Milik e il Napoli: ecco perché è sbagliato criticarlo

Siamo nei minuti finali di Liverpool-Napoli e Arek Milik, calciatore più atteso dai tifosi del Napoli, ha la palla decisiva sul sinistro, una palla che permetterebbe alla squadra di Ancelotti di passare la fase a gironi ed eliminare il Liverpool. Tuttavia, il sogno si infrange contro il muro Alisson e in un millesimo di secondo tutto scivola via dando vita a quel miscuglio di emozioni che nessun partenopeo riesce a descrivere. Non riuscirò a dormire per massimo una notte, dichiarerà l’attaccante polacco al termine del match. Tuttavia, nella giornata di oggi Milik ha rilasciato altre dichiarazioni su quella, evidentemente troppo criticata, occasione da gol nei minuti finali: episodio finale? Ho cercato di prendere il pallone, non so se deviato o meno da un difensore. A malapena l’ho controllato e ho calciato d’istinto. Alisson è stato bravo. Errore mio e non prodezza sua? Dipende dai punti di vista: ciò che a noi sembra in campo, può essere visto diversamente dal divano di casa. A volte non si ha il tempo di pensare, ma si agisce di istinto ed io l’ho fatto. Chi critica Milik cerca, si pensa, un semplice pretesto per giustificare una prestazione orrenda degli undici azzurri. L’addio alla Champions non è da imputare al polacco, bensì ad errori di natura caratteriale, spesso accompagnati da una buona dose di sfortuna (il Napoli esce difatti con una sconfitta, mentre la Juve passa prima nel girone con due sconfitte). In certe competizioni i dettagli fanno la differenza. Il gol al 90° di Di Marìa, il gol subito dalla Stella Rossa al San Paolo e la traversa di Insigne contro la stessa nell’esordio in trasferta, sono errori frutto di limiti caratteriali del Napoli, limiti su cui certamente Ancelotti potrà lavorare consapevole di avere gli elementi giusti a disposizione.
Torniamo ad Arek. Il numero 99 azzurro è alla prima stagione vera con la maglia del Napoli, dopo due stagioni fermo ai box a combattere con due infortuni certamente non irrilevanti. E’ un calciatore che ha disputato 783 minuti, a differenza dei 1158 minuti di Insigne e gli 890 di Mertens. Tuttavia, c’è un dato a suo favore: il numero di gol. Sono infatti 7 le reti del polacco, al pari dei suoi compagni di reparto. Numeri, in poche parole, tutti a suo favore specie se si pensa proprio alla gestione del suo minutaggio. 
La considerazione da fare è che, sebbene al Napoli manchi un bomber da 20-25 gol a stagione (l’ultimo è stato l’Higuain dei record), bisogna sottolineare la bravura di Sarri, e poi quella di Ancelotti di riuscire a distribuire più o meno equamente quella somma gol per gli attaccanti a disposizione, tipico di chi al centro del progetto non ha un solo attaccante di riferimento. 
Arek Milik non è certamente il più bel calciatore dal punto di vista dell’estetica dei movimenti (quanti ne abbiamo visti così nella storia del calcio italiano?). Ma non solo, è spesso macchinoso e rallenta a volte la manovra del Napoli. Quando, però, viene messo nelle migliori condizioni riesce a fare il suo dovere, consapevole di poter esprimer ancora di più il suo potenziale. Ecco perché è sbagliato criticarlo. Napoli è una piazza esigente, ma le statistiche fanno ben sperare. Il polacco può essere più che decisivo (e di fatti deve lavorare su questo aspetto), specie se in forma fisica migliore (forma fisica che sta pian piano riacquistando). 
Infine, in un calcio fatto di eurogol e di estetica, non bisogna mai dimenticare che, fino a prova contraria, l’unica cosa che conta per un attaccante è, e sarà sempre, fare gol, poco importa se da 40 metri o da 10 metri, poco importa se con un gol capolavoro oppure a porta vuota. Perchè spesso non bisogna dimenticare che i dati statistici non vanno mai trascurati e, fin qui, danno ragione al polacco che, con critiche o senza, è già determinato e orientato verso Cagliari-Napoli.

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Autore dell'articolo: Marco De Luise

Giornalista pubblicista di Footballweb

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