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25 settembre 2018

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Luigi Necco, cultura e nobiltà d’animo. Non una storia qualunque

L'immagine può contenere: una o più persone e occhiali

Ci eravamo salutati così, oltre un mese fa. Con le nostre risate infinite e quelle chiacchiere enciclopediche che a volte potevano tenerci legati per qualche ora senza una percezione precisa del tempo che scorreva. Il tavolino era lo stesso, come il bar del Vomero presso il quale capitava molto spesso di ritrovarci. Apprendere della scomparsa di Luigi Necco è stato un colpo al cuore. L’ennesimo, dopo la morte prematura di Carlo Carione. “Io sono Luigi e con me non esiste il lei”: la sua fu quasi un’imposizione quando, oltre 12 anni fa, ci conoscemmo. Del resto lui, Luigi, era così: semplice e nello stesso tempo raffinato. Sempre altruista e disponibile e, contemporaneamente, drastico quando riteneva di aver ragione. Le tante foto che in questi minuti lo immortalano pacioso e sorridente, sono quelle che più ne riproducono l’animo. Quello vero, quello intimo, quello nobile. Perché lui era una persona che il contatto umano lo ricercava, senza filtri o quelle alterigie che spesso distinguono veri o presunti Vip. Chi lo ha conosciuto da vicino lo sa. Luigi era, intanto, una persona di cultura siderale. Lo si poteva evincere non solo dai suoi racconti e dalle sue riflessioni private, ma anche dalla marea di libri (storia, filosofia, romanzi) che affollavano il suo appartamento in modo quasi soffocante. Balzò questo agli occhi di quei pochi amici che un sabato sera si riunirono a casa sua per una cena conviviale ma, per tante sfumature, divertente. Era il febbraio di un anno fa, pochi giorni prima dell’impegno di Champions del Napoli a Madrid. Gli rivelammo che da lì a poco saremmo partiti per la Spagna e lui rimase un attimo interdetto e ci disse: “Come vorrei venire anche io, quasi quasi lo faccio”. Era il momento in cui si mescolavano l’emotività verso la sua squadra del cuore e la voglia di viaggiare, di scoprire. Luigi era un grande tifoso del Napoli, anche se ruolo e imparzialità non facevano emergere con limpidezza questa passione. Ma del Napoli era innamorato. “Quando perde mi fa star male”, disse con tono compassato dopo la sconfitta con la Juve dello scorso dicembre. Quasi a cercare una parola di conforto. E poi i suoi blitz estivi a Capri e quell’energia irrefrenabile che lo ha accompagnato fino alla fine nonostante gli acciacchi e qualche ricovero nei mesi scorsi. Ma la mente e la lucidità erano quelle di un ragazzino. Napoli perde un suo figlio e il giornalismo italiano smarrisce un maestro. Tanti di noi hanno perso anche un amico, oltre ad una guida professionale irrinunciabile. Domani, alle 12, lo saluteremo per l’ultima volta alla Chiesa dei Fiorentini, al Vomero. Il successo esistenziale di Luigi è ormai conclamato nelle tante persone che in questi minuti ne stanno ricordando lavoro, parole, gesta, intuizioni. Su questo aspetto non serve aggiungere ciò che è stato da tutti percepibile. Luigi Necco, non una storia qualunque. Che la terra ti sia lieve, caro amico. (STEFANO SICA)

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About Stefano Sica 694 Articoli
Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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