Real Madrid, è la fine di un’era

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Dopo anni di assoluto dominio mondiale, l’era dei “Galacticos”, sembra essere davvero giunta al termine. A calare il sipario su questo squadrone, ci ha pensato l’Ajax di Ten Hag, capace di espugnare il Santiago Bernabeu con un netto 4-1, dopo aver perso l’andata degli ottavi di finale per 2-1 tra le mura casalinghe. Una vera e propria impresa quella dei lacieri, che mettono definitivamente la parola “fine”, a caratteri cubitali, su un Real nettamente in declino.

Basta pensare solamete che oggi, 5 marzo, alle ore 23 circa, il Real Madrid, tre volte campione uscente della Uefa Champions League, è fuori da ogni tipo di competizione, perdendo inoltre la quarta partita casalinga consecutiva. Meno 12 dal Barça primo in campionato, eliminato sempre dai blaugrana in Copa del Rey ed infine umiliato negli ottavi di Champions League dai ragazzini dell’Ajax. Non per sminuire questi taluontisissimi ragazzi, ma se ti chiami Real Madrid e vieni da tre Champions consecutive, non può permetterti una figuraccia del genere.

Ci sono tanti possibili capi di accusa su cui poter puntare il dito per trovare il nucleo di questo declino, a partire dalla cessione di Ronaldo. L’addio di CR7 ha creato due scenari, uno fantasioso e sfacciato, dove l’ormai famoso “Who needs Ronaldo?” ne fa da protagonista, mentre l’altro, più realistico, è stato capito soltanto da Zidane, che infatti ha salutato tutti e ha abbandonato la nave prima che sia stato troppo tardi. Senza i due fenomeni, uno in campo e l’altro in panchina, il Real poteva fare due cose, o sostituirli a dovere, oppure ripartire da zero plasmando delle nuove basi di vittoria. E forse, guardando il modo in cui si stanno costruendo queste fondamenta, era meglio “mettere mano alla saccoccia”.

Autore dell'articolo: Luca Alvieri

Grande appassionato di calcio, italiano ed internazionale. Grandissimo tifoso del Milan, delle favole calcistiche e della storia che il calcio racconta. Se il pallone avesse un volto, sono sicuro che assomiglierebbe al mio...

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