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FLASH NEWS

Tour de France, Geraint Thomas è la prima maglia gialla

“Ho badato soprattutto a non cadere”, parole di Richie Porte e Romain Bardet dopo aver tagliato il traguardo. Non banali, ma le hanno pensate un po’ tutti. Il Tour de France in 14 km fornisce subito risposte importanti, una addirittura drammatica, più della vittoria di Geraint Thomas, maglia gialla e voce tuonante di un Team Sky che vede già Froome lanciare messaggi precisi di dominio, più del sostanziale pari e patta tra gli altri sognatori di Parigi: Aru, gli stessi Porte e Bardet, Quintana, Contador, Fuglsang. La notizia del giorno è il ritiro di Alejandro Valverde. Non avrebbe vinto il Tour, con il podio quale sua massima ragionevole aspirazione: sarebbe stato però interessante pedina tattica nella Movistar di Quintana. La sua corsa invece finisce sull’asfalto e contro le transenne: la mani tra i capelli degli uomini dell’ammiraglia danno subito il senso dell’irrecuperabile. Tour de France. Thomas in giallo. Froome ok, Aru in difesa. Valderde cade e lasciaLa pioggia comanda perfida a Dusseldorf, livella situazioni sulla carta sbilanciate, determina il primo addio eccellente. E’ la quarta partenza dalla Germania: la prima a Colonia nel 1965, quando nessuno osava non solo sperare, ma neanche pensare che tre settimane dopo Parigi avrebbe incoronato il ragazzino Felice Gimondi. L’ultima a Berlino nel 1987, quando il Tour fu tassello della leggendaria trilogia (con Giro e campionato del mondo) di Stephen Roche. Dusseldorf non è scelta casuale, dall’appellativo di “piccola Parigi” per l’attitudine con la moda, alla “Franciamania” con tre giorni di cultura a cavallo del 14 luglio, fino a 300 km di piste ciclabili. La nota stonata è il clima plumbeo e la pioggia, i primi a pagare l’asfalto malvagio sono l’olandesino Dylan Greoenewegen e il tedesco figlio d’arte Rik Zabel, niente a che vedere con quello che capiterà a Valverde. Energie intatte, si impegnano tutti al massimo, compresi i velocisti che sperano in combinazioni di classifica interessanti viste le prossime tappe. Gli italiani nella classifica della giornata se la cavano piuttosto bene. Quinto posto degno di nota per Matteo Trentin: l’unico a vincere la crono di apertura resta Francesco Moser (1975, davanti a Eddy Merckx). Nella corsa alla maglia gialla quello che impressiona più di tutti è Chris Froom, segue in ammiraglia la prova del compagno di squadra Kwiatkowski, e in quei venti minuti in macchina decide di non avere paura. Quello che tra i rivali che gli arriva più vicino (35”) è Richie Porte, gli altri sono tutti sul livello del tasmaniano: da Quintana a Fuglsang, un fazzolettino di 6”. Vi trova alloggio anche Fabio Aru, che fa meglio di 2” rispetto all’altro capitano dell’Astana, proprio Fuglsang: oggettivamente un capello che boss Vinokourov non può ancora tagliare per designare il leader. Per la vittoria finale la spunta Geraint Thomas, gallese tosto: al Giro d’Italia nonostante una brutta caduta aveva provato a resistere in tutti i modi. Precede lo svizzero Kung e il bielorusso Kiryienka. Quarto il grande sconfitto di giornata, il tedesco Tony Martin: tre vittorie contro il tempo al Tour, mai nella crono di apertura e mai in un chilometraggio breve. Tradizione confermata: vola all’intertempo, poi si scioglie. Quattordici km che sono sembrati una eternità, e il Tour è appena iniziato.

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