Nando Salvati a FBW: “Sei mesi fantastici a Malta, ma la famiglia prima di tutto. Voglio essere ancora protagonista”

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Intervista di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

E’ un bomber, anche se nella sua carriera ne ha disinnescati tanti giganteggiando al centro della difesa. È abituato a comandare il pacchetto arretrato, ma anche ad incidere in fase offensiva, del resto 100 gol non si segnano per caso. È un leader in campo, gioca con grande autorevolezza e garantisce affidabilità ed esperienza. Pur non essendo più giovanissimo, Nando Salvati ha ancora fame, vuole che la sua onorata carriera abbia un degno epilogo, ci tiene a chiudere con il botto. E’ reduce da sei mesi giocati nella serie A maltese, si avvera un sogno quando ci si confronta con una simile realtà, avrebbe potuto accontentarsi, si sarebbe congedato bene, invece, ha intenzione di mettersi ancora in gioco. Un club è giusto che cerchi giovani affamati, auspicando che si mangino l’erba per emergere e imporsi all’attenzione, ma servono anche quelli affermati. Non bisogna mai sottovalutare l’importanza di un giocatore che vuole chiudere la carriera lasciando un ottimo ricordo di sé. Il corazziere di Scampia vuole mangiarsi l’erba come un giovane, si sente tale ed è pronto a dimostrarlo in campo, per nobilitare ulteriormente un curriculum già di tutto rispetto. Ha vinto tanto, ha fatto parte di quella corazzata che ad Ercolano ha stracciato un campionato di Eccellenza che non ha mai avuto storia, ancora adesso c’è chi definisce illegale quella squadra. Prima di approdare a Malta, dove gli è stata affidata la fascia di capitano, come se quei gradi gli spettassero di diritto, alla stregua di una investitura naturale, a Palma Campania mister Papa gli chiedeva di essere un allenatore in campo e lui non si tirava indietro, anzi, si esaltava ancor di più. Proprio con la maglia rossonera, con uno stacco imperioso al “Pastena” di Battipaglia, ha potuto brindare al centesimo gol, tanta roba per un difensore. Arriva un momento nella carriera di un giocatore in cui, oltre a sentire la fiducia dell’allenatore, diventa indispensabile sentire anche quella dei propri compagni di squadra, per farlo ci vuole una predisposizione alla leadership di gruppo, quella che non è mai mancata a Nando Salvati. Il quale non vede l’ora di rimettersi in gioco, come ci confessa in questa intervista in cui racconta molto sia dell’ultima esperienza a Malta che di se stesso in generale.

LA VOGLIA DI STUPIRE ANCORA – “Oltre ad avere fame, mi sento ancora bene fisicamente, come quando avevo vent’anni. Come potrei pensare di smettere se il mio corpo dice il contrario? Ho voglia di divertirmi, di sentire l’erba sotto i tacchetti, non vedo l’ora di allenarmi, quando tutto questo inizierà a pesarmi allora potrei pensare di congedarmi dopo una lunga e onorata carriera, ma adesso sento di poter dare ancora tanto e lo dimostrerò sul campo. Le parole devono essere supportate dai fatti e, come ho fatto sempre, farò parlare il campo, sono pronto a mettermi ancora in gioco e lottare fino ad uscire stremato

DIGNITA’ E COMPETITIVITA’ DEL CAMPIONATO MALTESE –Avendo la consapevolezza che comunque non sarei andato a giocare nella serie A italiana, pensavo che sarebbe stato un campionato di secondo livello, invece, mi sono dovuto ricredere. Ci sono cinque o sei squadre fortissime, che hanno disputato i preliminari di Champions League, di Europa League, mi sbilancio e dico che queste compagini non sfigurerebbero nel nostro massimo campionato. Non potranno paragonarsi alle big, ma alle medio-piccole sicuramente sì. Non mi piace quando si esprimono giudizi senza una conoscenza reale dei fatti, chi vuole scoprire qualcosa in più del campionato maltese, andasse a vedere qualche partita e si facesse una opinione, sono sicuro che resterà sbalordito come è successo a me. Sono andato via a malincuore, rinunciando anche ad un anno e mezzo di contratto, ma il richiamo della famiglia ha avuto priorità. Mi sento responsabile della crescita dei miei figli e ho capito di non poter stare troppo lontano da casa, per questo ho preferito chiudere anzitempo una esperienza che mi stava lasciando tantissimo, per amore verso la mia famiglia

