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18 Gennaio 2019

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Gli ex del calcio italiano: Mauro Pantani

Intervista di Michele Pisani FBW founder


Può capitare. Anzi è capitato. Sentirsi uno di loro, condividere le loro gioie, “vivere” i loro ricordi. Saremo, resteremo solo dei  modesti giornalisti. Uno tra tanti, magari uno tra ultimi ma le soddisfazioni  di questi cinque anni non hanno prezzo.  Abbiamo abusato e non poco ma ci “giochiamo” la locuzione “repetita juvant”  come jolly. Forse, anzi magari è per questo motivo che abbiamo  voluto consacrare la modesta attività con il suggello all’albo marcato Ultrà Avellino.


Un gesto di infinita amicizia ad un direttore, Marco Ingino, tra i più seri in circolazione. Sappiamo bene che non ci apprezzerete per questo, magari susciteremo anche l’ilarità di qualcuno ma già in passato abbiamo pagato ed a caro prezzo la vocazione all’onestà. Abbiamo abusato della vostra pazienza, meglio arrivare subito al sodo. Altro giro, altra corsa. Siamo sempre negli anni settanta e precisamente in quella stagione indimenticabile che consentì ai lupi di approdare, per la prima volta, in cadetteria. Contatto avvenuto, questa è la volta di Mauro Pantani. E’ un vero personaggio, settantadue anni ma non li dimostra. Simpatico, divertente e sempre con la battuta pronta. Un fiume in piena. Una carriera di tutto rispetto, Arezzo, Bologna, Prato, Cremonese, Monza, Lecco, Salernitana, Avellino, Lecce e Cosenza. “Nel Bologna ho giocato con Salvoldi. Nel 1963-64 vincemmo anche lo scudetto ma io giocai solo in coppa Italia e nella Mitropa. Detengo ancora il record di reti in quella competizione con quattro realizzazioni”. Imagini pentru mauro pantani Ad Avellino ha vinto un campionato. Una esperienza unica è d’accordo ? “Eravamo una famiglia. Diciassette amici anche fuori dal campo. Le dico una cosa, non c’era gelosia. Anche quelli che giocavano di meno e c’erano si allenavano da seri professionisti. Disputammo una stagione memorabile. Quanti campioni. Zucchini era fortissimo di testa, Marchesi aveva qualità da vero campione. Poi c’era Fraccapani che teneva da solo l’intero reparto difensivo. Zoff e Nobili. Quanti ricordi”. Poi passò al Lecce. “Fu l’anno dopo. Non disputammo l’ultima gara con il Marsala perché l’arbitro designato sbagliò treno e arrivò in Puglia. Ci rifiutammo di scendere in campo con un arbitro scelto dagli avversari e avemmo un punto di penalizzazione e perdemmo il campionato”. Quanti calciatori famosi, c’erano anche Giorgio Zoff, il fratello di Gustavo Giagnoni, Giuseppe Materazzi e Salvatore Di Somma. “Si era un buon gruppo, c’era anche Sergio Brio. Era solo un ragazzino, io lo segnalai ad un amico che faceva l’osservatore per la Juve e fini in bianco verde. Di Somma è stato un grande, uno dei più forti difensori assieme a Piero Fraccapani. Entrambi sono a mio avviso tra i più talentuosi che hanno indossato la maglia bianco verde”. Ha qualche rimpianto ? “Nessuno. Certo è che se avessi osservato tutte le regole avrei potuto anche giocare più anni in massima serie. Ho avuto come compagno in squadra Boninsegna al Prato e nelle rappresentative ho giocato a fianco di Mazzola e Rivera. Guardi che allora non era come adesso. Troppe critiche anche inutili. Quello che è successo a De Rossi ai nostri tempi era normale. Io non sono mai arrivato ad un raduno in orario. Amavo il teatro ed il Sabato avevo un posto fisso nel palchetto. Mi gestivo in maniera chiara, davo tutto in campo ma godevo della massima libertà. Forse e dico forse oggi io non mi divertirei, il calcio è cambiato in peggio. La rovina di tutto sono i procuratori, non fanno crescere i ragazzi. Pur di guadagnare sono capaci di tutto. Per vendere uno bravo ne rifilano altri quattro alle società e queste ultime sono seriamente danneggiate”.

Mauro Pantani? Il calcio in abito da sera

Dove vive? “Risiedo stabilmente a Lecce ma ho sempre casa anche in Toscana. Mi tengo impegnato facendo il commentatore in tivvù ma ripeto sono deluso da questo calcio che non mi affascina più”. Ha giocato anche nella Salernitana, ricordava tutto questo astio tra le due tifoserie? “Per nulla il calcio ai miei tempi era più romanzato, uno sfottò e tutti a casa”. Un’altra soddisfazione è stata senza dubbio alcuno la vittoria del titolo cannonieri nel 1971-72 e proprio con la Salernitana. Diciotto reti, non male. “Mah io i gol li ho sempre fatti e credo che tutto sommato non mi possa lamentare”. Non può mancare un parere su uno dei più grandi presidenti della storia del calcio ad Avellino ossia Sibilia. “Con enorme affetto le dico che era straordinario. Le racconto un aneddoto, so che è una prassi nelle sue interviste. Quando stavo a Mercogliano come allenatore in serie D, insegnavo anche a scuole e tutte le mattine alle 8 passavo davanti al bar dove spesso c’era il commendatore. Una mattina mi disse. “Wagliò a ro vai ?” Gli dissi che dovevo entrare a scuola. Mi convinse ad accompagnarlo da un suo operaio che gli doveva restituire un milione che gli aveva prestato alcune settimane prima. In macchina mi spiegava che bisognava essere duri, inflessibili. Arriviamo a casae lui mi dice: “Vieni con me ti faccio vedere come si fa”. Saliti in casa, conil tono da uomo duro gli chiede i soldi ma l’operaio non li aveva. Alla fine cosa succede ? Il commendatore gli da un altro milione… poi mi dice: “E chev uoi fare chill nun e teneva”.Un uomo dal cuore d’oro, un presidente come pochi”. Gli parliamo dell’Irpinia, di Solofra e lui aggiunge. “Ho tanti amici da quelle parti. Ogni volta che andavo a Solofra mi regalavano sempre dei giubbini di pelle. Ho saputo che le cose non vanno benissimo e la crisi si avverte anche li. Un vero peccato”. Ci chiede di Cosimo Sibilia ma sa tutto del presidente della Provincia. “Era ragazzino ai miei tempi. Un bel giocatore, un libero che aveva tante qualità. Sono felice per lui, riveste un ruolo importante, spesso ci sentiamo e come detto in precedenza ho ancora tanti amici. Avellino non si dimentica”. Ed Avellino non dimentica. Dopo Fraccapani e Zoff ecco Pantani ma siamo solo all’inizio. Altro giro, altra corsa.

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About Michele Pisani 2199 Articoli
Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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