Poca gente, poche emozioni e zero entusiasmo

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Lo stadio è semivuoto perché il tifoso napoletano ha perso l’entusiasmo quando si è reso conto che in campionato non ci sono più obiettivi. La Juventus era andata via già da un pezzo, lanciata verso l’ottavo tricolore consecutivo, ma il Napoli ci ha messo del suo visto che, nelle ultime quattro partite, ne ha pareggiate ben tre. I bianconeri saranno anche di un altro pianeta, ma gli azzurri non è che abbiano fatto molto per tenere vivo il campionato. Si pensava che con Ancelotti in panchina cambiasse la mentalità, invece, non è cambiato alcunché, anzi, si ha la sensazione che si siano registrati addirittura dei passi indietro. Sul pari di ieri non ci sono colpe evidenti dell’allenatore, si è giocato ad una sola porta, c’è anche il dubbio su chi abbia difeso i pali del Napoli visto che, solo nel finale, con gli azzurri protesi in avanti, il Toro si è affacciato dalle parti di Ospina. Il problema è l’attacco, se contro la Fiorentina si poteva pensare ad una gara dalla porta stregata, se succede lo stesso anche la settimana successiva, allora non si può restare indifferenti. Manca la cattiveria, ma rimarcarlo solo serve a poco, lo si è detto anche dopo Firenze, e non era neanche la prima volta, parlarne non serve a niente, bisogna trovare delle soluzioni per rimediare e tornare prolifici.

Il Napoli ha prodotto tante occasioni contro il Torino che ha assunto per tutta la gara un atteggiamento difensivo a presidio della porta di Sirigu, ma se la gara è rimasta inchiodata sullo 0-0 è anche perché sono mancate le idee per produrre ancora. Spesso c’è stata imprecisione, precipitazione, confusione, e il tempo scorreva inesorabile. La tifoseria è insoddisfatta, nonostante l’impossibilità di competere per il primo posto, ci si consolava pensando di aver blindato almeno il secondo, adesso è in discussione anche questo visto che l’Inter da meno 11 ora è a meno 7. L’Europa League potrebbe stravolgere il senso di tutti i ragionamenti che si fanno adesso, ma si è appena ai sedicesimi, la strada è troppo lunga per poter pensare a Baku, meglio concentrarsi sulle note negative sennò è destinata a restare un sogno la capitale dell’Azerbaigian. La squadra è alle prese con diversi problemi, il principale è la sterilità offensiva, e la società che fa? Si priva di Hamsik che, con la sua qualità, illuminava il gioco mettendo i compagni in condizione di rendersi pericolosi.

Probabilmente, se lo slovacco ha deciso di andare via a stagione in corso, è perché ha capito che c’era ben poco in palio, se avesse avuto più motivazioni con qualcosa di importante in gioco, ci avrebbe pensato più volte prima di chiedere la cessione. Lo stesso vale anche per Allan, se spingeva per andare a Parigi, non è solo per il fatto che lo avrebbero ricoperto d’oro, ma anche perché sapeva di avere molte più chance di vincere qualcosa. Se la società continuerà ad operare così, indebolendo l’organico, allora non ci si deve meravigliare se i giocatori migliori esprimono il desiderio di andare via e, magari, il presidente fa di tutto per farli passare come mercenari. Per il momento, prevale la delusione per una stagione in cui si sperava di essere più protagonisti, gli ultimi risultati hanno fatto capire che, se i giochi scudetti sono archiviati, non è solo per merito della Juve che non stecca mai, ma anche per il Napoli che seguita a lasciare troppi punti per strada. Non si può parlare di sfortuna se, nelle ultime cinque partite tra campionato e Coppa Italia, il Napoli per ben quattro volte non è andato in gol, i vincenti non cercano alibi.

Autore dell'articolo: Maurizio Longhi

Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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