ARRICCHIMENTO UMANO E PROFESSIONALE –Me ne torno da Malta con un bagaglio esperienziale impareggiabile in un campionato che, ripeto, sarà anche snobbato dai grandi media, non godrà dell’appeal di altri in cui militano campioni strapagati, ma è molto competitivo. Umanamente sono cresciuto molto, mi sono misurato con una realtà molto inglese visto che Malta è stata a lungo una colonia britannica. Sono stati sei mesi fantastici, dei quali conserverò sempre uno splendido ricordo. Vorrei che anche noi in Campania importassimo qualcosa che c’è a Malta, ne trarrebbe beneficio l’intero sistema. Essendoci squadre che si confrontano in palcoscenici europei, se non sei un professionista serio, ti esponi solo a brutte figure. Non lo dico per presunzione, ma dopo aver giocato lì per questi sei mesi, posso giocare per almeno altri tre anni ad altissimi livelli e sono pronto a dimostrarlo sul campo

SUI GIOVANI –Ci tengo ad essere un buon esempio per i giovani, trasferire loro tutto ciò che ho imparato nel corso di tantissimi anni di carriera. Sto notando sempre di più che molti ragazzi si sentono fenomeni dopo aver disputato qualche buona partita, si mostrano esigenti dal punto di vista economico e non accettano i consigli. Bisogna essere disposti a fare tanti sacrifici per raggiungere dei risultati e avere l’umiltà di imparare da chi ha più campionati alle spalle“.

MOMENTI MIGLIORI DI UNA GRANDE CARRIERA –Faccio una premessa: portò nel cuore tutte le piazze in cui ho giocato e vinto tanto, vengo trattato benissimo ovunque sia stato e un giocatore vive di queste soddisfazioni. Ma nel settore giovanile del Napoli ho veramente sognato, ero sul punto di esordire al San Paolo con la prima squadra prima che esplodessero tutti i problemi societari che hanno minato l’equilibrio del club. Ero considerato una giovane promessa, giocavo come terzino destro e mi chiamavano il nuovo Ciro Ferrara, come posso dimenticare quei momenti? Il rammarico è solo quello di essermi ritrovato nella squadra della mia città nel momento storico peggiore perché si sapeva che non ci sarebbe stato futuro e, se volevo giocare a calcio, avrei dovuto ricominciare da club di categorie inferiori. Adesso, se vogliamo trarre un bilancio anche non definitivo della mia carriera, dico che le soddisfazioni sono state immense, non mi hanno mai mandato via i club ma sono stato sempre io il padrone del mio destino”.

AMORE PER SCAMPIA –E’ stato un onore rappresentare Scampia anche a Malta, perché la mia terra l’ho portata con me anche in campo indossando una fascia di capitano sulla quale erano stampate le Vele. Sono nato a Scampia e ci resterò a vita, mi piange il cuore quando viene dipinta come la terra di Gomorra, invece, c’è tanta dignità e voglia di riscatto. Sicuramente non è facile crescere in una periferia abbandonata da tutti e sulla quale viene alimentata una narrazione negativa, Scampia non è quella che vogliono far credere, è anche molto altro, ma di questo non si parla, non fa notizia. Mi sento così legato al mio territorio da mettermi a disposizione della scuola calcio Arci Scampia di Antonio Piccolo per allenare tantissimi ragazzi, siamo tanti istruttori e nessuno percepisce alcun compenso. Ora che sono ritornato dopo i sei mesi a Malta, riprenderò quest’attività che rappresenta l’esempio concreto di come il calcio svolga anche una funzione sociale. Per il miglioramento del mio quartiere, sarei disposto a fare qualsiasi cosa, è gratificante quando esci di casa e i ragazzi ti mostrano riconoscenza venendoti incontro e abbracciandoti, sono sensazioni uniche e fa capire quanto i ragazzi sentano il desiderio di avere dei modelli sani a cui ispirarsi. Per essere dei modelli non bisogna avere i super poteri, ma svolgere con amore, etica e professionalità il proprio lavoro”.

PRONTO A TORNARE IN CAMPO –Qualche contatto già c’è stato, ma voglio valutare bene prima di scegliere, cerco una società seria e un progetto ambizioso, altrimenti me ne resto volentieri a casa con i miei figli. Non ne faccio una questione di categoria, altrimenti dopo aver giocato nella serie A maltese dovrei solo smettere, la priorità è accettare un club in cui si possa lavorare bene. In tanti anni di carriera, ho imparato tanto e ho capito che per vincere sono fondamentali due elementi: un gruppo sano, compatto, coeso e una società seria che rispetti gli impegni. Se non si curano questi due aspetti, alle prime difficoltà tutto crolla e l’entusiasmo si esaurisce presto. Anche se l’età avanza, conosco il mio valore e non posso accettare senza valutare tanti elementi, posso dire che non vedo l’ora di vivere nuove emozioni forti, mi sento carico e motivato al punto giusto”.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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