? “Un crollo fisico e psicologico. Tutto iniziò dalla sconfitta in casa contro il Palermo, l’inizio della fine. Pensa che prima della gara contro i rosanero venivamo da tre vittorie consecutive poi la sconfitta di Brescia, il pareggio a Salerno. Perdemmo la gara al Partenio contro il Pescara e nella sfida salvezza a Verona ci fu il crollo definitivo, ma…”. Anche qui c’è una precisazione da fare? “Certo. Alcuni dissero che alcuni di noi (il sottoscritto in particolar modo) avrebbero tirato indietro le gambe per non farsi male, che avevamo il contratto in massima serie. Tutte falsità, io ho dato tanto e non ho nulla da recriminare”. Dopo le note dolenti, la tua esperienza ad Avellino. “Ho ancora tanti amici, spesso mi chiamano per parlare di quei tempi, lo ripeto io ho avuto una esperienza che non dimenticherò mai. Un ambiente unico, un tifo di un livello superiore a tante altre squadre importanti. Pensa che quando scendevo in campo iniziavano i cori, lo stesso che tributavano a Signori i sostenitori della Lazio. Come potrei dimenticare chi mi ha voluto così bene?”. Siamo in tema di ricordi e di aneddoti, sveliamo anche quello della Mercedes? “Presto fatto. Eravamo in albergo ad Avellino, stavamo fuori e vediamo arrivare Sibilia in una grossa macchina (una Mercedes). Io, che amavo scherzare con il commendatore, gli dissi: “presidè che macchinone vi siete fatto e lui senza pensarci su due volte che se avessi fatto quindici gol me l’avrebbe regalata”. Poi? “Alle fine mi mandò in concessionaria e scelsi una Golf ultima serie. Un bolide a quattro ruote, il commendatore mi disse di farmi vedere in giro con la macchina nuova in modo che tutti potessero notare era stato di parola”. Siamo alla fine, fai l’allenatore in serie C ed il passo pe la cadetteria è breve, “So dove vuoi arrivare ma ti stoppo subito. Vai piano. Io ho sempre fatto la gavetta sia come calciatore e lo stesso sto facendo come allenatore ma se un domani dovessi ricevere una telefonata dall’Avellino non mi farei pregare, sarebbe un sogno che si realizza. Prima da calciatore e poi da allenatore, Avellino è una parte importante della mia storia da giocatore e sarei onoratissimo se potessi vivere una seconda esperienza. Forza Avellino, martedì ci vuole una bella vittoria per lasciare definitivamente la zona a rischio. Siete nel mio cuore e non vi dimenticherò mai”. Altro giro, altra corsa. Il treno dei ricordi riparte per una nuova avventura. Non perdeteci di vista, potreste pentirvene.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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