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Gli ex del calcio: Antonio Criniti

Intervista di Michele Pisani @riproduzione riservata

“I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi”. Ci permettiamo di dissentire. Il più illustre collega, Giuseppe Prezzolini, avrà omesso e crediamo volutamente di aggiungere anche le persone perbene. Antonio Criniti classe 1970, Ha giocato in Serie A con Cagliari, Brescia e Perugia, in cadetteria con Reggina, Catanzaro, Palermo, Brescia ed ovviamente Avellino, Totò per gli amici, appartiene alla categoria degli uomini perbene, lo diciamo noi ed in questo caso ci arroghiamo il diritto di considerarci la cassazione. Andiamo avanti. Due stagioni con la maglia del Lupo, nel 1995-96 con ventisette presenze e nove reti, terminata con una amara retrocessione in serie C e nel 1997-98 a campionato in corso con sole otto presenze. Antonio Criniti era un giocatore con enormi qualità sul piano tecnico, un assist-man che somigliava molto ad altri due grandi che hanno indossato la maglia dell’Avellino e vale a dire Pietro Maiellaro (hanno giocato assieme nel Palermo) e Lorenzo Battaglia. Una volta contattato (alcune settimane orsono) non ha nascosto la soddisfazione di poter ricordare la sua esperienza nella compagine irpina. “Dico subito che consiglierei senza problemi di giocare ad Avellino a tutti i calciatori che amano le piazze che possono darti le giuste motivazioni. Non lo affermo perché siamo al telefono adesso ma è una convinzione che mi porto appresso dalla prima volta che ho messo piede in Irpinia”. Caro Totò mi rendi la vita facile, parliamo proprio del tuo approdo ad Avellino, sensazioni ed eventuali rimpianti. “Avevo giocato per due anni in massima serie nelle fila del Cagliari. La società sarda mi diede in prestito a Palermo, poi e parliamo dell’anno successivo si fece avanti l’Avellino su espressa volontà dell’allora presidente ovvero l’indimenticato Antonio Sibilia. Non ci pensai due volte e accettai con entusiasmo. Sapevo che poteva essere la svolta per la mia carriera, conoscevo l’ambiente ed il tifo che non era inferiore a nessuno a quei tempi. Un pubblico da serie A senza dubbio alcuno”.

Avellino è la piazza perfetta per i calciatori con le giuste motivazioni


Chissà quante volte te lo avranno chiesto, lo facciamo anche noi. Cosa non funzionò quell’anno? “Caro Michele ci sono stagioni che non vanno come vorresti e non ci puoi fare nulla. In molti si sono arrogati il diritto di dare spiegazioni, ma e lo dico con forza non c’è mai stato nulla di strano (ne ho sentite tante che mi vien da ridere). La squadra aveva tanti bravi calciatori, volenterosi, indubbiamente, forse non eccessivamente competitiva sul piano della qualità e poi, lasciamelo dire e spero per l’ultima volta, cambiammo tre allenatori. Sai cosa vuol dire? Non riuscivi nemmeno ad incominciare a giocare come voleva il mister che ne arrivava un altro. Boniek, Orrico e Pace. Tre brave persone ma molto diverse tra di loro. Ecco una spiegazione che io reputo più che plausibile, le eventuali ‘cospirazioni’ le lascio a chi ha avuto molto fantasia in quel periodo”. Chi preferivi dei tre? “Senza dubbio Boniek, a me piaceva come allenatore e mi faceva giocare come preferivo ma e non è cosa da poco era anche preparato. Risultati immagini per antonio criniti avellinoOrrico aveva tanta esperienza e Pace era un gran motivatore ma come ben sai anche i due esoneri non bastarono per evitare la retrocessione. Le ultime cinque gare andammo in confusione e poi ci fu la sonora sconfitta di Verona contro il Chievo, ci giocammo la permanenza in B e non riuscimmo a conservare la categoria”. Parlami di quella squadra. “C’era bella gente, Tosto faceva il suo dovere, bravo nel suo ruolo ma fu preso di mira perché aveva giocato nella Salernitana. Poi non dimentichiamoci di Luiso che fece tanti gol, Marasco, Fornaciari, Della Morte e Visi. Peccato, a distanza di anni ci ripenso e ammetto che fu davvero brutto retrocedere”. Parliamo della tua annata. “Feci tanti gol per uno che non giocava da punta. Ricordo uno contro il Venezia, la doppietta contro la Reggina ma saltai alcune gare”. Il tifo? “Parliamo di un altro pianeta. Ad Avellino il calcio è tutto. Un pubblico senza eguali e lo notavi nel derby contro la Salernitana Un incitamento che faceva venire i brividi. Contro i granata vincemmo in casa e pareggiammo a Salerno”. C’è un giocatore che ti assomiglia in questo campionato che sta per volger al termine? “Credo Brienza del Bari. Mi somiglia molto”. Il tuo rapporto con Sibilia? “Era un uomo eccezionale, un vero padre. Generosissimo con tutti anche se chi non lo conosceva lo descriveva come burbero. Manteneva sempre la parola data, lo fece con Luiso per la macchina e con me fu lo stesso. A volte lo consigliavano male ma non ha mai tradito le aspettative. Quando si giocava in casa e non andava bene a fine primo tempo scendeva negli spogliatoi e ci rimproverava. Lo faceva per spronarci, uomini come lui non nascono più”. C’è una categoria da salvare, lo chiede la tifoseria che non vuole ritornare in serie C. Cosa ne pensi? “Hanno ragione, ad Avellino meritano le grandi sfide con società importanti. E’ chiaro che mi aspetto la salvezza da questi ragazzi, seguo il campionato di B e sarei felicissimo di vedere conquistare la salvezza, so bene quanta importanza avrebbe per i tifosi avellinesi ed io sono rimasto legato a loro ed alla città”. E quindi? “Che me lo chiedi a fare, sempre e solo forza Lupi”. Anche Criniti Antonio, Totò ma solo per gli amici, ci ha lasciato la sua testimonianza. Lo ringraziamo e ripartiamo alla ricerca di un altro grande ex. Non ci fermiamo. Altro giro, altra corsa e non perdeteci di vista. Potreste pentirvene.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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