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Salernitana, Lotito ai tifosi: “Ringraziate Dio che state in Serie B in pianta stabile”

Come spesso capita, la società commette un altro errore, indire la giornata granata per una gara quasi insignificante. Play off lontani, salvezza quasi raggiunta, e derby con l’Avellino già archiviato da tempo. Quindi ieri gli spalti, si sono presentati semideserti, ma di contro, parterre affollato. Proprietà era al gran completo per Salernitana-Cesena. Al triplice fischio finale, Marco Mezzaroma s’è infilato in auto ed è subito tornato nella capitale, Claudio Lotito s’è intrattenuto a lungo nello spogliatoio prima di concedersi in una lunga chiacchierata con i cronisti in attesa dell’auto di servizio che lo avrebbe ricondotto a Roma: “C’era un rigore su Rosina, il loro portiere ha fatto i miracoli. Non mi aspetto niente da questo finale di stagione. Non è vero che non abbiamo l’attaccante. La gente deve capire che nel calcio esistono fattori imponderabili, occorrono tempo e pazienza. Questa squadra ha dimostrato di essersela giocata ad armi pari con tutte le più forti. Colantuono è un buon allenatore, altrimenti non lo avremmo scelto. Ha messo a posto la squadra anche da un punto di vista fisico”. Sarà lui l’allenatore del futuro? “Non parlo, sono in silenzio stampa”, fa catenaccio Lotito prima di rifilare l’ennesima stoccata ai tifosi commentando il flop della giornata granata. L’Arechi semideserto è il frutto d’una stagione senza grosse ambizioni d’alta classifica. Salerno sogna, Lotito la riporta sulla Terra: “Pochi tifosi? Non lo dite a me. Per venire qui ho rinunciato al Gran Premio di Formula E a Roma, avete visto quanta gente c’era? Non commento, sono in silenzio stampa. Ringraziate Dio che state in Serie B fissi, se la gente non è contenta si trovi un altro presidente che la porti in A e poi magari in D. La multiproprietà? Non è vero che non voglio andarci ma c’è poco da ragionare, anche con un cambiamento della normativa è impossibile che un presidente abbia due squadre nella stessa categoria. In caso di promozione sarei costretto a venderla entro tre mesi, non ci sono escamotage. Sono contrario all’introduzione delle seconde squadre in Lega Pro. La Lazio non la farà, c’è già la Salernitana. In questo modo prendo due piccioni con una fava…”.
Lotito anticipa l’ormai certa introduzione del VAR anche in Serie B: “L’ho portata io con Tavecchio quando tutti gli altri erano contrari. L’anno prossimo ci sarà anche in B, i costi ricadranno sulle società. In Serie A ogni società si accolla tra i 250mila ed i 300mila euro. Stiamo lavorando per abbattere le spese vista la differenza di budget con la cadetteria”. Parole, che non sono piaciute ai tifosi, perchè queste cancellano i sogni del tifoso, che sogna di vedere la sua squadra del cuore in palcoscenici sempre superiori. Lotito nel dopo gara, ha praticamente detto che sarà sempre serie B, a meno che non esca qualcuno che compri la Salernitana, ed investa per il salto in massima serie. Da Lotito, come esperienza insegna, nessuno si aspetta concessioni sul terreno della comunicazione e del coinvolgimento emotivo nei confronti della storia del sodalizio granata e della sua tifoseria. Di questo si può tranquillamente fare a meno: i sentimenti devono essere genuini ed è sempre un errore elemosinarli o estorcerli con il servilismo. Se, invece, la mancanza di passione si accompagna ad un’assenza di rispetto intrisa di beffarda canzonatura padronale, oppure assume i caratteri di un’inaccettabile linea di condotta tesa a sminuire volontariamente il valore riconosciuto da sempre alla piazza calcistica salernitana, allora il discorso cambia e non si può far finta di nulla. La Salernitana non sarà mai la squadra B di nessuna società calcistica sia essa italiana o straniera; su questo principio non si possono ammettere varianti. Da parte di tutti: tifosi, stampa e circoletti privilegiati, i quali, sulla base di un’autoreferenziale rappresentatività, continuano a favorire un andazzo che ha ormai stancato tutti. L’aggressiva ed offensiva dialettica lotitiana ha fatto il suo tempo, nessuno è più disposto ad ascoltarla. Anzi, l’imprenditore capitolino, se fosse realmente guidato da onestà e lucidità intellettuale, dovrebbe iniziare seriamente a porsi delle domande sul progressivo ed amareggiato distacco dei tifosi dalle sorti dell’amato cavalluccio. Poco più di seimila paganti non sono la sconfitta di Salerno, rappresentano la sintesi perfetta del fallimento tecnico e calcistico partorito dall’ultimo triennio targato Lotito-Mezzaroma. Bisogna sottolineare risolutamente questa incontrovertibile verità, altrimenti si finisce per conferire credibilità alle stesse menzogne politiche che si ascoltano dopo una tornata elettorale, quando il partito perdente di turno si presenta davanti alla stampa per stravolgere la realtà e parlare di risultato soddisfacente. Tre scialbi tornei di serie B, vissuti senza assaporare l’ebbrezza della partecipare ai play off promozione, riassumono nitidamente la sconfitta di Lotito e Mezzaroma, disegnano perfettamente la cornice priva di ambizione nella quale è imprigionata la sempre più calpestata passione del popolo granata. La narrazione epica sugli scontati passaggi dalle categorie inferiori alla serie B, alimentata da qualche strillone consapevolmente acritico e troppo vicino alla dirigenza, è un’operazione che ha smesso di produrre rendite sul piano della credibilità delle prospettive future. Lotito dica chiaramente cosa vuol fare della Salernitana, perché i suoi modi di fare non sempre chiari, ma al tempo stesso velenosi, non sono altro che un puerile dispetto destinato a risolversi in una crescente conflittualità con tutte le componenti che gravitano intorno all’universo granata. Prima di pronunciarsi, sperando lo faccia in fretta, l’imprenditore romano farebbe bene però a non dimenticare che la difesa della dignità collettiva non ha prezzo. Se trascurasse questo aspetto, l’evidente fallimento calcistico dell’ultimo triennio sarebbe rivestito anche da un’incurabile grossolanità comportamentale.

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