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Tour de France 2017: Vince Kittel in volata, Thomas resta in giallo

Non c’è neanche bisogno di concentrarsi sulla testa del plotone per capire il vincitore dello sprint di Liegi. Basta scrutare le posizioni di rincalzo: mancano una cinquantina di metri al traguardo e Fabio Sabatini già esulta a braccia alzate. E’ uomo di volata, gli basta niente a capire che quando il suo compagno di squadra Marcel Kittel è lanciato come un treno a centro strada, per gli altri è sentenza scritta. E infatti va proprio così: Demare, Greipel e l’immancabile Cavendish, nobili della velocità devono accontentarsi su un ruolo subalterno. La pioggia tortura i corridori dalla Germania al Belgio: una sporadica soluzione di continuità c’è solo quando l’arrivo è vicino. Situazioni complicate e cadute, ma nessuna conseguenza drammatica come quella che ha mandato Valverde dal chirurgo nella prima tappa, ma consistenti momenti di paura. Giù in parecchi, tra loro pesci grossi come Chris Froome e Romain Bardet: rientrano, il francese ha la faccia più serena, il keniano bianco deve cambiare bici, non corre di fatto mai il rischio di buttare a mare secondi preziosi, ma quell’ingranaggio perfetto visto a Dusseldorf inizia a fare i conti con i primi granellini di sabbia. Insomma, la generale resta quella, con Geraint Thomas in maglia gialla. Il fatto di non avere corso rischi particolari, rende però dolce la giornata di pretendenti come Fabio Aru. “Giornata difficile. La pioggia ha complicato tutto. Tour de France tra pioggia, cadute e sprint: vince Kittel, Thomas sempre in gialloUno spunto lo danno le due salitelle con dicitura GPM: Taylor Phinney è un passistone, ma si toglie la soddisfazione di conquistare la maglia a pois dello scalatore. Lo statunitense della Cannondale è in compagnia di Offredo, Pichon e Boudat. Poi il quartetto diventa coppia: Phinney e Offredo insistono, sembra un moto d’orgoglio invece l’impresa sfuma per un migliaio di metri. Giornata da Tour, intensa anche senza montagne. Dalla Germania al Belgio, con un arrivo classicissimo della storia del ciclismo: Liegi, che ospita la Grande Boucle per la decima volta, ed ha infatti il primato di essere stata sede di tappa anche di Giro d’Italia nel 2006 e Vuelta 2009. La giornata non è mai tranquilla. L’acqua cade giù copiosa, poi a cadere giù sono i corridori. La fuga va, ma viene neutralizzata in extremis. Il merito è della Quick Step di Kittel, uno squadrone che poi però non si conferma compattissimo sul rettilineo. Treni per sprinter con efficacia relativa, è tutti contro tutti. C’è Sagan, campione del mondo umile, al servizio dei compagni. C’è Colbrelli, che memore del guizzo alla Parigi-Nizza dopo una giornata meteorologicamente simile, gioca d’anticipo. Purtroppo per loro spunta un uomo che alla Grande Boucle ha già vinto nove volte. Troppo ghiotta l’occasione per non arrotondare: Marcel Kittel, dieci e lode. “Non so cosa dire, sono molto contento per il successo di oggi -commenta il vincitore-. Alla partenza, in Germania, tante persone mi hanno incoraggiato. Volevo fortemente questa vittoria, ma la mia posizione all’inizio dello sprint non era buona. Qualcuno mi ha pure toccato negli ultimi metri, ma poi per fortuna ho trovato strada giusta ed è andata bene”.

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