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Disfatta italiana, tutti responsabili!

Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata


Storia di una sconfitta annunciata, potremmo scrivere. Eh sì, perché si erano già avvertiti dei segnali di una probabile disfatta, soprattutto dopo il brutto tonfo subito in casa della Spagna durante il girone. Lì è come se l’Italia avesse smarrito le poche certezze che aveva e tutto è diventato più complicato. Nei 180′ contro la Svezia, la mancata qualificazione è meritata, a Stoccolma la prestazione è stata indecorosa, a San Siro c’è stata generosità, tantissima, ma non è servita per scardinare il bunker avversario. Se in due partite, non vai mai in gol contro una Nazionale alla tua portata per non dire inferiore, allora significa che non meritavi di staccare il pass per la Russia. L’amarezza è tanta, ora, come al solito, si fa la caccia al capro espiatorio, ma tutti dovrebbero recitare un sentito mea culpa, a partire dai vertici della Federazione, i veri responsabili di questo scempio inaudito. A livello tecnico, non può che essere Ventura a salire sul banco degli imputati, il processo alle sue scelte cervellotiche e incomprensibili era già partito, ora divampa ulteriormente fino a diventare una quasi unanime condanna.

Troppo umiliante questo flop per far passare inosservati gli errori di un Ct che non ha mai avuto in mano il polso della situazione e non ha fatto altro che alternare continuamente moduli su moduli non riuscendo mai ad imprimere una identità al gruppo. Al San Siro, si è sperato fino all’ultimo in una invenzione, in una giocata, in un colpo ad effetto, perché la manovra era scriteriata e lenta, gli azzurri hanno mantenuto in mano il pallino del gioco senza mai verticalizzare, provando di tanto in tanto ad alzare i ritmi senza creare superiorità numerica o trovare corridoi per i tagli di qualcuno in grado di sorprendere gli svedesi. Fino all’ultimo c’è stato un assalto alla porta di Olsen ma è mancata cattiveria, incisività, lucidità, alla fine hanno festeggiato gli avversari, riusciti nell’intento di mantenere l’inviolabilità, fossero stati stanati, probabilmente la gara avrebbe preso un’altra piega, ma non avremo mai la controprova. Inutile appellarsi agli errori arbitrali, se l’Italia non parteciperà ai Mondiali è per colpe proprie, non per sfortuna o per sviste altrui, la sensazione è che un ciclo sia finito e che se ne debba aprire un altro il primo possibile, con un ricambio generazionale nell’organico e un generale più carismatico in panchina.

Questo è il tempo dell’amarezza, si fa fatica a pensare al futuro quando il presente è una ferita che sanguina, il fatto che l’Italia sia esclusa dalla competizione iridata è la sconfitta di tutti, un’onta indelebile. In questo infausto fine 2017 è stata scritta una pagina nera della storia della nostra Nazionale, non ci si aspettava un tracollo simile, chi avrebbe mai detto che la Svezia, pur orfana del suo giocatore più rappresentativo come Ibrahimovic, potesse defenestrare gli azzurri. Gli uomini di Andersson l’hanno messa, come prevedibile, sulla fisicità e sulla compattezza, l’Italia aveva più qualità ma non la si è saputa sfruttare. Chissà, probabilmente si è giunti a questo doppio scontro con un livello d’autostima basso e la Svezia ha approfittato di questa crisi interiore per sprofondarci ancora di più in un abisso dal quale s’ode l’eco di una voce roca, affaticata, flebile. Una voce che deve ritrovare il vigore di tempi migliori, questo è il tempo dei processi, dei silenzi, delle scuse, in attesa che inizi anche quello dei cambiamenti e dei nuovi progetti.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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