Salernitana, il risveglio di Juric

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Il passo da bidone a campione è breve. Arrivato come uno dei pezzi forti del mercato granata, ma fino a poche giornate fa stentava, la porta, o meglio la rete gli era ormai sconosciuta. Una teoria mirata all’efficienza ed alla riorganizzazione aziendale, oggi la si può tranquillamente essere mutuare anche in ambito calcistico. Perché la tempistica e la metodologia delle operazioni di mercato può risultare decisiva, in un senso o nell’altro. Salernitana docet ci viene da dire: ed il riferimento a Milan Djuric è fin troppo palese. Il gigante bosniaco è finalmente sbocciato seppur con ampio ritardo. Da lui la tifoseria granata si attendeva gol playoff, stanno arrivando quelli che permetteranno all’Ippocampo di festeggiare il Centenario con la B ancora in tasca. In mezzo, però, sei mesi da incubo o quasi. Senza gol ma soprattutto con una condizione atletica a dir poco deficitaria che lo ha sovente esposto a magre figure.Arrivato a Salerno il 10 agosto, dopo aver saltato l’intera preparazione a Rivisondoli, aveva svolto la pre-season con il Bristol da separato in casa, Djuric ha faticato tremendamente a raggiungere il top della forma, complice una stazza fisica imponente ed i tanti infortuni che ne avevano compromesso le ultime due stagioni Oltremanica. Consapevole di ciò, probabilmente la Salernitana avrebbe dovuto gestirlo diversamente, preservandolo anziché caricarlo immediatamente di responsabilità che si sono rivelate un boomerang. “Farà 20 gol”, disse di lui Lotito ad inizio stagione contribuendo ad incrementare il già pesante fardello di aspettative sul suo conto. Djuric ha faticato tanto, tremendamente. Ha metabolizzato critiche, ha incassato sfottò social, cazzotti che avrebbero messo al tappeto chiunque. Per fortuna c’è il campo, unico giudice supremo. E quando le gambe girano, tutto risulta più facile. Anche per chi non è mai stato bomber da doppia cifra. Al di là del dato prettamente numerico (cinque gol nelle ultime tre partite) Djuric è lontano parente di quello lento, impacciato, pachidermico di inizio stagione. Colpisce la sua facilità di corsa, la ritrovata verve del gigante di Tuzla. Tutto racchiuso nell’azione del primo gol. Dopo la parata di Micai sul bolide di Benedetti, Djuric sradica palla e fa ripartire la 4×100 granata con Casasola primo staffettista. L’ex Cesena si rialza da terra in area di rigore granata e correva il minuto 4.57 e dopo appena 15’’ va a chiudere in tuffo di testa dall’altra parte del campo. Sei mesi dopo finalmente Djuric. A dimostrazione che tempi e metodi sono importanti quanto il valore intrinseco del calciatore.

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