E’ un Napoli con le polveri bagnate

Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Non si può dire che siano mancate le occasioni, ne sono arrivate di clamorose, ma il Napoli non ha sapute concretizzarle. È mancata la cattiveria, la fame, ormai lo si dice da troppo tempo, solo che il problema persiste e bisogna pensare alle soluzioni per risolverlo. Il Napoli non è riuscito a vendicare l’ultima trasferta di Firenze, quella nefasta dello scorso anno che costò lo scudetto agli azzurri. La prestazione al Franchi non è stata esaltante ma la produzione offensiva non è mancata, clamorose soprattutto le due occasioni capitate sui piedi di Mertens che, per due volte davanti a Lafont, non è riuscito ad essere incisivo come un attaccante dovrebbe essere. Occasioni che gridano ancora vendetta, come quella di Zielinski su cui ancora una volta il portiere viola si è superato, guadagnandosi di diritto la palma di migliore in campo. Il Napoli ci ha provato ma con poca convinzione, a questa squadra mancano gli occhi della tigre, quella mentalità vincente che non si è mai vista quest’anno nonostante l’arrivo in panchina di un tecnico pluridecorato come Ancelotti. Forse mancano le motivazioni in campionato, la Juventus ormai è irraggiungibile, lo era anche una settimana fa quando era inciampata nel pari casalingo contro il Parma, a maggior ragione lo è adesso che ha ripristinato gli undici punti di vantaggio.

Il secondo posto pure è blindato, sembra impensabile che il Napoli possa dilapidare nove punti, quelli che lo separano dall’Inter, può essere che inconsciamente sia venuto meno quel furore agonistico senza il quale non possono compiersi imprese. Al di là delle dichiarazioni di Koulibaly, che ha invitato la squadra a crederci, è inutile prendersi in giro, il discorso scudetto è chiuso da tempo, già da settembre, l’unico vero obiettivo dei partenopei è l’Europa League. La competizione riprende giovedì, con il Napoli impegnato in casa dello Zurigo per poi attenderlo al San Paolo nella gara di ritorno, sulla carta, almeno queste due gare valevoli per i sedicesimi, dovrebbero essere una formalità, ma non si è mai sicuri con questa squadra. In diverse partite a difettare è stato l’approccio, segno di una concentrazione che non è ai massimi livelli e non c’è modo migliore per prestare il fianco alle brutte figure. Anche contro il Dnipro, quando quel Napoli di Benitez sembrava ad un passo dalla finale di Europa League, si pensava che gli azzurri potessero addirittura chiudere la pratica all’andata, inutile ricordare l’epilogo di quel doppio confronto.

Mancò la mentalità, mancò l’ambizione, guai se dovessero mancare anche contro lo Zurigo, se l’annata dovesse concludersi con il secondo posto e la vittoria dell’ex Coppa Uefa, entrerebbe nella storia, basta questo per tenere alto il livello motivazionale. Da Firenze, sono comunque venute fuori delle note positive, la difesa, pur orfana di Albiol, il cui infortunio indurrà Ancelotti ad insistere sulla coppia Koulibaly-Maksimovic, ha chiuso la gara con la porta inviolata disinnescando abbastanza bene attaccanti temibili come Muriel e Chiesa. Allan sembra ritornato quello di prima, Zielinski partecipa di più alla manovra senza eclissarsi come era solito fare, non ha convinto Fabian Ruiz al centro della mediana, lui che con la Lazio, nella stessa posizione, aveva sfoderato una prestazione da applausi. Sicuramente peserà l’assenza di Hamsik che, pur essendo a fine ciclo, doveva essere sostituito a dovere, non ci si può privare del proprio capitano a campionato in corso e col mercato in entrata chiuso. La società ha deciso di accontentare il giocatore che già da giugno aveva espresso il desiderio di sbarcare in Cina, ma che senso ha intavolare la trattativa a febbraio?

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