Napoli: Ancelotti è un leader troppo calmo

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Si era detto fossero le motivazioni, si era detto fosse un Napoli sulle gambe a causa di una Juventus ancor più devastante. La realtà, però, è che il Napoli di Ancelotti è una squadra priva di identità, mentalità vincente e aggressività. Quella voglia di vincere che aveva caratterizzato il triennio targato Sarri è rimasta ancora intrappolata all’interno della rete chiamata Champions League, unica competizione in cui gli azzurri hanno mostrato di saper tenere testa a squadre come Psg e Liverpool. Premesse importanti per sottolineare quanto, nel corso dei mesi, il Napoli sia calato sotto ogni aspetto. Sotto l’aspetto mentale, sotto l’aspetto fisico, sotto l’aspetto psicologico. Le difficoltà di una trasferta come quella di Londra erano già in preventivo, ma sembra che gli azzurri abbiano affrontato la gara colmi di paura e privi di quella sana aggressività da grande squadra. Già, perché il passo per arrivare a diventare una grande squadra ha inizio nella testa dei calciatori, nella testa di un allenatore la cui intenzione deve essere quella di trasmettere idee, carattere, voglia di vincere. È tutto ciò che manca al Napoli. Quando emergono palesi difficoltà con Empoli, Genoa, Torino, Sassuolo, Chievo, Sampdoria, Fiorentina e chi più ne ha più ne metta, vuol dire che qualcosa non va. Vuol dire che nell’ingranaggio chiamato Napoli, un pezzo è saltato e pare che fino ad ora nessuno, nemmeno Ancelotti, primo ad averne il dovere, sia riuscito a capire da dove provenga. Il Napoli viene piegato in due dall’Arsenal, squadra veloce, rapida, instancabile, che fa girare il pallone con estrema velocità a massimo due tocchi (e nemmeno). Se a questa capacità si aggiungono gli errori difensivi di una difesa debole (lo aveva dichiarato Ancelotti) e di alcune individualità che non hanno forse consapevolezza del peso della gara, uscire vivi dall’Emirates diventa impossibile. Ciò che più preoccupa è come sembra che, dall’anno scorso a quest’anno, più che un passo avanti ci sia stato un passo indietro. Quanto è vero che vincere aiuta a vincere. La prontezza mentale, la voglia di imporsi su tutte le squadre, tipica del Napoli targato dal professore con l’accento toscano, l’identità in cui persino il popolo si è ritrovato e l’aggressività grazie alla quale si spuntava sangue in ogni partita, sembrano mancare. Attenzione, però. Bisogna precisare che non sono parole di chi rimpiange Sarri o di chi non rinnega Ancelotti. Sono parole di chi analizza quanto questo Napoli sia cambiato, per ora in peggio, in segno di una stagione non all’altezza di ciò che siamo abituati a vedere o quanto meno non all’altezza delle sue potenzialità. È il rischio che corre un allenatore plurititolato come Ancelotti, venire a Napoli in una realtà ben diversa rispetto a quella a cui è abituato. È una scommessa, la voglia di rimettersi in gioco e questo può farlo solo chi ha davvero il coraggio di viversi il calcio in tutte le sue sfumature. Tuttavia, se scegli di scommettere devi fare i conti con una reputazione da mantenere alta, perché altrimenti rischi di risultare poco credibile agli occhi dei tifosi.
Ancelotti rischia certamente di essere mandato al rogo da gran parte dei sostenitori azzurri, non tanto per la mancata qualificazione in Europa League, quanto per un Napoli che sembra spaesato e con idee poco chiare. Tutti sapevano quanto sarebbe stato difficile sopperire alla mancanza di Sarri, un uomo che certamente ha cambiato il modo di vedere il calcio, oltre che dei partenopei, di gran parte dei tifosi di tutti italia.
Quando hai davanti una squadra come la Juventus e sei consapevole di quanto distacco ci sia, per fare un passo in avanti e ridurre il gap non puoi che affidarti alla grinta, al carattere e ad una ideologia ben definita. Il primo passo per scrostare dal trono è mettere pressione. Devi averne le possibilità fisiche, mentali, caratteriali e devi avere costantemente motivazioni, porti sempre nuovi obiettivi. Quanto è vero che vincere aiuta a vincere. È forse questo ciò che sfugge al Napoli, forse è questo ciò che sfugge a questa squadra, ciò che manca a completare il puzzle. Per ora non resta che la speranza, attaccata ad un filo anzi ad una partita, che il Napoli si ponga una più che valida motivazione per provare quanto meno a ribaltare il risultato, pronto, in caso contrario, ad assumersi le proprie responsabilità e che in futuro si faccia frutto degli errori, costantemente commessi.

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Giornalista pubblicista di Footballweb

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