Flash News
16 agosto 2018

Footballweb ©2014-2017 – Tutti i diritti riservati. Reg.n° 22/2016. Direttore Resp: Michele Pisani

Amarcord, Stefano Trevisanello: “Quando dissi a Vignola di scegliere Avellino”

Intervista di Michele Pisani FBW Founder @riproduzione riservata


Altro giro, altra corsa. Il treno dei ricordi viaggia, spedito, verso l’ennesima destinazione. Venghino siori e siori, i ricordi sono serviti. Per chi non dimentica. Ancora il Veneto, come la Campania, una regione ha che visto tanti calciatori indossare la maglia biancoverde. Questa volta tocca a Stefano Trevisanello. Lui e Carlo sono stati i primi fratelli a giocare, assieme, nell’Avellino. Centrocampista, un metro e settantratré centimetri per altrettanti chilogrammi. Nato a Venezia il 5 Luglio del 1953, giunge ad Avellino nel 1975, ci resta per due stagioni collezionando settantuno presenze e otto reti anche se lui chiarisce subito: “Ad essere sinceri i gol sono nove. Uno contro il Vicenza fu considerato un’autorete perché la palla colpì anche un avversario in barriera ma io lo considero a tutti gli effetti mio”. Ci sembra giusto. Stefano ha piacere a parlare della sua esperienza e lo si capisce subito. Disponibile, ironico quanto basta si mostra anche spiritoso quando si cimenta a parlare in dialetto irpino. “L’unica esperienza al Sud è stata importante per la mia carriera calcistica. Da voi si respira un’altra aria. Gente da pane e pallone e questo mi piace. A Venezia e non solo nella mia città se ti incontravano per strada manco ti riconoscevano, ad Avellino eri un eroe. Pensa che quando giungemmo a Napoli, all’aeroporto, eravamo io e Musiello, nel capoluogo irpino già sapevano del nostro arrivo. Incredibile. Poi ad Avellino sapevano tutto di tutti, un acquisto era un avvenimento. Ti coccolavano. Solo da voi si vedono queste cose. Pensi che a Venezia passeggiavano per strada gente come Mariani e Bettarini ma non li conosceva nessuno”. Parliamo del suo arrivo, le sue sensazioni appena saputo del trasferimento ad Avellino. “Avevo fatto la trafila nel Venezia poi passai in prestito al Varese, avevo vent’anni e da poco avevo smesso di fare il militare. Risultati immagini per stefano trevisanello avellinoEra la serie A ma li giocai poco ed io volevo mettermi in mostra. Doveva presentarsi la buona occasione. Mi dissero dell’interessamento dei Lupi. Accettai. Sapevo che ad Avellino avrei potuto giocarmi una grossa chance. Una città che amava il calcio in maniera viscerale ma soprattutto già ai mie tempi era considerata una opportunità da cogliere al volo. Non ci pensai su due volte e feci bene. Deve sapere che prima di partire incontrai il fratello di Mutti che era appena andato via ed io pensai che al Sud ci sarei andato di passaggio perché volevo fare carriera. Avellino era una opportunità e lo capii subito appena arrivato perché ad Avellino eri un giocatore. Per loro era arrivato Trevisanello. le dico di più. Quando l’Avellino prese Vignola, Beniamino chiamò me. Allora io giocavo con il Verona, lui era un ragazzino. Mi chiese: Che faccio ci vado ad Avellino? Io gli dissi che richieste aveva. Lui mi rispose: Avellino e Bologna. Non ci pensai due volte. Gli dissi di accettare Avellino perché li sarebbe stato considerato un giocatore, Vignola del Verona e non un semplice ragazzino”. Che effetto le fa sapere che dopo circa quarant’anni ad AveIlino si ricordano ancora di lei e di suo fratello ? “Mah è chiaro che mi fa piacere. Le ho detto che Avellino è una città che viveva e vive di calcio. Quando le cose non andavano bene ed eravamo messi male in classifica la gente per strada ci chiedeva di mettercela tutta di non retrocedere che per loro il calcio era tutto. Io dopo il primo anno potevo già andare via, mi voleva il Genoa, però ci fu una mezza sommossa popolare. Avevano già venduto Musiello ed Onofri. Volevano vendere anche me, Gritti e Lombardi, i tifosi si opposero e la dirigenza per farmi stare ad Avellino prese anche Carlo. Io avevo fatto bene l’anno prima, avevo segnato cinque gol che a quei tempi non erano certo pochi. Avellino mi ha dato tanto ed il fatto che si ricordino ancora di noi mi fa molto piacere”. Ad Avellino ha fatto più gol rispetto alle altre squadre nelle quali ha giocato. “In effetti è vero. Mi trovavo bene, mi sentivo a mio agio”. Tifo ? “Ineguagliabile. A quei tempi c’era solo la curva sud ed una parte della tribuna ma venivano almeno dodicimila persone allo stadio. Mia moglie se lo ricorda ancora. Oensa che dalle undici di mattina si mobilitava il tifo, auto e moto, tutti con sciarpe e bandiere. Facevano una sflilata. Una cosa che mi faceva davvero piacere era vederli sotto l’albergo. Ci chiamano ad uno ad uno e dovevamo uscire sul balcone. Poi ci accompagnavano allo stadio. Una cosa molto bella.” Il giocatore più forte che ha visto nei suoi due anni ad Avellino. “Musiello fece tanti gol, andò alla Roma. Quell’anno realizzò diciotto reti, fu capocannoniere e vinse anche il premio Chevron. Era fortissimo ma anche Adriano era un calciatore di un altro livello. Un calcio pulito, lanci da trenta metri. Viciani voleva il gioco corto e lui con i suoi lunghi lanci non poteva andare bene ma la sua classe era indiscutibile. Ci manca a tutti noi”.


