Una pazza Coppa Italia, pioggia di emozioni e sorprese!

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

E’ successo di tutto in questi quarti di finale di Coppa Italia. Il Napoli è stato totalmente assente a Milano, dopo la doppietta di Piatek (che impatto con il nuovo stadio), non c’è stato altro da registrare se non uno sterile possesso palla degli azzurri ma nessun pericolo per Donnarumma. Davvero allarmante l’involuzione degli uomini di Ancelotti, con le prime spie di una squadra statica e apatica che si erano accese già tre giorni prima nella sfida di campionato sempre nella Milano rossonera. Rischia di diventare anonima la stagione del Napoli se mollerà la presa in campionato e non sarà protagonista in Europa League, l’unica competizione che potrebbe salvare la stagione di Ancelotti, dal quale ci si aspettava molto di più alla luce dei suoi copiosi quanto prestigiosi successi in carriera. Il Milan, invece, sembra aver ritrovato il bomber che cercava, l’ombra di Higuain è stata subito scacciata via dal ciclone polacco, da subito devastante alla sua prima gara da titolare, non poteva presentarsi meglio nel suo nuovo stadio, l’impressione è che veda la porta come fanno proprio i goleador di razza.

Roma a picco contro la Fiorentina. 7-1 per i viola, una sentenza esiziale per i giallorossi, con la sagoma di Paulo Sousa che inizia ad aleggiare dalle parti di Trigoria pendendo sul capo di Di Francesco come una spada di Damocle. Già in campionato contro l’Atalanta, la Roma si era fatta rimontare addirittura tre gol di vantaggio rischiando di capitolare, ribaltamento che avrebbe avuto del clamoroso. Poi, dopo un 7-1, che ricorda le umiliazioni già subite in passato contro Manchester United e Bayern Monaco, c’è ben poco da dire, se la stagione per i giallorossi finora è negativa, bisogna fare in modo che non diventi disastrosa. Solo con quintali di orgoglio si può reagire ad una Caporetto simile, ma l’aria non è delle migliori, la contestazione divampa nei confronti di una squadra che corre il serio rischio di non qualificarsi neanche alla Champions. Nella Fiorentina, sugli scudi Chiesa con una tripletta, probabile che arriveranno offerte folli ai Della Valle per accaparrarsi il figlio d’arte, e Muriel che, così come Piatek, ha avuto un impatto straordinaria con la sua nuova realtà. Il talento colombiano, che tra l’altro sembrava proprio ad un passo dal Milan prima che si concretizzasse il suo passaggio alla corte di Pioli, può rilanciarsi a Firenze e sciorinare tutte le sue qualità con quella continuità che finora non ha mai avuto.

Clamoroso all’Azzurri d’Italia. Si può definire l’Atalanta dei miracoli, perché ha fatto ciò che quest’anno tra le italiane ancora nessuna era riuscita a fare: battere la Juve. E non l’ha fatto con un colpo di fortuna o un episodio favorevole, ma bensì con una superiorità schiacciante come si può evincere dal risultato, un 3-0 che porta la firma di uno Zapata da Pallone d’Oro. Una doppietta per il colombiano, che aveva colpito i bianconeri anche in campionato, ormai è diventato un incubo per il pacchetto arretrato dei campioni d’Italia. Tra Zapata e Muriel è un momento in cui gli attaccanti colombiani sono particolarmente ispirati. Una sconfitta pesantissima per gli uomini di Allegri, perché è costata l’eliminazione dalla Coppa Italia e l’impossibilità, a questo punto, di centrare il Triplete tanto agognato. Già nella vittoria di rimonta in casa della Lazio, si era vista una Juventus in grosso affanno, che si era aggiudicata l’intera posta in palio un po’ per la forza dei propri singoli e un po’ per l’ingenuità dei giocatori biancocelesti, a Bergamo, poi, si è vista una squadra irriconoscibile, tant’è che Allegri ha perso le staffe facendosi espellere dall’arbitro.

La Lazio si è riscattata in Coppa Italia guadagnandosi le semifinali battendo l’Inter a San Siro, ma ha confermato di essere una squadra soggetta a delle ingenuità, quelle che hanno fatto sì che si arrivasse ai rigori. Nel secondo tempo supplementare, la zampata di Immobile aveva gelato San Siro, l’arbitro ormai aveva già il fischietto in bocca quando un contatto tra Milinkovic Savic e D’Ambrosio ha indotto l’arbitro, con l’ausilio del Var, a concedere un calcio di rigore ai nerazzurri che Icardi ha trasformato. Tutto faceva pensare all’ennesima beffa per la Lazio contro l’Inter, anche quando dopo il rigore sbagliato da Lautaro Martinez, aveva fatto lo stesso anche Durmisi. Poi è stato Nainggolan, nel suo derby personale, a condannare i suoi con un brutto rigore tirato centrale permettendo, così, alla Lazio di festeggiare l’approdo in semifinale, esito meritato per quello che si era visto in campo con la squadra biancoceleste più intraprendente rispetto a quella di Spalletti.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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