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Che non si dica “con la moviola in campo, non vincete più gli scudetti”

servizio di Gianni Pagnozzi © riproduzione riservata

 

Dopo il pareggio di Bergamo Allegri si lamentò del Var e delle interruzioni. In effetti con questo strumento il Napoli lo superava e andava da solo in testa alla classifica, e finchè gli arbitri venivano messi davanti ad un monitor a esprimere l’ultimo giudizio sulle stesse immagini rallentate che in quel momento guardavano milioni di spettatori, diventava sempre più complicato assumersi in prima persona la responsabilità di una decisione sbagliata. Da allora in poi queste interruzioni si riducono drasticamente, introducono il silent check, un modo elegante con un termine inglese ( attenzione c’è sempre la fregatura quando ricorrono alla lingua straniera) per dire tranquilli è tutto sotto controllo, ma facciamo noi. Appunto, hanno fatto tutto loro, e nei modi che abbiamo purtroppo constatato con decine di episodi più o meno eclatanti, che da allora in poi non hanno mai più scontentato Mister Allegri.



Il Napoli nonostante non abbia potuto contare su un trattamento altrettanto benevolo da parte della classe arbitrale, che gli permettesse di sfangare anche quelle partite in cui l’avversario lo metteva in difficoltà, ha continuato a stare in testa fino a poche giornate dalla fine e senz’altro per meriti propri. Addirittura riusciva a vincere lo scontro diretto in casa degli avversari con una prestazione maiuscola, senza mai subire un tiro in porta e riportandosi ad un solo punto di distacco. A quel punto però il destino era segnato, si, perchè questo era il primo anno della entrata in scena del VAR e sarebbe stato intollerabile che qualcuno dicesse ” Ecco, appena è stata messa la moviola in campo, non vincete più gli scudetti”.



Pensate per un attimo quale danno di immagine avrebbe prodotto per il club più ricco e potente d’Italia, questa consapevolezza diffusa nell’opinione pubblica. Una macchia che avrebbe alterato irrimediabilmente anche tutti i successi precedenti.
L’impossibilità di esporsi a questo rischio, ha determinato che si procedesse cosi, senza pudore, costi quel che costi, ma il titolo andava conquistato comunque. L’espulsione con ricorso al VAR (questa volta si, e primo caso del campionato dove si ricorre a questo strumento per un fallo fuori dall’area) per Vecino dopo appena 10 minuti nella trasferta di Milano, costringeva all’inferiorità numerica l’Inter, la stessa severità non veniva usata nella stessa partita nei confronti di Pjanic.



La severità poi veniva adottata il giorno dopo con Koulibaly ma non con Rugani alla giornata successiva, nonostante il regolamento parlasse chiaro, insomma, alla fine il peso di tutti questi episodi ha inciso ed è stato determinante per sottrarre un titolo a chi davvero lo avrebbe meritato, per aver giocato quasi sempre dimostrando superiorità sull’avversario e senza quasi mai aver bisogno di ringraziare la decisione arbitrale favorevole. Certamente il Napoli non è stato perfetto, qualche limite caratteriale è emerso in più di un occasione, ma non tanto grave da pregiudicare la vittoria finale in questo campionato.
Si vede che da queste parti siamo destinati ad essere rapinati dai piemontesi, ma le uniche cose che non riusciranno mai a portarci via e che restano qui a testimonianza perenne e ad imperitura memoria, sono tutte le nostre bellezze, e quest’anno il Napoli è stato proprio bello, anzi spettacolare.

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