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FLASH NEWS

Gli ex del calcio: Giancarlo Centi

Intervista di Michele Pisani

Altro giro, altra corsa. Il treno dei ricordi è sempre in cammino sulle rotaie della nostalgia, degli anni che furono e che difficilmente potranno essere ripetuti, per tanti troppi, motivi. Venghino siori e siori, avanti tutta con l’ennesimo contatto. Ad Avellino ha giocato una sola stagione, quanto basta per essere ricordato, a pieno merito, tra i calciatori che hanno condiviso il decennio più importante ed improbabilmente reiterabile nella oblunga storia del sodalizio Irpino. Quando giunse dall’Internazionale di Milano in molti, me compreso, gioirono. Un atleta che approdava in biancoverde da una delle società più gloriose del panorama calcistico mondiale non era un avvenimento che poteva passare in secondo piano anche a quei tempi. Giancarlo Centi, una vita da mediano, ben ventiquattro presenze ed una rete nella compagine del biscione, allora i campionati erano a sedici squadre e con sole trenta gare, giunse ad Avellino nell’operazione che portò Jorge Dos Santos Filho, più comunemente conosciuto con il nomignolo di Juary in nerazzurro. In realtà il piccolo e funambolico calciatore brasiliano fu prelevato dai nerazzurri perché avrebbe dovuto diventare pedina di scambio nell’operazione con il Cesena per arrivare a Walter Schachner. L’affare alla fine non si realizzò. Juary restò nella “fredda” Milano per una sola stagione, proprio come Centi con i lupi ma con fortune diametralmente opposte. Attualmente Giancarlo Centi lavora nell’Atalanta, non ha snaturato il suo orientamento, continua nel mondo del pallone, lo stesso che lo lanciò appena adolescente ai tempi del Sulmona. Nato a l’Aquila, anche se vive da una vita tra Como, caratterialmente assomiglia alla nostra gente, un uomo sincero, umile e disponibilissimo. Al telefono mette subito le mani avanti e ci dice che non ha una buona memoria e che non ricorda molto. In pochi minuti ci racconta, con una precisione a dir poco chirurgica, un anno di vita ad Avellino, non male per uno “lamentava” dei vuoti mnemonici. La verità salta agli occhi immediatamente, il “nostro” Centi ricorda tutto. Dal custode del palazzo di Mercogliano al macellaio, al bar all’angolo sino ai compagni di squadra, uno dopo l’altro.  “Avellino era una piazza importante per molti giocatori. Era vero che si lottava solo per la permanenza in massima serie ma chi accettava di indossare quella maglia lo faceva per due motivi. Uno, il più importante, era quello di farsi conoscere nel calcio che contava in quanto la società biancoverde rappresentava un trampolino di lancio unico. Nella seconda ipotesi, come nel mio caso, rilanciarsi a grandi livelli avendo fatto parte di una squadra che rappresentava l’aspetto sano e pulito del calcio italiano”.  Belle parole, davvero. “Non sono io a dirlo ma gli annali del calcio. Ad Avellino hanno giocato campioni di indiscusso valore, l’elenco sarebbe lunghissimo e potrei anche dimenticare qualcuno”.  Il compito di Ultrà Avellino è quello di ricordarli tutti, cercheremo di contattarli uno ad uno gli eroi di quei tempi, la nostra è una promessa. Al telefono le ho detto che chiamavo da Avellino, cosa ha pensato? “Immediatamente al calcio ed alla stupenda stagione vissuta con voi. Io non dimenticherò mai il vostro calore e la vostra magnifica gente. Vi svelo un retroscena. Dovete sapere che al Partenio i tifosi erano dei veri competenti e non si lasciavano ammaliare dal grande nome. Il giocatore che dava l’animo in campo lo capivano subito e lo mettevano sotto la loro ala protettiva. Visualizzazione di centi 04.jpgMi volevano un gran bene”. Gliene vogliono ancora, di questo ne deve essere certo. Ci racconta qualche curiosità? “Mi viene da ridere solo a pensarci. Andammo in ritiro per prepararci ad una gara fuori casa, ci trovammo in un alberghetto di quelli economicissimi. In stanza eravamo io e Barbadillo, sempre assieme, facevamo coppia fissa. Ricordo che la camera che ci diedero aveva una finestra che non dava sulla strada ma dal bagno affacciava direttamente sui letti. Barbadillo andò nel bagno la aprì e mi guardò per alcuni secondi, prima di scoppiare a ridere. Altri tempi, il calcio era meno ricco di adesso”. Una domanda che è divenuta un classico. Ci parli di Sibilia. “Sembrava ci fosse un feeling particolare tra di noi. Capiva bene chi dava tutto quando scendeva in campo, un vero competente, ed anche se a primo impatto dava l’impressione di essere un po’ burbero in realtà era un padre per tutti noi. Dal mezzo sorriso che a volte ci regalava si capiva che ci voleva bene”. Il Partenio? “Che emozione uscire dagli spogliatoi e vedere tutta quella gente che applaudiva”. Come erano i tifosi di una volta? “Competenti ma anche molto pazienti. Oggi si fischia subito, ai miei tempi prima ti incitavano sino alla fine e magari solo a gara terminata dimostravano e se era il caso il loro disappunto”. Amici, quelli veri ne ricorda. “Un anno stupendo, una vera famiglia. Legai molto con Barbadillo, con Osti ed anche con Albiero. Con Massimo ho poi giocato per molto tempo a Como”. A distanza di anni se la sente di dire qualcosa ai tanti tifosi che ricordano Centi ed il suo inseparabile numero quattro dietro la maglia? “Siete magici. Resterete e per sempre nel mio cuore”. Una promessa? “Ci vedremo presto ad Avellino. Sarà bello riabbracciarvi tutti”. E si, la commozione e tanta. Un altro tassello al mosaico, la sfida continua. Sotto a chi tocca. Uno ad uno li troveremo tutti, è una promessa non certo una minaccia ma prima di augurarvi le migliori fortune, vi rammento: non perdeteci di vista, potreste pentirvene.

 

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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