A tu per tu con Aurelio Capaldi


Una carriera professionale  dedicata al calcio e allo sport . Aurelio Capaldi lavora da oltre 20 anni nella redazione sportiva della Rai. Come inviato speciale ha seguito 4 Mondiali di calcio (Germania 2006, Sudafrica 2010, Brasile 2014 e Russia 2018), 3 Campionati Europei, 2 Olimpiadi e 12 finali di Champions League. Fa parte del team che segue regolarmente la Nazionale per Raisport.

Giornalista, un mestiere difficile, soprattutto ultimamente. E’ d’accordo?

Un mestiere che e’ cambiato tantissimo nel corso degli anni. Le nuove frontiere della tecnologia l’hanno reso piu’ frenetico. Un Maestro assoluto come Ryszard Kapuscinski diceva che esistono tre tipi di fonti, la principale delle quali e’ la gente. La seconda sono i documenti, i libri e gli articoli. La terza e’ il mondo che ci circonda e in cui siamo immersi. Lui diceva – gia’ parecchi anni fa – che il problema principale sta nell’aumento delle prime due fonti. Figuriamoci adesso: tutto e’ molto piu’ veloce e, in alcuni casi,  le notizie sono meno controllate.

Quale consiglio si sente di dare a chi vuole intraprendere questo lavoro?

Ne parlo spesso con diversi colleghi e loro mi dicono: io consiglio a tutti di lasciar perdere. Troppa incertezza, troppa precarieta’. La logica, in effetti, dice questo. Io consiglio di capire la reale vocazione per il mestiere. Se e’ forte, si puo’ provare. Cito un episodio che mi riguarda: nel 1997, gia’ esistevano molti giornalisti disoccupati e io mi trovavo a un bivio. Avevo collaborato con diversi giornali, scrivevo per il Guerin Sportivo, ma non sembravano esserci possibilita’ di assunzione. Io volevo fare soltanto il giornalista, ma non avevo sponsor di alcun tipo.  Una cosa, pero’, era chiara: ero determinato a provare. E soltanto io potevo promuovere me stesso. Cominciai a bussare a diverse porte. Il tempo passava e non nego lo sconforto perche’, a volte, era difficile arrivare anche a un semplice colloquio. La frase “Mi dispiace, il Capo e’ in riunione” l’avro’ sentita mille volte. Un giorno telefonai a Jacopo Volpi, all’epoca capo della redazione calcio a Raisport. Non lo conoscevo e, quando gli chiesi se potevo inviargli un curriculum, mi rispose: “Per fare cosa, il giornalista qui? Ascolta, anche a me piacerebbe uscire a cena con Claudia Schiffer, ma la vedo difficile…” Scoppio’ a ridere e mise giu’ il telefono. Il curriculum glielo inviai lo stesso e, dopo alcuni mesi, mi procuro’ un appuntamento con Fabrizio Maffei, all’epoca Direttore di Raisport. Cercava un collaboratore per la Domenica Sportiva, mi prese. Dopo diversi anni, sono stato anche assunto.

Manca qualità o quantità nel mondo dell’informazione?

La quantita’ non manca di sicuro, anzi…Credo che esista anche la qualita’, ovviamente, ma nell’oceano di informazioni proposte e’ piu’ difficile trovarla o riconoscerla. A volte, l’esigenza di essere veloci condiziona molto. Come la corsa ad arrivare per primi su una notizia o su un’intervista. Mi ricordo un intervento di Gabriel Garcia Marquez che, prima di diventare un meraviglioso scrittore, si e’ cimentato con successo nella professione giornalistica.   “La migliore notizia non e’ quella che si da’ per primi, ma quella che si da’ meglio..” disse lui.

Siamo un popolo di razzisti?

Non siamo un popolo di razzisti. Pero’, il razzismo esiste. In Italia, come altrove. E non bisogna far finta di niente. Come diceva Edmund Burke: “Per far trionfare il male, basta solo che la gente perbene non reagisca”.

Il calcio italiano è da seconda fascia, quali sono i motivi ?

Il Calcio italiano ha attraversato un momento molto delicato e l’eliminazione dal Mondiale ha riassunto in maniera spietata questa difficolta’. Servono piu’ stadi di proprieta’, piu’ incentivi per il calcio giovanile e regole certe per punire in maniera adeguata i violenti che creano problemi.

Quale è stato, secondo lei, il campione italiano che si è comportato da tale anche fuori dal rettangolo da gioco?

Se devo fare un solo nome, dico Gianfranco Zola. Grande talento, uomo di alti valori.

Perché vince sempre la Juventus o meglio quale è il motivo per il quale le altre arrancano ?

Perche’ ha struttura, organizzazione, risorse. E tutte queste cose, se ben combinate, producono qualita’. Mi sembra che pure l’Inter attuale sia in grande crescita e orientata in quella direzione.

La Juventus quando vincerà la Coppa dei Campioni?

Non sono un indovino, ma ha tutto per farcela. Con l’ingaggio di Ronaldo, le possibilita’ sono aumentate ulteriormente. La storia recente della Champions League ci dice che vince quasi sempre chi ha Messi o Ronaldo…

In molti sono del parere che il calcio italiano vada riformato, scuse dei perdenti o c’è qualcosa di vero?

Il calcio italiano va migliorato. Con idee chiare e riforme serie. Ma non tutto cio’ che e’ stato fatto finora e’ da buttar via. Le nazionali giovanili dell’italia, per esempio, promettono bene. Un allenatore top mi ha confidato che gli piacerebbe diventare Ct dell’Italia tra 5-6 anni: secondo lui, c’e’ del talento vero dietro la vetrina. Credo che abbia ragione.

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