E’ vero ad Avellino vi coccolavano? “Si. Ti riconoscevano ovunque. Qualche regalo te lo facevano. Anche dal macellaio, quando compravi la carne, ti davano sempre qualcosa in più del peso. Gesti che solo al sud puoi trovare”. Si parla degli anni antecedenti alla storica promozione. “Si, andammo via sia io che Carlo. Io approdai in A con il Verona e mio fratello all’Inter che però lo girò al Como. Mi ritrovai Lupi in massima serie dopo una sola stagione”. Qualche aneddoto curioso? “Ricordo che in squadra con noi c’era anche Giancarlo Tacchi. Un vero personaggio. Si vantava della sua A112. Essendo figlio del grande Juan Carlos era molto amato dai tifosi e tutti lo acclamavano. Musiello un po’ se la prendeva. Mi diceva, ma come? Io faccio i gol e lui è acclamato ?. Sempre con lui c’è un altro aneddoto curioso. L’anno dopo come tutti sapete fu venduto alla Roma, giocammo una partita di coppa contro i giallorossi. Allora c’era in squadra un certo Bruno Conti. Musiello spingeva per farmi comparare dalla Roma visto che ad Avellino gli avevo fatto fare tanti con con i miei assist. Mi venne vicino Gustavo Giagnoni, allora trainer della società capitolina che mi disse: vediamo come gioca sto Trevisanello visto che Musiello vuole che ti compriamo”. Sta seguendo il cammino dell’Avellino? “Certo che lo seguo. A Modena c’erano cinquecento lupacchiotti e non è poco. Anche quando giocavamo noi ce n’erano altrettanti. Al nord poi venivano tutti quelli di Avellino e provincia che lavorano da quelle parti.Ci sostenevano. A Vicenza a Novara a Brescia ne venivano in tanti. Adesso hanno un ottimo attaccante che è Castaldo, uno che sa fare i gol. Se hai un goleador vai molto lontano. faccio i migliori auguri all’Avellino che possa raggiungere traguardi lusinghieri”. i Suoi allenatori? “Giammarinaro, Viciani e Baldini”. I gol, i più importanti ? “Mi ricordo il classico gol dell’ex contro il Varese. Loro lottavano per la serie, vennero ad Avellino. A Montoro riempirono la città di manifesti che inneggiavano a Musiello ed al sottoscritto. Vincemmo tre a zero con due gol di Giuliano ed uno mio. Un gol di testa in tuffo e feci entrambi gli assist a Musiello. Grossi errori non ne feci in quei due anni, sono stato fortunato. Una volta perdevamo due a zero a Vicenza, quello di Rossi. Facemmo due gol ed io segnai quel del pareggio. La gente mi stimava perché davo tutto e loro sapevano riconoscere che sudava la maglia”. Si ricorda i suoi ex compagni ? “Su tutti Musiello, Cavasin, Gritti, Traini e Lombardi. Ma proviamo a fare la formazione. Pinotti, Schicchi, Reali, Boscolo, Onofri e Facco. Poi c’ero io, Gritti, Musiello, Lombardi e Franzoni che veniva dalla Lazio. Quell’anno vincemmo all’ultima di campionato vincemmo per cinque a zero a Ferrara contro la Spal, credo che sia anche uno dei risultati più rotondi mai conquistati fuori casa dall’Avellino”. Gli diciamo di Titino, della sua prematura scomparsa e ci rimane molto male. “Andavamo a mangiare sempre da lui, poi quando mi sposai ci portavo anche mia moglie almeno due volte a settimana. Quando arrivò Carlo, l’anno dopo, anche lui divenne cliente fisso. Mi dispiace, una brava persona. Sono addolorato. Ricordo che una volta a fine stagione Titino sparò dei fuochi, dietro al suo locale, una roba mai vista. Sembrava la festa delle torri a Venezia, anzi era meglio”. Altro giro, altra corsa. Venghino siori e siori, l’amarcord è solo di Ultrà Avellino. Diffidate dalle imitazioni e soprattutto non perdeteci di vista, potreste pentirvene.


 

2054total visits,1visits today

Lasciate un vostro commento

About Michele Pisani 2171 Articoli
Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

2 Commenti su Amarcord, Stefano Trevisanello: “Quando dissi a Vignola di scegliere Avellino”

Lascia un commento